sabato 26 ottobre 2019

Io e la Gerarchia della Chiesa

Scrivo due parole su una ipotesi riguardante la mia forse situazione "pubblica" a causa di questa trasmissione che mi hanno applicato a mia insaputa contro la mia volontà e il rapporto che avrei con la Chiesa, visto che forse si è venuta a creare una certa confusione.
Dunque per farlo capire ho creato questo grafico dove si vede la struttura gerarchica della Chiesa, con il livello di base dei Laici, ebbene io sono quell'"antennina" che trasmette forse in "mondovisione" e che faccio parte appunto dei Laici.



Questa trasmissione crea confusione perchè essa è un mezzo molto forte di diffusione pubblica applicato poi ad una sola persona (non so se trasmettono anche altri) quindi si crea una certa "mitologia", ebbene bisogna saper distinguere la "mitologia" dalla persona reale, quindi una volta tolto l'aspetto "mitologico" non significa che io debba essere un nulla assoluto, ho anche io una mia modesta intelligenza, personalità, caratteristiche, pregi e difetti, rifletto, ricerco, penso, scrivo qualcosa, come l'opuscolo che ho scritto che è frutto di oltre una decina di anni di ricerche e riflessioni possibili oggi anche grazie ad internet, che sicuramente va rivisto e migliorato, che ho rimosso dal web perchè forse non perfettamente cattolico, quindi se si vuol prendere sul serio quel lavoro, se lo si ritiene interessante, andrebbe rivisto insieme a qualche esperto cattolico. Inoltre non va dimenticato che io lotto quotidianamente anche per il mio diritto ad una Vita Privata libera senza piegarmi al mondo.

Sui problemi che ci sono nella Chiesa sopratutto negli ultimi tempi non nego assolutamente che manchino, problemi iniziati dagli Scismi, le riforme protestanti, le invasioni massoniche napoleoniche, le rivoluzioni borghesi e atee, ecc.. che mano mano stanno piegando sempre di più la Chiesa, i Concili, il modernismo, ecc.. sono solo delle conseguenze, delle manifestazioni che prendono atto di un potere reale già esistente che si manifesta, ricordiamo infatti che la Chiesa non ha più un potere temporale, quindi è in balia dei vari poteri temporali di turno.

Anche la questione se questo Papa sia veramente Pontefice, sono questioni su cui preferisco non esprimermi, a volte penso che "i panni sporchi vanno lavati in casa", non mi ritengo competente in materia, quel che posso limitarmi a fare è cercare di vivere cristianamente, di pregare, tutto qui, ma non perchè c'è la trasmissione, perchè le preghiere viaggiano senza trasmissione, e se ai "maghi" che mi hanno applicato la trasmissione dà fastidio, sono fatti loro, avevano solo da non trasmettermi, sono anni e anni che chiedo di spegnere questa trasmissione ma a quanto pare non mi ascoltano. Che ci devo fare?

venerdì 27 settembre 2019

Tre Proposte Concrete per l'ambiente e l'umanità

Visto che il tema dell'ambiente in particolare riferito al clima è alla ribalta in tutto il mondo, avevo già scritto questo articolo sulla truffa del riscaldamento globale da CO2 che invito a leggere:

https://programmadomsi.blogspot.com/2019/03/sulla-truffa-del-riscaldamento-globale.html

nonostante questo però non significa appunto che esista un serio problema di inquinamento generale e sopratutto di imminente CRISI ENERGETICA GLOBALE che salterà fuori nei prossimi anni visto l'imminente Peak Oil che ormai viene ufficialmente riconosciuto anche dalla stessa Agenzia Internazionale dell'Energia, fatto che è stato rimandato di qualche anno solo grazie allo Shale Oil.

Bisogna quindi agire in fretta e prepararsi a questo momento che rischia di essere veramente un shock globale per l'umanità, se poi dovesse verificarsi anche il Raffreddamento Globale sarà una vera catastrofe per scarsità di cibo ed energia anche per il riscaldamento.

Quindi io qui riporto alcune misure concrete che si potrebbero attuare per cambiare paradigma, proposte concrete e non parole vuote dette nelle piazze o nei salotti televisivi:

1-Rivedere il modo di concepire il trasporto automobilistico, nell'occidente si comincia a passare alla produzione di auto elettriche, ma sono lo stesso sistema altamente impattante delle auto a benzina se non addirittura peggiore, enormi carrozzoni di metallo che pesano quasi una tonnellata con batterie al litio da 2 quintali, per cercare di ottenere lo stesso comfort e prestazioni delle auto a benzina, un lusso adatto per pochi ricchi annoiati, tenendo anche conto che il Litio è un materiale difficilmente reperibile sulla Terra e difficilmente smaltibile, mentre invece la giusta direzione è quella intrapresa in Cina con sempre più svariati modelli di Minicar ormai facilmente reperibili anche su piattaforme come Alibabà, che hanno anche bassi costi per il fatto che hanno batterie al Piombo, che oltre ad essere molto economiche, sono facilmente smaltibili e rinnovabili, certo hanno prestazioni inferiori al Litio per tempi e quantità di ricarica, ma l'umanità si deve preparare anche a questo ad andare anche più piano che significa così anche meno dispendio di energia, inoltre queste minicar risolvono il problema dello spazio e dello spreco invece di enormi macchine che trasportano per l'80% delle volte una persona sola e intasano traffici e parcheggi consumando sempre la stessa quantità di energia, per poi andare a velocità elevate invece di queste minicar da 1-3 posti che arrivano a 50 km/h ideali per i piccoli spostamenti quotidiani, ecco un paio di esempi di queste minicar elettriche cinesi che hanno prezzi che si aggirano tra i 1500-2500 dollari, se poi parliamo di ebike, velobike, bike, cargobike, ecc ancora meglio, altro che Maserati e 500 elettriche.




2-Disincentivare progressivamente il consumo alimentare di carne e derivati, che sono causa di deforestazioni, devastazione ambientale, inquinamento, consumo di risorse, fame nel mondo, perchè per ogni allevamento ci sono centinaia di ettari dedicati alla produzione di mangimi. Come si fa a fare questo, per esempio mettendo l'IVA al 35% sui prodotti animali e magari diminuire quella sui prodotti vegetali tipo al 10% e così pian piano l'umanità si adeguerà.

3-Realizzare e diffondere il brevetto italiano di Ironlev per la levitazione magnetica dei treni passiva, cioè senza uso di energia elettrica, che abbatterebbe i costi energetici del trasporto su rotaia fino al 90%, nonchè anche aumento della velocità, quindi incentivazione del trasporto su rotaia su tutta la terraferma fino a sostituire il trasporto aereo sule tratte che coprono terraferma, mi chiedo io che cosa si stia aspettando a diffondere e realizzare questo brevetto che si può attuare utilizzando le ferrovie già esistenti, dove basta convertire i treni già esistenti. Qui un articolo su questo brevetto che è già stato testato:

https://www.agi.it/video/ironlev_la_tecnologia_italiana_che_fa_volare_i_treni_e_non_solo_-3464613/video/2018-02-08/

Come vedete sembra che il sistema di potere stia facendo tanta propaganda di facciata contro la CO2 su un falso riscaldamento globale antropico, fregandosene invece del vero ecologismo e dell'umanità.








domenica 16 giugno 2019

Il mondo Animale

In questa situazione che alcuni definiscono "gioco", ma che invece si connota quasi come una guerra, è venuto fuori, dal sottoscritto l'uso di nomi di animali per definire certe persone, come ad esempio quello di Cane, ebbene, molti forse quasi ancora sotto shock per questo si domandano ancora il perchè e il percome, dunque tanto per iniziare bisogna ricordarsi anche che io non posso permettermi di fare nomi e cognomi per ovvie ragioni quindi devo trovare altri termini e quindi ho trovato propizio ricorrere al mondo animale.

Il termine Cane è risultato come contrapposizione alla figura che si era costruito un certo personaggio con termini come "Napoleone, Cesare, Imperatore, Re, ecc." per questo credo che abbia creato non poco scalpore, quasi come fosse una "lesa maestà", senza offendere i cani veri e propri che che hanno la loro dignità perchè sono nati e fatti così dalla Natura.
Ma la figura del cane non si limita solo a questo, evoca anche altre caratteristiche come la territorialità, la sua natura sia domestica che selvatica, l'identificazione con il Padrone (e quindi il Potere..) diventandone una sua estensione, l'opportunismo, ecc..

Oltre a questo ci sono anche altri aspetti che ogni animale evoca, caratteristiche che ritroviamo simili nel mondo umano, gli animali da sempre sono usati fin dall'antichità come rappresentazione archetipica di simboli e concetti, basti pensare al Leone di cui Gesù stesso fu definito "il Leone di Giuda", al Toro, la Colomba, il Serpente, lo Sciacallo, la Iena, l'Avvoltoio, il Maiale, la Scimmia, l'Aquila, il Pellicano, il Cigno, la Tigre, ecc.. ecc.. si potrebbe andare ancora avanti, basti pensare anche solo all'Astrologia sia Occidentale che Cinese che usa simboli animali.

Io stesso per esempio da piccolo ero a volte soprannominato Topo per la somiglianza con il mento piccolo appuntito e le orecche grandi a sventola e perchè stavo spesso in biblioteca come i topi da biblioteca, ma i Topi vengono usati anche per definire certe categorie politiche, dipende quindi anche dai contesti.

Non voglio dilungarmi oltre lasciando a voi quindi comprendere questo mondo simbolico che aiuta anche a indagare e capire meglio la molteplicità che la natura umana può assumere.

domenica 28 aprile 2019

Il Petrolio del III° Reich

Riporto qui un articolo di Lorenzo Pinna, tratto dal suo sito che ora non è più online, che fa capire i veri motivi profondi che possono spingere a modellare le guerre, come la seconda guerra mondiale, motivi di cui se ne parla poco per mantenere le masse sempre nell'ignoranza e nella bassa consapevolezza. Buona lettura.

La storia della seconda guerra mondiale e dei suoi piu’ importanti personaggi e’ stata narrata in una serie sterminata di libri,  articoli, film, documentari, ricostruzioni e docudrama. Nonostante il tema sia stato quindi trattato, in apparenza, da ogni punto di vista, e ogni piu’ remota vicenda o comparsa sia stata indagata e portata su pagine e schermi grandi e piccoli,  uno dei piu’ decisivi protagonisti manca all’appello.
Il petrolio. Il carburante che fece avanzare carri armati e cannoni, che fece volare i caccia e bombardieri, e navigare portaerei e sommergibili…..
Settembre 1938 , stadio Zeppelin di Norimberga. Hitler è da cinque anni al potere. In questa mega adunata del Partito Nazista si celebra , in una cerimonia di massa, la Grande Germania, l’annessione cioè dell’Austria alla nazione tedesca, e il trasferimento dei simboli imperiali del Primo Reich , la corona,lo scettro, la spada e il globo terrestre da Vienna a Norimberga. Il passaggio del testimone al nuovo Reich, che sarebbe dovuto durare mille anni. Sovrastato da una gigantesca svastica dorata, fra le colonne di luce di 130 potenti fotoelettriche antiaeree, Hitler parlò, da un podio di marmo, a una folla esaltata:
“….Stiamo ricostruendo l’economia tedesca in modo che sia completamente indipendente da altre nazioni e possa stare in piedi da sola. Ci stiamo riuscendo…L’idea di tagliare alla Germania le materie prime indispensabili con un blocco, può essere adesso sepolta come un’arma inutile. Lo Stato Nazista, con la forza che lo caratterizza, ha tratto le sue conclusioni dalla lezione della Grande Guerra.”
Ed anche Hermann Goring il potente capo della Luftwaffe, l’aviazione tedesca e responsabile del piano quadriennale per l’autosufficienza economica potè vantare in quell’adunata “oceanica”i successi del nazismo:
“…Non saremo mai più costretti a sacrificare il nostro onore. Non sarà mai più possibile ridurre alla fame la nostra nazione e demoralizzarla con la propaganda. Quell’ epoca è finita per sempre. Abbiamo cibo e materie prime a sufficienza….siamo ben equipaggiati e ancora meglio armati. Abbiamo un potente esercito, una grande Marina Militare e la nostra Aviazione è la più moderna del mondo, la più avanzata tecnologicamente e la più numerosa…”
Nonostante gli innegabili successi del Nazismo nel ridurre la dipendenza della Germania dalle importazioni estere e nel dare nuovo impulso ad un economia prostrata dalla Depressione degli anni ’30, Hitler e Goring si sbagliavano. Specialmente su un punto. Il petrolio, cioè il carburante per mettere in moto quell’esercito, quella marina e quell’aviazione di cui Goring si era tanto vantato. L’incubo dei blocchi navali e terrestri alleati che avevano costretto alla resa i tedeschi nella prima Guerra Mondiale, tagliando le materie prime essenziali allo sforzo bellico e poi anche il cibo, non era affatto svanito come pensavano le alte gerarchie naziste e come la guerra avrebbe tragicamente dimostrato.
Il problema del petrolio era ben chiaro ad Hitler che, ancora prima di diventare Cancelliere, nel 1932 aveva incoraggiato una delle più grandi industrie chimiche tedesche a continuare nella produzione del combustibile sintetico, estratto cioè dal carbone. Agli alti dirigenti della I.G. Farben, Hitler aveva garantito, che una volta al potere, avrebbe aumentato le tariffe doganali sulle importazioni di greggio per proteggere la più costosa benzina sintetica dalla concorrenza del petrolio naturale. All’epoca questo carburante era noto come LeunaBenzin, da Leuna il luogo dove sorgeva il più grande di questi impianti per la sintesi.
Il paradosso della Germania era, in poche parole, di essere ricchissima di carbone e quindi di poter alimentare una gigantesca industria , anche bellica, in grado di produrre decine di migliaia di veicoli, di aerei,di navi, di carri armati, di cannoni, ma di non aver il combustibile liquido per farli camminare. Le automobili, ma anche gli aerei o i carri armati non possono viaggiare a carbone. A meno di non utilizzarlo, per estrarre, a costi elevati, un combustibile liquido. Negli anni ’30 l’energia che alimentava l’economia tedesca proveniva al 90% dal carbone e solo il 10% era rappresentato dal petrolio. Ma il petrolio era essenziale per la mobilità. Sul petrolio e la sua vitale importanza Hitler aveva imparato anche un’altra lezione, che gli era stata fornita, involontariamente, da Mussolini. Nell’ottobre del 1935 l’invasione dell’Etiopia da parte delle truppe italiane stazionate nella vecchia colonia Eritrea aveva fatto scattare la condanna della Società delle Nazioni, l’istituzione antenata dell’attuale ONU. Era stata avanzata anche  la proposta di severe sanzioni. Fra l’altro anche la nazione aggredita, l’Etiopia, era un membro  di questo organismo internazionale, con sede a Ginevra. Sia gli inglesi che gli americani volevano includere il petrolio fra le materie prime da tagliare all’Italia. Poi per una serie di giuochi politici non se ne fece niente. Nel maggio 1936 con la conquista di Addis Abeba , l’Italia fascista proclamava l’Impero. Qualche tempo dopo Mussolini commentando con Hitler questa vicenda, gli confidò che se l’embargo petrolifero fosse stato approvato avrebbe dovuto ritirarsi dall’Etiopia dopo nemmeno una settimana dal blocco dei rifornimenti. Ovviamente Hitler prese nota di questa affermazione. Il notorio piano economico  quadriennale che, fra il 1936 e il 1940, doveva rendere autonoma la Germania,   grazie ai carburanti sintetici, in realtà si rivelò troppo ambizioso. E comunque Hitler non attese nemmeno il 1940 per scatenare la guerra. Nel 1939  i 14 impianti per il combustibile sintetico coprivano quasi il 46% dei bisogni petroliferi della Germania. E sei altri impianti erano in costruzione. E l’altra metà? Il regime nazista non poteva sicuramente contare sulle importazioni dagli Stati Uniti, allora il più grande produttore di petrolio o dal Messico o dal Venezuela. In Medio Oriente, all’epoca, si estraevano grandi quantità di petrolio solo in Iran, saldamente in mano agli inglesi. Una fonte di vitale importanza per i tedeschi e anche per gli italiani  erano i ricchi pozzi romeni vicini a Ploesti. Il regime Romeno poteva considerarsi amico della Germania nazista. E paradossalmente un’altra  fonte di petrolio era l’Unione Sovietica di Stalin. Con il Patto Ribentropp Molotov del 1939, Hitler non si era soltanto assicurato la benigna neutralità di Stalin nelle sue banditesche scorrerie in Europa, ma anche cospicue forniture di petrolio. In cambio  i Sovietici come è noto, avevano preteso la spartizione dei territori invasi, come la Polonia, e grossi quantitativi di macchinari industriali e di armamenti bellici. Le forniture sovietiche di petrolio alla Germania continueranno fino al 22 giugno 1941. Il giorno dell’invasione nazista della Russia.
Anche se all’inizio del conflitto mondiale la situazione dei rifornimenti di petrolio sintetico e naturale  poteva dirsi soddisfacente, la possibilità di una futura scarsità era tenuta ben presente sia da Hitler che dal suo Stato Maggiore. Per evitare di cadere nella micidiale trappola della mancanza di carburante, la strategia adottata dalla Wehrmacht fu quella della Guerra Lampo.
Un’idea che aveva già sviluppato Federico II, il Grande, per combattere contro più eserciti contemporaneamente, con risorse, in questo caso cibo per i soldati e foraggio per i cavalli, limitate.
Ovviamente nella versione moderna il BtlitzKrieg si svolgeva con attacchi rapidissimi di truppe corazzate, con la copertura massiccia dell’aviazione, per sfondare le linee nemiche e  liquidare brutalmente le sacche  accerchiate. Una strategia che , almeno in teoria, doveva portare ad una vittoria rapida, prima che potessero sorgere problemi con il carburante.
E almeno nel primo anno e mezzo di guerra, il BlitzKrieg sembra funzionare straordinariamente bene. Nel settembre del 1939 viene invasa e conquistata la Polonia. E nel 1940 è la volta della Norvegia, della Danimarca,  della Francia , del Lussemburgo, del Belgio e dell’Olanda. Non solo: in queste fulminanti vittorie le truppe hitleriane si impadroniscono di depositi di carburante pieni fino all’orlo. Solo in Francia mettono le mani su 7 milioni di barili di benzina. In pratica il combustibile ottenuto come bottino di guerra è più di quello consumato dai panzer e dagli aerei nelle loro avanzate.  Almeno in parte, la Battaglia d’Inghilterra, cioè il tentativo di stroncare, alla fine del 1940, la resistenza e il morale degli inglesi con massicci bombardamenti aerei , prima di tentare un’invasione, avverrà anche grazie a questo carburante rapinato agli sconfitti. I nuovi territori portano alla Germania anche altri pozzi petroliferi. In Galizia, nella Polonia occupata, i nazisti riescono a controllare circa un terzo della regione petrolifera. I due terzi finiranno nelle mani dell’Armata Rossa secondo la spartizione delineata dal patto Ribentropp-Molotov.  In  Francia  i pozzi petroliferi di Pechelbronn, in Alsazia,  vengono rapidamente riattivati dagli ingegneri tedeschi che riparano senza difficoltà i sabotaggi delle truppe francesi in ritirata. Ma si tratta di poche migliaia di barili. Una goccia nel mare, se si pensa che  la Germania nazista si trova a fronteggiare le necessità energetiche di gran parte dell’Europa occupata. Un boccone forse troppo grosso, specialmente ora che i rifornimenti delle compagnie petrolifere inglesi o americane sono ormai tagliati. Se in tempo di pace l’Europa occupata aveva bisogno di 500mila barili di petrolio al giorno, la Germania non ne ha a disposizione che 300mila. E non c’è la pace, ma la guerra. Il che vuol dire moltiplicare i fabbisogni per due o per tre. I razionamenti non riusciranno a risolvere il problema. Come se non bastasse l’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno del 1940 invece di alleggerire lo sforzo dei tedeschi lo complica a dismisura. In pochi mesi il rapidissimo crollo delle armate italiane in Grecia, Yugoslavia e in Africa costringe i tedeschi a nuove avanzate, per sostenere un alleato impreparato, mal equipaggiato e già a corto di carburante. Ma l’ubriacatura di vittorie ottenute nel primo anno e mezzo di guerra non permette ad Hitler e ai suoi generali di sentire i primi scricchiolii. Tutto sembra facile e possibile. E lo spettro della scarsità di carburante sembra dimenticato. I pochi generali della Wehrmacht, come Georg Thomas, che si permettono di ricordarlo, cadono in disgrazia e vengono messi in disparte. E lasciata perdere l’idea di invadere la Gran Bretagna,  Hitler prende, alla fine del 1940, la decisione che gli sarà fatale. Attaccare l’Unione Sovietica.
Gli storici che hanno attentamente analizzato questa scelta capitale la spiegano con diverse motivazioni. C’era l’odio personale di Hitler per Stalin , il disprezzo per gli Slavi considerati una sotto razza  come gli ebrei, il desiderio di gloria, il sentimento di invincibilità dopo le vittorie del primo periodo della guerra, il delirio sullo spazio vitale necessario al Reich dei mille anni. Sono motivi sicuramente presenti nella decisioni, Ma ne sono stati individuati anche altri. Mentre la Germania invadeva mezza Europa, anche la Russia di Stalin, su scala minore, approfittava della situazione per qualche piccola azione banditesca e qualche minore invasione. Come quella  contro gli Stati Baltici o le regioni della Moldava e della Bukovina ai confini con la Romania. Specialmente quest’ultima annessione, quella della Bukovina, non concordata con i tedeschi, aveva preoccupato Hitler. I campi petroliferi di Ploesti si trovavano ora a meno di 200 chilometri dall’Armata Rossa. Un rischio inaccettabile per la maggior fonte di greggio naturale a disposizione della regime nazista. Anche se l’Unione Sovietica continuava a fornire puntualmente il petrolio alla Germania nella patetica convinzione di tener buono Hitler, i piani dello Stato Maggiore tedesco e del Fuherer erano ben altri. Uno degli obbiettivi principali era il petrolio del Caucaso. Solo i pozzi di Baku, intorno al Mar Caspio avrebbero risolto una volta per tutte i problemi di carburante del Terzo Reich, rendendolo inattaccabile.
Nel dicembre del 1940, con la direttiva n. 21 Hitler da ufficialmente il via all’operazione Barbarossa, il nome in codice dell’invasione dell’Unione Sovietica. I preparativi, fra finte, inganni, disinformazione, concentrazione di forze e rifornimenti durano sei mesi. Stalin nonostante gli avvertimenti che piovono da tutte le parti, dai servizi inglesi e americani, da vari governi e ambasciatori, dai suoi stessi agenti segreti, non vuole fino all’ultimo credere alla possibilità di un attacco tedesco. Nonostante che l’invasione sia stata ampiamente annunciata, l’Armata Rossa viene colta completamente di sorpresa. E nelle prime settimane che seguono quel fatale 22 giugno 1941 sembra che effettivamente i tedeschi possano ripetere il BlitzKrieg che li aveva portati a occupare mezza Europa. L’offensiva si articola in tre direzioni principali. Gruppo Nord verso Leningrado e la Finlandia. Gruppo Centro verso Mosca. Gruppo Sud verso il Caucaso e il Caspio. A metà Agosto cominciano a manifestarsi le prime difficoltà. La mancanza di strade asfaltate o comunque dalla superficie dura  provoca un consumo di carburante molto più alto di quello previsto. Camion, carri armati o artiglierie semoventi, sprofondano nel terreno o devono fare lunghi giri per avanzare di pochi chilometri .La benzina comincia a scarseggiare  in varie zone dello sterminato fronte. A ciò si aggiunge la lunghezza delle linee di rifornimento, sottoposte , fra l’altro ai sabotaggi e alle azioni di guerriglia russe . Come se non bastasse i depositi di carburante catturati all’ Armata Rossa si rivelano inutilizzabili. I  veicoli russi hanno il motore diesel, quelli tedeschi a benzina. In molti casi le truppe sono costrette a muoversi su carri trainati da cavalli. Ne vengono impiegati centinaia di migliaia. Ma questa scelta complica ancora di più la logistica perché adesso bisogna pensare anche al trasporto del foraggio. Come nel 1700 ai tempi di Federico II.  Infine  l’indecisione di Hitler che prima ordina di conquistare Mosca, poi cambia idea e decide di puntare sul Caucaso , poi nuovamente indica Mosca come obbiettivo primario fa perdere tempo e consumare carburante e mezzi. Mentre i rifornimenti e le parti di ricambio arrivano con sempre maggiori difficoltà l’inverno blocca le armate tedesche a qualche decina di chilometri da Mosca. Ormai la terribile mobilità dei panzer tedeschi è scomparsa. Nel dicembre del 1941 le divisioni più avanzate nella zona moscovita devono anche subire i contrattacchi delle armate russe. E nemmeno nel Caucaso le truppe tedesche riescono ad avanzare. Anche qui i calcoli sbagliati sul consumo di carburante e la difficoltà dei rifornimenti su linee lunghe migliaia di chilometri, immobilizzano le divisioni corazzate e motorizzate. L’inverno e la straordinaria resistenza delle truppe sovietiche fa il resto. I russi persero più di 6 milioni di uomini in questa prima fase della guerra, ma furono in grado di sostituirli e di mandare avanti nuove divisioni.
L’anno seguente , nella primavera del 1942  l’offensiva tedesca, per le gravi perdite di uomini e mezzi subiti nel 1941, non può più procedere su tre punte. Hitler decide di concentrare lo sforzo sulle armate del Sud nel tentativo di impadronirsi del petrolio del Caucaso che a questo punto diventa una questione di vita o di morte.
Naturalmente la conquista del petrolio del Caspio, avrebbe tagliato le linee di rifornimento ai russi, lasciandoli a secco. La nuova offensiva, l’operazione “Blau” sembra, inizialmente, dare i risultati previsti. I tedeschi nell’estate del 1942, conquistano Rostov, tagliano un importante oleodotto che rifornisce i sovietici,  e il 9 di Agosto raggiungono Maikop , un centro petrolifero minore, peraltro distrutto completamente dai russi prima di abbandonarlo. A Berlino si crede ancora nella possibilità di un successo e si delira di un ricongiungimento delle armate del Caucaso con gli Africa Korps di Rommel che proprio in quei mesi si giocano le ultime possibilità di raggiungere il canale di Suez e il Medio Oriente.
Ma ormai la loro spinta si è esaurita. Nuovamente la mancanza di benzina fa svanire la mobilità delle divisioni tedesche, mentre la scarsità dei pezzi di ricambio mette fuori uso gran parte dei mezzi corazzati. Maikop si rivelerà l’unico pozzo conquistato nell’avanzata verso il Caspio. Nel frattempo quella che doveva essere solo una manovra per proteggere il fianco delle armate in marcia verso i pozzi petroliferi si trasforma nella battaglia principale. La battaglia di Stalingrado, dove la sesta armata tedesca rimane accerchiata. Nel loro tentativo di impadronirsi del petrolio russo, i tedeschi erano rimasti senza benzina. Non sarebbero mai arrivati ai pozzi e alle raffinerie di Baku, il principale centro petrolifero sul Mar Caspio. Persino la sesta armata circondata a Stalingrado non riuscirà a rompere l’assedio per mancanza di carburante e dovrà arrendersi.  Nel gennaio 1943 viene ordinato il ritiro di ciò che resta delle truppe tedesche e dei loro alleati , come molti reparti dell’esercito italiano, dal Caucaso. La fase delle guerre lampo, dei BlitzKrieg è finita. Adesso le carte vincenti sono in mano a chi dispone degli eserciti meglio equipaggiati e più numerosi e soprattutto delle risorse economiche, incluso, ovviamente, il petrolio.
Non fu soltanto a Stalingrado e nel Caucaso dove il carburante si rivelò uno dei fattori decisivi , se non il fattore decisivo, per gli esiti della guerra. Nei deserti dell’Africa del Nord, in una striscia larga appena cento chilometri, ma lunga migliaia, fra Libia ed Egitto, si svolse la seconda parte della tragedia.
Nel febbraio del 1941, a nemmeno un anno dall’entrata in guerra, le truppe italiane sono già in rotta ed ormai sopraffatte dagli inglesi. Per aiutare l’alleato allo sbando, i tedeschi inviano uno dei loro migliori generali, Erwin Rommel,  e fra le più moderne divisioni motorizzate e corazzate. La guerra del deserto,che seguirà nei due anni successivi, vedrà un alternarsi di avanzate fulminee e di ritirate, sempre scandite sul versante italo-tedesco dalle difficoltà di rifornire le armate del Nord Africa di ogni cosa, ma in special modo del carburante. Nelle prime fasi Rommel  cattura vari depositi di benzina e mezzi militari  al nemico e con questi riesce ad avanzare, ma già nel giugno 1941, il comandante degli Afrika Korps si lamenta della mancanza di combustibile. “Sfortunatamente le nostre scorte di carburante sono quasi esaurite  ed  è con qualche preoccupazione che attendiamo l’attacco degli inglesi. Perché sappiamo che le nostre mosse saranno dettate non dalle necessità tattiche, ma dal carburante che sarà rimasto nei serbatoi.”
Uno dei principali  problemi che affligge il rifornimento delle truppe di Rommel , a parte la cronica scarsità di carburante delle potenze dell’Asse, è una piccola isola nel Mediterraneo: Malta. Situata esattamente sulla rotta fra la Sicilia e la Libia, Malta è in mano agli inglesi, che riusciranno, anche a costo di gravi perdite, a difenderla e a rifornirla per tutta la durata del conflitto. E’ da qui che in gran parte, provengono gli attacchi aerei e navali contro i convogli e le navi cisterna italiane. Non solo. Gli inglesi hanno anche decifrato i codici segreti tedeschi e italiani e individuare le navi che trasportano i rifornimenti non è davvero molto complicato. Come ha scritto uno storico del Secondo Conflitto Mondiale: “Se gli italiani fossero stati Giapponesi avrebbero aperto le ostilità con un attacco “alla Pearl Harbuor” su Malta”. Ma gli italiani non sono giapponesi, né hanno la minima intenzione di esserlo. E Malta continua, ora con maggior successo, ora con meno, a distruggere le navi da trasporto e militari italiane. Per gran parte del 1941 Rommel deve segnare il passo, i rifornimenti arrivano con il contagocce. Nei momenti più difficili gli italiani pensano addirittura a trasportare il combustibile travasato in taniche e  sistemate a bordo di sommergibili e navi militari. Poi verso l’autunno, grazie a violentissimi bombardamenti tedeschi su Malta, una flotta della Luftwaffe è stata spostata dalla Russia in Sicilia, il flusso dei rifornimenti arriva quasi intatto nei porti di Tripoli o di Bengasi. L’offensiva di Rommel ricomincia e nel maggio del 1942 lancia il grande attacco contro gli inglesi. Come sempre accade ai blitz tedeschi , in un primo tempo tutto sembra andare per il meglio. Gli inglesi si ritirano per quasi 500 chilometri, mentre Rommel raggiunge il confine con l’Egitto. Qui secondo i piani si sarebbe dovuto fermare e attendere, prima di avanzare ancora, che fosse risolto il problema dei rifornimenti. Cioè avrebbe dovuto attendere che Malta fosse neutralizzata, con un’invasione che peraltro era stata da tempo programmata. Ma sull’onda delle vittorie, così rapidamente riportate, il problema dei rifornimenti e di Malta passa in secondo piano . E Rommel si spinge ancora avanti, ormai in Egitto, fino ad una piccola stazioncina ferroviaria: El Alamein. Ormai ubriacati dai successi, tedeschi e italiani preparano l’entrata da vincitori al Cairo. Mussolini progetta un ingresso trionfale in sella a un cavallo bianco. Rommel sogna o forse delira di un attraversamento del Canale di Suez e di una rapida conquista del Medio Oriente, dell’Iran e dei suoi pozzi, per ricongiungersi alle armate tedesche del Caucaso. Un delirio appunto. Gli Africa Korps non riusciranno ad andare oltre la stazioncina di El Alamein. Il vento in Africa come nel Caucaso, nell’estate del 1942, è cambiato. Non è più a favore dei tedeschi. La situazione dei rifornimenti diventa drammatica già all’inizio dell’estate. Manca il combustibile anche per far navigare le navi italiane. Una su tre rimane  nei porti con i serbatoi  a secco. E di quelle che partono con i rifornimenti per Rommel  tre quarti vengono affondate dall’aviazione o dalla marina inglesi. La Luftwaffe non ha più combustibile per far volare i propri aerei e ormai il dominio dei cieli è degli alleati. E’ in questo frangente che entra in scena un nuovo generale inglese Bernard Montgomery. E il comandante della VIII Armata inglese sa che il punto debole di Rommel è il carburante. Nonostante che nel 1942 la produzione di benzina sintetica sia aumentata del 18% rispetto all’anno prima, il quadro complessivo dei rifornimenti petroliferi tedeschi è peggiorato. Il regime rumeno di Antonescu, in linea di principio alleato dei nazisti, ha ridotto le forniture del greggio di Ploesti. I consumi interni sono aumentati e il petrolio destinato a tedeschi e italiani è diminuito del 17% fra il 1941 al 1942. La Germania hitleriana non ha abbastanza carburante, tantomeno per gli alleati come l’Italia. E’ in questo quadro generale che si comprendono meglio i vani tentativi di Rommel che nel Settembre 1942 vola prima a Roma da Mussolini e poi a Berlino da Hitler per implorare l’invio del carburante. Riceverà il bastone di Maresciallo del Reich, ma non la benzina. Un ultimo disperato tentativo di rifornire le truppe corazzate bloccate ad El Alamein viene fatto da un convoglio di navi italiane che miracolosamente riesce ad eludere la consueta trappola tesa dalle forze inglesi stazionate a Malta. La nave cisterna “Prosperina” con 25.000 barili di benzina e altri due mercantili con 12.000 barili ciascuno , scortati da quattro incrociatori, riescono ad arrivare di fronte al porto di Tobruk. E’ l’ultima speranza per gli Africa Korps. Ma al tramonto uno stormo di bombardieri inglesi partiti dal Cairo intercetta il convoglio ormai quasi in porto. E colpisce le navi che esplodono in una sfera di fuoco. L’ultima speranza di Rommel finisce in fumo. Come disse lo stesso generale tedesco dopo la sconfitta, in quella che venne chiamata la seconda battaglia di El Alamein, :” Non potemmo tentare alcuna manovra con le nostre forze motorizzate e corazzate per mancanza di combustibile, ogni goccia che ci arrivava dovevamo usarla per ritirarci”.
Naturalmente anche le forze anglo-americane e i russi avevano i loro problemi con i rifornimenti. Ma la situazione era completamente diversa. Perché gli alleati avevano il petrolio. In particolare l’America, che in quell’epoca divenne una specie di Arabia Saudita, in grado di rifornire gli alleati del petrolio necessario. Circa il 90% del carburante usato dalle forze alleate nella Seconda Guerra Mondiale proveniva dagli Stati Uniti. L’America di Roosevelt  rifornì di carburante, in particolare benzina per aviazione, anche la Russia, che pur aveva una  produzione propria di grandi dimensioni. L’unico vero grave rischio non venne dalla mancanza di petrolio, ma dal suo trasporto. La traversata dell’Atlantico si rivelò particolarmente vulnerabile agli attacchi dei sottomarini tedeschi, il cosiddetto “branco di lupi” dell’ammiraglio Karl Doenitz. Nei primi tre anni di guerra gli U-Boat nazisti affondarono centinaia di navi e in particolare quelle cisterna e le petroliere. La Gran Bretagna si trovò in più occasioni con riserve di combustibile ridotte a poche settimane. Ma poi grazie all’ uso dei primi radar, di aerei a lungo raggio in grado di scortare i convogli che proteggevano le petroliere, la minaccia dei sottomarini venne a poco a poco neutralizzata.
A metà del 1943 le forze dell’Asse erano state sconfitte sia in Russia che in Africa. Ed anche nell’Atlantico. Il progetto di impadronirsi del petrolio del Caspio o del Medio Oriente era stato soltanto un sogno per i nazisti e un incubo per gli alleati. Persino i rifornimenti dai  pozzi romeni di Ploesti, fra bombardamenti angloamericani e avanzate russe non potevano essere più considerati sicuri  per lungo tempo. La Germania si trovò a fronteggiare l’ultima fase della guerra con le proprie risorse. Il petrolio sintetico, estratto dal carbone. In questo ultimo sforzo il regime Hitleriano mostrò al tempo stesso le proprie straordinarie capacità tecnologiche e la più completa e criminale bancarotta umana e morale.
L’uomo che riorganizzò l’economia tedesca per l’ultima fase di resistenza fu Albert Speer. L’architetto personale di Hitler, che aveva disegnato le grandiose scenografie dello stadio di Norimberga dove, nel 1938, il Fuherer aveva proclamato, illudendosi, l’indipendenza economica ed energetica della Germania .
Albert Speer si rivelò un manager capace di spingere al massimo la macchina bellica tedesca. La produzione industriale continuò ad aumentare, nonostante i massicci bombardamenti alleati e raggiunse paradossalmente il massimo nel luglio del 1944. Un mese dopo lo sbarco alleato in Normandia.
Nel 1944 la produzione di aerei , munizioni e armi era stata moltiplicata per tre. Quella dei carri armati per sei. In confronto al primo anno di guerra. Ma il problema più serio non era  fabbricare più carri armati o più aerei. Le industrie funzionavano benissimo con il carbone. Il problema era metterli in moto, e farli avanzare o volare. Per questo ci voleva la benzina.  Nel 1944 il petrolio sintetico costituiva ormai il 60% dei consumi tedeschi e ben il 92% del combustibile per gli aerei. La massima produzione giornaliera raggiunse i 125mila barili al giorno nei primi mesi del 1944. Ad un costo umano inimmaginabile . I nazisti non avrebbero potuto ottenere questi risultati senza uno sforzo enorme e l’impiego di schiavi. L’ aberrante ideologia della Soluzione Finale forniva ai tedeschi la forza lavoro necessaria. Ebrei, ma anche slavi e altre minoranze etniche destinati alla morte nei campi di concentramento, venivano sfruttati prima di essere uccisi, come lavoratori nelle grandi fabbriche della benzina sintetica. Auschwitz, dove più di due milioni di ebrei trovarono la morte, venne descritta dai direttori della I.G. Farben, il colosso chimico integrato nello Stato Nazista, un sito molto favorevole alla produzione di benzina sintetica, grazie alle ricche e vicine miniere di carbone e ad una numerosa “ manodopera”. La I.G. Farben si adattò perfettamente nella gestione dei campi organizzata dalle SS. Poiché la fabbrica era distante sei chilometri da Auschwitz, i deportati arrivavano sfiniti dopo queste marce quotidiane e lavoravano male. La I.G. Farben decise allora di costruire una “dependance” del campo di concentramento più vicino agli impianti: il lager di Monowitz. Il prigioniero numero 174.517 di Monowitz era un giovane italiano, un chimico, orginario di Torino: Primo Levi. Forse proprio la conoscenza della chimica gli permise di salvarsi. Perché venne assegnato ad un laboratorio dove le condizioni di vita per quanto infernali,   non erano rapidamente  mortali come negli impianti veri e propri. Così  Primo Levi ricorda, in “Se questo è un uomo”, quella gigantesca fabbrica di benzina sintetica: “ Al suo interno non cresce un solo filo d’erba, e il suolo è impregnato dalle linfe velenose del carbone e del petrolio, e l’unica cosa viva sono le macchine e gli schiavi- le prime più dei secondi.” Nel 1944 più di un terzo della forza lavoro nelle fabbriche della benzina sintetica erano schiavi.
Una delle cose  più straordinarie nella storia della benzina sintetica tedesca è quanto gli impianti siano riusciti a sopravvivere ai sempre più massicci bombardamenti alleati. Anche perché fino al Maggio del 1944, non furono un obbiettivo principale di queste azioni. In genere le grandi flotte di bombardieri che rovesciavano migliaia di tonnellate di esplosivo sulla Germania preferivano le ferrovie, le fabbriche di aerei e di armamenti e di cuscinetti a sfera. Oppure le città, per demolire il morale e la resistenza dei tedeschi con il terrore. Le fabbriche di benzina sintetica furono danneggiate solo casualmente fino appunto al 12 maggio 1944, quando il generale americano Carl Spaatz, il capo dei bombardamenti strategici decise che era ora di colpire il regime nazista nel suo punto più debole: il carburante. Mille bombardieri americani rovesciarono il loro carico su quasi tutti gli impianti, compreso quello principale di Leuna. “Non scorderò mai quella data, 12 maggio 1944” – scriverà Albert Speer che volò immediatamente a Leuna a constatare di persona i danni – “ perché fu quel giorno che la guerra tecnologica venne decisa”. I bombardamenti continuarono e a settembre di quello stesso anno, la produzione   di benzina sintetica precipitò a 5000 barili al giorno, dai quasi 130.000 di appena tre mesi prima. Nonostante una situazione ormai catastrofica l’esercito tedesco, raschiando veramente il barile, fu in grado di racimolare il carburante per un ultima disperata controffensiva, per fermare le truppe alleate che avanzavano dopo lo sbarco in Normandia. Con la conclusione della battaglia delle Ardenne del dicembre del 1944  lo sforzo bellico tedesco, da un punto di vista strategico, era finito. Nel febbraio 1945 la Germania non riuscì più a produrre benzina sintetica in quantità significative. Ma l’illusione di poter ancora rovesciare le sorti del conflitto continuò ad animare Hitler e la cerchia più ristretta dei suoi collaboratori. Ma ormai gli ordini a divisioni di carri armati o squadriglie aeree erano solo fantasie. Nessuno si poteva più muovere per mancanza di carburante. Altri mesi di sanguinosa resistenza all’avanzata di angloamericani e sovietici continuarono sia ad Est che ad Ovest. E alla fine, solo quando i soldati russi erano a poche centinaia di metri dalla rovine del Palazzo della Cancelleria, Hitler si arrese alla realtà e capì che l’avventura del Terzo Reich che doveva durare mille anni si era conclusa per sempre.
E in quegli ultimi momenti fu ancora possibile trovare qualche litro di benzina per bruciare il cadavere del dittatore suicida e non far cadere, nemmeno le spoglie mortali, nelle mani dei sovietici.

Come e perchè perdemmo la seconda guerra mondiale

Riporto qui un articolo di Enrico Montermini che fa luce sui fatti chiave della seconda guerra mondiale.

ALCUNE SCOMODE VERITA' SULLA 2 GUERRA MONDIALE
di Enrico Montermini.

Badoglio, l'uomo chiave.

Il maresciallo Pietro Badoglio, capo di Stato Maggiore Generale, era il massimo esponente della massoneria castrense e l’uomo di fiducia di re Vittorio Emanuele III per mantenere il controllo delle Forze Armate Regie. Come scrisse la penna illuminata di Indro Montanelli, egli non era né fascista né antifascista: era semplicemente badogliano. Solange Manfredi ha messo in rilievo il fatto che fin dall’epoca della crisi abissina i servizi segreti alleati individuarono in lui l’uomo chiave per distruggere dall’interno il Regime fascista (S. Manfredi, “Psyops”).

Il 1 settembre 1939 scoppiava la Seconda guerra mondiale: quello stesso giorno Pietro Badoglio prendeva contatto col presidente americano Roosevelt per mezzo del console portoghese Da Vega. A fare le presentazioni era stato il mago Giuseppe Cambareri, che dal 1934 si era infiltrato nei vertici politici e militari italiani per conto dell'Intelligent Service britannico. Attraverso uno scambio segreto di messaggi cifrati trasmessi per via diplomatica dal consolato portoghese Badoglio (nome in codice: "Immigrant") comunicò a Roosevelt (nome in codice: "Manager") che in Italia c’era un gruppo di alti ufficiali che si opponevano al fascismo e che erano pronti a rovesciare Mussolini se avesse voluto spingere il Paese in guerra. “Manager” e “Immigrant” concordarono che quest’ultimo avrebbe garantito la neutralità dell'Italia; e se ciò non fosse stato possibile avrebbe almeno differito il più possibile la nostra entrata in guerra. Queste scioccanti rivelazioni si trovano nell'autobiografia di Da Vega (Cfr. Silverio Corvisieri, Il mago dei generali, Odradek).
Dalla fine del 1938 l'anziano maresciallo si era impuntato affinché le forze meccanizzate del Regio Esercito fossero trattenute nella Pianura padana e in Albania scontrandosi con Italo Balbo, che, spalleggiato dal generale Baistrocchi, avevano garantito a Mussolini che si poteva raggiungere facilmente l'Egitto con un raid dalla Libia. Nel settembre 1939 la brigata di riservisti inglesi che difendeva il canale di Suez poteva essere facilmente sopraffatta dall'agguerrito reggimento di paracadutisti libico di stanza alla base aerea di Castel Benito, nei pressi di Tripoli, se solo avesse ricevuto immediati rinforzi da terra e dall'aria: Badoglio troncò questi preparativi avvisando Balbo che era "esercizio inutile e ozioso" fare piani che non si potevano realizzare. Badoglio si confermava così l'uomo chiave per compromettere tutti i piani di guerra dell'Italia fascista, che senza la sua autorizzazione non potevano essere nemmeno predisposti.
La neutralità italiana promessa da Badoglio a Roosevelt rientrava nei desideri di Londra e di Parigi in quel periodo passato alla storia come la "strana guerra". Tuttavia tra febbraio e marzo del 1940 gli orientamenti di Londra cambiarono. Dobbiamo al giornalista Franco Bandini l'intuizione che l'entrata in guerra dell'Italia fu una fredda decisione presa dal governo inglese per impedire che il completamento dei programmi di riarmo navale predisposti fin dal 1934 trasformassero l'Italia nella maggior potenza militare del Mediterraneo. Per l’Ammiragliato inglese non c’era più tempo da perdere: bisognava colpire subito con una guerra preventiva. L'embargo di carbone deciso a Londra alla fine di febbraio del 1940 mirava a paralizzare l'industria bellica italiana e per costringere Mussolini a scendere immediatamente in guerra: o al fianco dell’Inghilterra, per avere il carbone inglese, o contro l’Inghilterra, per avere il carbone tedesco.
In entrambi i casi la Wermacht sarebbe stata obbligata a distogliere verso Sud quelle forze che invece si stavano preparando per l'imminente offensiva sul Fronte occidentale: o per sostenere militarmente l'Italia in difficoltà o per combatterla come nemica. Se tutto fosse andato secondo i piani la Francia forse sarebbe risparmiata dalla blitzkrieg nel corso del 1940, mentre già a partire dall’anno seguente l’equipaggiamento degli alleati sarebbe stato nettamente migliore. (Cfr. F. Bandini, "Tecnica della sconfitta", I libri di IF). Questo tipo di operazione in termini militari si chiama “diversione strategica”.

L'asso nella manica.
Secondo Corvisieri nei primi mesi del 1940 i rapporti tenuti da Da Vega tra Badoglio e Roosevelt si interrompono per riprendere alla fine di aprile. L’autore non fornisce una spiegazione esauriente della faccenda, ma io credo che la faccenda possa agevolmente spiegarsi con la visita a Roma dell'incaricato personale del presidente americano, Wells, che viene ricevuto da Pio XII e da Mussolini. E’ più che credibile che Roosevelt non volesse turbare i rapporti con l’Italia proprio in quel difficile momento. Il suo incaricato promette al Duce una conferenza coloniale alle Isole Azzorre dove otterrà non ben precisati compensi coloniali. Poiché tali compensi da vent’anni venivano rifiutati da Inghilterra e Francia, Mussolini comprende che si tratta di offerte truffaldine che mirano a dilatare l’ingresso in guerra dell’Italia mentre i ritardi nei programmi di riarmo si fanno sempre più preoccupanti a causa della penuria di carbone. Perciò, dopo aver rifiutato le proposte americane, egli annuncia ai capi militari che l’Italia entrerà in guerra al fianco della Germania appena possibile: tale decisione viene comunicata a Hitler durante l’incontro del Brennero (marzo 1940). Proprio in quel momento, secondo Corvisieri, il console Da Vega riavviò i contatti tra Badoglio e Roosevelt: a mio avviso è difficile non mettere in relazione i due fatti.
Se gli Alleati sapevano che l’Italia in qualsiasi momento poteva entrare in guerra contro di loro e se questi erano esattamente i loro propositi, è curioso il fatto che il loro dispositivo militare contro l'Italia non fu affatto rafforzato, anzi. Nei mesi di marzo, aprile e maggio intere divisioni dell’Armée vengono trasferite dal confine alpino e dalla Tunisia per opporsi alla Wermacht. In aprile gli inglesi sciolgono persino la Royal Navy per trasferire l’intera squadra da battaglia nel Mare del Nord per partecipare alla campagna di Norvegia. Per alcune settimane Malta e il canale di Suez restano indifesi dalla flotta italiana, ma nessuno a Roma pensa di approfittarne. Perché? Si tratta solo della miopia dei nostri vertici militari e politici, come sostiene Franco Bandini? Ciò potrebbe spiegare l’inazione italiana, ma non giustifica l’assoluta tranquillità di un nemico che pure è già informato dell’imminente entrata in guerra dell’Italia. Pare quasi che gli Alleati abbiano più informazioni sulle intenzioni italiane di quante ne abbia lo stesso Mussolini, che pure era il capo del Governo.
Secondo Domizia Carafoli proprio nella primavera del 1940 Badoglio iniziò i preparativi per rovesciare re Vittorio Emanuele III e Mussolini. Egli non tenta azioni violente, ma si limita a tessere nell'ombra intese e alleanze: con la fronda di Corte, capeggiata dalla principessa Maria Josuè, moglie del principe ereditario, che si tiene segretamente in contatto con alcune personalità antifasciste; con alcuni gerarchi notoriamente filo-inglesi come Ciano e Grandi; e infine con gli intermediari di alcuni grandi gruppi industriali, come Fiat e Pirelli, che non vogliono rinunciare alle lucrose commesse che arrivano dall'Inghilterra e della Francia. Il piano, però, abortì perché il capo della Polizia, che all'epoca era Arturo Bocchini, all'ultimo minuto ritirò la sua adesione: lo rivela Carmine Senise, che fu il suo braccio destro e poi successore. La Carafoli ha raccolto numerose testimonianze degli sfoghi di Bocchini con i suoi collaboratori contro gli intrighi nei quali Badoglio e altri lo avrebbero messo in mezzo quando lui, invece, avrebbe voluto rimanerne fuori (Cfr. D. Carafoli, "Il Viceduce", Mursia).
L’indizio più significativo dell’intenzione di Badoglio di rovesciare Mussolini consiste nel fatto che da marzo a giugno egli non prepara nessun piano di guerra: evidentemente egli dava per certo che l’Italia non sarebbe entrata in guerra, malgrado le istruzioni che aveva ricevuto, e riteneva che non sarebbe stato chiamato a render conto al capo del Governo della sua condotta. E’ possibile ipotizzare che dietro la cautela di Mussolini, che faceva presente a Hitler che l’Italia non si sarebbe mossa prima di considerevoli successi inziali tedeschi, c’era la consapevolezza che una sua mossa non concordata con la Corona avrebbe provocato la sua destituzione. Eppure certe scadenze imposte dall’Inghilterra si avvicinavano: alla fine di maggio la maggiore industria bellica, l'Ansaldo, comunicò alle autorità preposte di possedere scorte di carbone sufficienti per soli 15 giorni, dopo di che avrebbe dovuto sospendere la produzione. Immaginiamo allora uno scenario nel quale le industrie chiudono, gli operai scioperano e il Governo si dimostra incapace di risolvere la situazione: la sola soluzione possibile per la monarchia sarebbe stato il licenziamento di Mussolini. Come un ragno al centro della tela che attende la sua preda, Badoglio aspettava pazientemente che il potere gli cadesse tra le mani. Uno scenario che anticipa di molti anni il colpo di stato del 25 luglio 1943.
A questo proposito voglio aggiungere che nel maggio 1940, grazie all’azione di intelligence dell’OVRA, la Polizia Politica smantella una rete di antifascisti organizzatisi come una società segreta con una struttura piuttosto complessa e ramificata. L’organizzazione, che aveva i suoi quadri dirigenti in Francia, si proponeva di far insorgere i lavoratori contro il Regime quando si fosse presentata l’occasione. Essa si era costituita nei grandi centri industriali e portuali del Nord-Ovest. L’azione sovversiva di questo gruppo, che non poteva essere sconosciuto ai Servizi segreti, probabilmente sarebbe scoppiato nell’imminenza della crisi degli stabilimenti produttivi generato dall’embargo del carbone imposto dagli Alleati. La retata della polizia scatta nel maggio 1940 che, come abbiamo visto, segna una data limite per i piani golpisti. Forse è questa azione della polizia che mette Badoglio sull’avviso del fatto che Arturo Bocchini non è più favorevole al piano.

In guerra.

L'emozione provocata dall'inatteso crollo della Francia generò in tutto il Paese, compresa la Corona, un subitaneo mutamento di atteggiamenti. Così il 10 giugno l’Italia entra in guerra, per volontà concorde del re e del Duce, mandando inoltre a monte i piani golpisti di Badoglio. Era arrivato il momento della verità per il traditore, che aveva avuto tre mesi per preparare la guerra ma non aveva alcun piano; e nemmeno aveva un’idea di cosa fare. Mussolini avrebbe dovuto mandarlo sotto corte marziale, ma non lo fa. Al contrario autorizza Badoglio a emanare a suo nome una direttiva strategica che prevede una rigida difensiva su tutti i fronti (cfr. G. Giorgerini, "La guerra italiana sul mare", Mondadori). Perché dunque dichiarare guerra se non si intende combattere?
Da 70 anni si dice che le Forze Armate in quel momento non erano in grado di combattere e che Mussolini desiderava solo qualche migliaio di morti per potersi sedere al tavolo della pace. Tutto ciò mi sembra una mistificazione storica che nasconde una realtà molto più inquietante. Andiamo per ordine e cominciamo col dire che l'efficienza di un esercito va confrontata con quella dei suoi possibili avversari. Come spiegano Bandini e De Risio, in quel momento di fronte a un esercito italiano numeroso ma male armato e addestrato gli inglesi potevano contrapporre... il nulla o quasi! Infatti la Royal Army aveva abbandonato a Dunquerk tutto ciò che aveva in termini di carri armati, autoblinde, cannoni, autocarri, munizioni, granate, pezzi di ricambio: nell'estate del 1940 c'erano solo 2 divisioni operative a difendere le isole inglesi dalla temuta invasione tedesca! In quello stesso periodo la Royal Air Force era impegnata quasi al completo nella battaglia d'Inghilterra. Tali valutazioni trovano riscontro anche nella testimonianza del critico militare inglese Basill Liddell Hart ("Storia di una sconfitta", Bur). Lo storico navale Giorgerini afferma che persino la Mediterranean fleet in quel momento era inferiore alla Regia Marina. Gli ordini emanati da Badoglio a nome di Mussolini a questo punto appaiono ancora più incomprensibili. Eppure una spiegazione può e deve essere trovata.
Secondo lo studioso dei servizi segreti Carlo De Risio, il generale Carboni fin da settembre 1939 aveva dato il via, di sua iniziativa, a un gioco molto pericoloso per tenere l'Italia fuori dalla guerra. Nella sua posizione di direttore del SIM iniziò a tempestare il capo del Governo con informative che accreditavano gli Alleati di forze soverchianti in tutto il bacino del Mediterraneo. Quando l’Italia entrò in guerra delle valutazioni non furono riviste e continuarono a ispirare gli ordini di somma cautela emanati da Badoglio a nome del Duce (C. De Risio, "Generali servizi segreti e fascismo", Mondadori). Perché il generale Carboni continuò questo gioco quando ormai le finalità iniziali erano impossibili da raggiungere? Quello che De Risio non dice, ma che apprendiamo da Corvisieri (op. cit.), è che Giacomo Carboni era un protetto del maresciallo Badoglio ed era un frequentatore abituale di casa Cambareri, che era già stata identificata dall'OVRA come un covo dell'Intelligent Service britannico.
Si può dire che la scelta di Mussolini di entrare in guerra nel giugno del 1940, con la Francia sul punto di arrendersi e l'Inghilterra in ginocchio, fu di un tempismo eccezionale. Tra giugno e ottobre ci furono tre mesi di tempo per marciare indisturbati fino al canale di Suez e ai pozzi di petrolio del Golfo Persico. Secondo Bandini quella fu l'unica occasione che abbiamo mai avuto di sferrare un colpo mortale all'Inghilterra prima dell'intervento americano e russo. Ciò non accadde perché il depistaggio del SIM continuò: secondo De Risio il generale Carboni continuò ad accreditare gli inglesi di forze soverchianti che in realtà non esistevano. Chi aveva intuito il bluff inglese fu probabilmente Hitler, secondo il quale una divisione panzer e una divisione meccanizzata leggera sarebbero bastati per far sloggiare gli inglesi dall'Egitto nell'estate del 1940. Fu Badoglio ad allarmare Mussolini sulle conseguenze politiche di accettare l'aiuto tedesco: "un aiuto che poi si sarebbe dovuto pagare a ben caro prezzo" (B. L. Hart, op. cit).

Scacco matto in tre mosse.

Per consentire all'Impero britannico di superare la crisi dell'estate del '40, Badoglio escogitò una diversione di forze: convogliare uomini e mezzi da Malta e dalla valle del Nilo, che per gli inglesi erano indifendibili, ai Balcani dove era possibile costruire un ampio fronte di Paesi ostili all'Asse. Tale fronte avrebbe anche influenzato l'atteggiamento dell'Unione Sovietica, all’epoca filo-tedesca. Mentre il maresciallo Graziani, da Tripoli, continuava a invocare disperatamente carri armati e autocarri per avanzare in Egitto il capo di stato maggiore generale presentò a Mussolini prima un piano di invasione contro la Jugoslavia, poi un altro contro la Grecia.
Mussolini fu ingannato da Badoglio e da Ciano, che sostenevano che l'esercito greco era inferiore per numero mezzi e addestramento alle truppe italiane schierate in Albania, che la Bulgaria avrebbe partecipato alla guerra, che la popolazione greca non aveva voglia di combattere e infine che un gruppo di generali greci era pronto a rovesciare il governo filo-inglese del generale Metaxas. Nessuna di queste informazioni, naturalmente, era vera. Eppure, secondo Badoglio l'impresa era "facile e opportuna" (C. De Risio, op. cit). Solo nel corso dell'ultima riunione egli fece mettere a verbale di essere contrario a quella guerra: non prima, però, di aver congedato 20 divisioni che erano di riserva in Puglia. Questo fatto è menzionato anche da Solange Manfredi ("Psyops").
L'invasione della Grecia scattò alla fine di ottobre e nel giro di pochi giorni si trasformò in una catastrofe. Lo stato maggiore italiano valutava che10 divisioni italiane, superi per artiglieria, fossero contrapposte a 6 divisioni greche. Il generale Cesare Amé, subentrato a Carboni solo alla vigilia dell'invasione, poté invece constatare che a 10 divisioni binarie italiane si contrapponevano a 16 divisioni ternare greche con una inferiorità italiana di 1 a 2 in fatto di uomini. Anche in potenza di fuoco dell'artiglieria eravamo sovrastati dai Greci. C'era una certa superiorità aerea da parte italiana, che nei mesi invernali non potè essere sfruttata adeguatamente. Non appena si profilò il disastro il Duce inviò in Albania il generale Pricolo, all’epoca Sottosegretario di Stato all’Aeronautica, come suo fiduciario per valutare la situazione: evidentemente egli non aveva più alcuna fiducia sulle informazioni e sui giudizi dell’Alto comando che fino a quel momento gli aveva mentito spudoratamente.
La nuova situazione venutasi a creare consentì agli inglesi di insediare truppe, aerei e navi a Creta e nei porti della Grecia col consenso del governo ellenico. Anche Malta, che ai primi di luglio era data per persa dal governo britannico, era stata rifornita di uomini e mezzi al punto da trasformarsi in una munita base navale senza che la nostra marina muovesse un dito. Al termine di una queste operazioni di rifornimento dell’isola, precisamente nella notte tra 11 e il 12 novembre, una dozzina di aerei inglesi decollati da una portaerei sorprese la flotta italiana all'ancora nel porto di Taranto: la corazzata Cavour fu affondata e altre 3 unità gravemente danneggiate su un totale di 6 corazzate. I movimenti navali inglesi erano stati conosciuti per tempo, ma i vertici della marina si erano rifiutati di far uscire la flotta per dar battaglia e avevano atteso passivamente l'attacco inglese. Si seppe poi che, malgrado la decisione adottata, l'ammiraglio comandante della base navale non aveva preso tutte le misure previste per difendersi da un attacco aereo. Così la superiorità nel Mediterraneo passò dalla Regia Marina, che non aveva saputo approfittarne, alla Royal Navy.
A questo punto l'opera di infiltrazione ai più alti livelli attuata dai suoi servizi aveva consentito all’Inghilterra di rovesciare a proprio vantaggio la situazione nel Mediterraneo prima ancora che una sola battaglia degna di questo nome fosse combattuta. Del rovescio della Fortuna fecero le spese Badoglio e l'ammiraglio Cavagnari, quest'ultimo Sottosegretario di Stato alla Marina e Capo di Stato Maggiore della Regia Marina. Il cambio però arrivò troppo tardi: mentre Graziani continuava a invocare carri armati e autocarri, che invece Badoglio si ostinava a inviare in Albania in previsione della campagna di Grecia, il 18 ottobre un convoglio scaricava nel porto di Alessandria d’Egitto i moderni carri armati e blindati di cui fino a quel momento la 8° Armata inglese era sprovvista. Occorreranno ancora due mesi di preparativi agli inglesi prima di scatenare quel raid in profondità che si concluderà con la distruzione della X Armata del maresciallo Graziani a Beda Fomm nel gennaio 1941. Questo nuovo rovescio privò l'Italia del porto di Bengasi e inoltre consegnò alla RAF gli aeroporti della Cirenaica, che assieme al rafforzamento di Malta davano ora agli inglesi la supremazia anche nel settore del Mediterraneo centrale. La guerra, a quel punto, era già persa: certo, però, si sarebbe potuto continuarla in modo più degno.

La vendetta di Badoglio.

Dopo essere stato destituito da Mussolini (dicembre 1940) Badoglio non si accontentò certo di giocare a boccette come raccontano gli storici, ma riprese i suoi complotti per rovesciare Mussolini. Il ricercatore José Mario Cereghino ha pubblicato i cablogrammi inviati dalla stazione del SOE in Svizzera al Governo inglese con i dettagli delle trattative condotte a titolo personale da Badoglio. I documenti pubblicati abbracciano tutto il 1942 e i primi 7 mesi del 1943. E' sorprendente la differenza di toni tra Mussolini e Badoglio all'indomani delle vittorie di Gaza-Tobruk e di Sidi el Barrani che spalancarono alle forze dell'Asse le porte dell'Egitto: mentre Mussolini annunciava trionfalmente che gli italo-tedeschi inseguivano gli inglesi in rotta verso il delta del fiume Nilo, il SOE informava in segreto Churchill che Badoglio era pronto a inviare in Africa un generale di sua fiducia per organizzare un esercito badogliano con disertori italiani col quale attuare il colpo di stato che andava preparando. (Cfr. Storia in Rete, non ricordo il numero: potete controllare voi sul sito).
Secondo Corvisieri i preparativi del golpe vennero portati avanti nell'appartamento della spia Cambareri dal generale Carboni e dal colonnello Prefetti del SIM. Già dal 1941 essi avevano predisposto un piano per catturare Mussolini. Alla fine le manovre di Grandi e Ciano, notoriamente filo-inglesi, convinsero la Corona a dare via libera a un piano che Badoglio meditava già dal 1939. Il colpo di stato militare ebbe luogo il 25 luglio 1943 e fu seguito passo a passo dal SOE come dimostrano i cablogrammi pubblicati da Cereghino.
La storia non è ancora chiusa, vi è ancora una postilla da fare. Mentre Badoglio iniziava i preparativi per sganciarsi dai tedeschi, il generale Carboni riprendeva il suo posto a capo del SIM: si ricostituiva il binomio che da 4 anni lavorava in modo indefesso per distruggere l'Asse Roma-Berlino. L' 8 settembre 1943 la flotta italiana si consegnava quasi intatta agli inglesi nel porto di Malta, proprio come auspicato dal governo britannico fin dal marzo 1940. Curiosamente all'indomani dell'ingresso in guerra dell'Italia Churchill aveva promesso un premio a ogni comandante italiano che si fosse arreso con la sua nave: c'era un vero e proprio tariffario che girava in ambienti vicini ai servizi segreti. Quando costò la consegna dell'intera flotta italiana? Io non lo so. Bisognerebbe chiederlo all'ammiraglio Maugeri, che all'epoca era capo del Servizio Informazioni Segrete della marina e che successivamente fu decorato al valore dal Governo americano per i servigi resi alla US Navy in tempo di guerra....

Con questo intervento spero di essere stato d'aiuto a quanti vogliano comprendere come perdemmo la guerra.

Enrico Montermini, 12/11/2016



venerdì 15 marzo 2019

Sulla Truffa del Riscaldamento Globale da CO2

Qui cerco di essere sintetico nel riportare le conclusioni a cui sono giunto dopo anni di ricerche sulla questione del cosiddetto "Riscaldamento Climatico".

Dunque, il Riscaldamento Climatico Antropico (antropico significa causato dall'uomo) è una immensa FRODE planetaria, la CO2 emessa dall'uomo può influenzare il clima per uno 0,3%, cioè quasi insignificante, i veri fattori che influenzano il Clima sono principalmente l'Attività Solare e i fenomeni naturali (vulcani, cicli naturali, vapore acqueo, ecc..).
Tutti i dati scientifici utilizzati per imbastire questa gigantesca frode sono falsati e quelli veri occultati.

Il principale influenzatore del Clima sul pianeta Terra è l'Attività Solare che segue diversi cicli, cioè a volte "scalda" di più, altre volte si "calma", e provando a ricostruire l'andamento di questi cicli nel corso della storia si nota anche l'andamento delle temperature sul pianeta e si possono anche provare a fare delle previsioni.
Ci sono quindi dei cicli minimi di circa 11 anni con piccole variazioni, e cicli maggiori di qualche secolo, in corrispondenza della fase di più bassa attività solare di questi grandi cicli si verificano i cosiddetti "grandi minimi solari", il più recente Grande Minimo Solare è stato il Minimo di Maunder intorno al 1600-700 durato qualche decennio, durante questo periodo in europa del nord si sono verificate grandi carestie di cibo, il Tamigi e la Senna rimanevano ghiacciati per gran parte dell'inverno, fu questo grave periodo che contribuì pesantemente alla caduta del Feudalesimo e alle Rivoluzioni Borghesi.

Qui potete vedere un esempio dell'andamento dell'attività solare negli ultimi 400 anni:



Durante questi grandi minimi solari si innescano così delle "piccole ere glaciali" come il Minimo di Maunder durato 70 anni circa.
Secondo varie ricerche indipendenti noi siamo prossimi ad un nuovo grande minimo solare, già quest'anno abbiamo un record degli ultimi decenni di copertura nevosa dell'emisfero nord, e vari record del secolo sono avvenuti, come la neve in zone calde dove non è mai caduta da cento anni come a Los Angeles, o i record di freddo fino a -50 gradi in città Usa come Chicago, e così via.

Qui potete vedere la copertura nevosa a Febbraio 2019 e il record che sta macinado rispetto alla media degli ultimi decenni:





La CO2 emessa dall'uomo è insignificante nell'influenzare il clima e anzi è anche un gas salutare per la Vita sul Pianeta in quanto tutte le piante hanno bisogno della CO2, il principale gas serra non è altro che il Vapore Acqueo, ed inoltre un effetto serra può solo essere benefico perchè significa più umidità, temperature costanti, ecc.. basti vedere le grandi foreste tropicali, più freddo invece significa meno vapore acqueo, meno umidità, più siccità, questo perchè più fa caldo più aumenta l'evaporazione degli oceani che ricoprono il 70% della superficie terrestre, mentre appunto più fa freddo più diminuisce l'evaporazione e quindi meno vapore acqueo nell'atmosfera, non occorre essere scienziati per capire questo, bastano le elementari. Per capire quanto riguarda la CO2 antropica (cioè emessa dall'uomo), potete vedere in questo grafico, la CO2 totale dell'aria rappresenta il 3,6% dell'aria, di questa CO2 solo il 3,2% è emessa dall'uomo, il restante è prodotta da fenomeni naturali, quindi solo lo 0,12% dell'aria è CO2 emessa dall'uomo!




Ma non solo per capire anche come funziona il Clima in modo serio e razionale, questo anche per combattere pericolosi fenomeni di massa come incantamenti sensazionalistici soggettivi quotidiani "secondo me fa più caldo, una volta non faceva così caldo, forse fa freddo, mi sembra più umido, chissà come mai ci sono 15 gradi a dicembre, l'erba è verde, è primavera, ecc.." ecco dunque in queste immagini seguenti potete vedere come il "vento solare" emesso dal Sole che colpisce la Terra, in caso di maggiore attività fa più pressione sull'equatore e quindi l'aria dei Poli rimane confinata e compattata nei Poli, mentre se diminuisce questa pressione all'equatore allora si ha il rilascio dell'aria polare con le caratteristiche "colate-lingue di aria fredda" che vediamo al Meteo, le quali lasciano spazio anche all'aria calda che va a "riempire" le zone lasciate vuote alle alte latitudini. Ecco perchè come in questo anno di bassa attività solare si hanno questi repentini cambiamenti di temperatura anche a basse latitudini.



Per capire come la propaganda del Riscaldamento Globale sia una immensa Truffa, basti vedere come già nel 1989 all'Onu si allarmava come entro dieci anni i ghiacci del polo nord si sarebbero sciolti, le città costiere allagate, e così via, cose poi ripetute da Al Gore "entro il 2006 i ghiacci del Polo Nord non esisteranno più", "la neve sarà un fenomeno raro", e così via, un vero e proprio allarmismo apocalittico il cui colpevole è la CO2 emessa dall'uomo.
Le Elite di questo Potere che aspira ad essere quindi un Potere GLOBALE, lo sanno benissimo, infatti questo movimento del "riscaldamento climatico da CO2 antropica" è finanziato da gruppi di banchieri che hanno anche preparato il finanziamento del nuovo "GREEN DEAL" globale, roba da trilioni di dollari a quanto pare, come cantava Jovanotti nella canzone Salvami: "La riconversione dell'energia, il colpo di coda dell'economia...", ed infatti questo allarmismo globale contro il riscaldamento e contro la CO2 ha vari scopi e cioè:

-formare un unico Potere Globale
-formare una forma di controllo e repressione globale nei confronti delle borghesie industriali
-boicottare i Paesi produttori di Petrolio che guardacaso sono praticamente tutti extra-Nato
-fermare lo Sviluppo dei Paesi Emergenti (Africa, Asia, Sudamerica, ecc..)
-spiazzare l'intera umanità che si prepara al riscaldamento quando invece è in arrivo un raffreddamento
-svalutare i paesi "caldi" e favorire così i paesi "freddi" cosicchè i grandi capitali compradori possano fare man bassa nei paesi caldi svalutati
-creare un nuovo mercato industriale pseudo-ecologista
-prepararsi al Peak-Oil (che viene tenuto nascosto alle masse)
-creare un culto per tenere incantate le masse e sviarle dai veri problemi

Infatti molti già per non rischiare di fare una figuraccia non usano più il termine "Rscaldamento Climatico", ma semplicemente "Cambiamento Climatico".
Il vero allarme da lanciare è quello del "PEAK-OIL" cioè del picco di disponibilità massima di petrolio dopodichè le riserve cominceranno ad esaurirsi, la stessa EIA Agenzia Internazionale per l'Energia uno delle prime due agenzie mondiali del settore ha ufficializzato l'anno scorso che "il peak oil c'è stato e nel 2008", un'agenzia che fino a poco tempo prima negava e sottaceva la cosa. Poi c'è stata una minima ripresa grazie allo Shale statunitense ma anche questo ha i suoi limiti che richiedono enormi investimenti e si esauriscono in fretta nel giro di un paio di anni, si tratta veramente di "raschiare il fondo del barile" diciamola in modo ironico per sdrammatizzare.
Lascio a voi immaginare (se ne siete in grado... ma per molti ne dubito..) immaginare cosa significhi l'esaurimento delle riserve di petrolio, figuriamoci se poi dovesse anche verificarsi questo "grande minimo solare" che secondo alcuni comincerebbe proprio in questi anni.
Tutto sommato ritengo positivo il movimento "Gretista" perchè anche se in modo distorto se non addirittura "inverso" prepara le coscienze a grossi cambiamenti epocali, infatti la CO2 è prodotta proprio dal Petrolio e quindi "combattere la CO2" significa prepararsi ad un mondo senza petrolio.










sabato 2 marzo 2019

Sulla Prostituzione

Provo a scrivere per quanto riguarda l'argomento della Prostituzione, sarà che a molti da fastidio persino che scrivo, che cercano di farmi guerra in ogni modo possibile per annientare il più possibile la mia esistenza, ecc.. ma io scrivo lo stesso il mio parere perchè ne ho diritto e nessuno è obbligato a leggermi, e tantomeno nessuno ha il diritto di farmi la guerra se quello che scrivo non gli piace.

Non è facile perchè a me piacerebbe che un argomento fosse ben studiato, sviscerato, analizzato e sintetizzato nel miglior modo possibile, quindi scrivendo qui un pò di getto non sarà proprio come vorrei scrivere, diciamo che posso limitarmi a fornire spunti del dibattito più o meno interessanti.

Dunque parto da un paio di articoli appena letti che lanciano una specie di "crociata" contro la Prostituzione, anche a livello legale, con varie misure a seconda dei paesi, con l'argomento principale che la prostituzione è sfruttamento della donna.

Ebbene quel che mi colpisce e che molti non se ne rendono conto, è che dire oggi che le donne che si prostituiscono siano povere sfruttate costrette a vendere il proprio corpo per fini sessuali, dovrebbe colpire come qualcosa di strano e anomalo in un'epoca ormai quella dei nostri giorni dove proliferano in maniera impressionante siti porno, che propugnano ogni sorta di promiscuità e libertà sessuale, di webcam di donne che si esibiscono in ogni modo mentre si masturbano come Chaturbate, dove ci guadagnano dei soldi, ma anche altri di semplici amatori e appassionati che si divertono, per arrivare ai privè di scambisti, e sempre più ragazze e donne che fanno del sesso promiscuo, orgiastico e senza limiti la loro bandiera, cioè dove praticamente ormai la "prostituzione" è un fenomeno di massa ma senza nemmeno guadagnarci sopra, cioè una prostituzione gratis insomma, un puttanesimo dilagante. Credo di aver fatto capire cosa intendo, ebbene in un'epoca del genere lanciare crociate contro la prostituzione appare quindi veramente strano, non trovate anche voi?

Se poi teniamo conto che queste crociate partano dagli ambienti dei poteri forti, della borghesia, delle elite, come quasi ogni cosa, e non dal campo proletario che è praticamente ormai quasi del tutto assente privato com'è di ogni sorta di voce.

Ed ecco che quindi con quest'ultimo paragrafo e quanto scritto prima, basta fare due+due ed ecco bingo! Questa crociata che spunta negli anni 2010 appare proprio come una forma di repressione borghese al proletariato e ceto medio, altro che le "povere donne costrette a vendere il corpo per sopravvivere".

Ed un operaio che è costretto a vendere tutto se stesso ogni giorno a lavoro cos'è se non prostituzione anche questa?
C'è un'inchiesta che mi sarebbe piaciuto fare, cioè chiedere ad ogni prostituta da quelle del livello più basso a quelle più di "lusso" se avessero lo stipendio di un'operaio rinuncerebbero a fare la prostituta? Ebbene sono sicuro che la maggioranza non rinuncerebbe perchè fare la prostituta significa anche guadagnare molto di più di un operaio, togliamo forse le tipiche nigeriane che fanno sesso anche per 10 euro, tutte quelle ridotte in schiavitù dai vari sfruttatori e trafficanti. Ma sempre di più oggi svolgono la loro attività a domicilio, tramite i siti di annunci, senza nessun magnaccia dietro e comunque di libera volontà.

Bisogna ricordarsi infatti che prostituzione è anche e sopratutto imprenditoria borghese per guadagnare tanto, cosa che facendo una semplice operaia non guadagnerebbe.

Certo, in una società socialista dove tutti/e avrebbero diritto ad un reddito minimo, sicuramente una buona percentuale non prenderebbe questa strada, perchè ci sono quelle che lo fanno per pura sopravvivenza perchè non saprebbero come fare, ma ci sarebbero anche quelle che non contente di un reddito minimo lo farebbero per guadagnare più soldi, molte infatti sanno che grazie ad un bel corpo possono sfruttarlo per arricchirsi e questa non è altro che mentalità borghese-capitalista, al pari di tutto il fenomeno di incentivazione del sistema capitalista nella libera professione autonoma, come persino con dei poveri corrieri in bicicletta che consegnano i pasti, e tante altre figure "autonomizzate" con partita iva, costrette a diventare piccoli imprenditori di se stessi, diffondendo così il credo liberista del mercato in ogni strato della società. E' così impossibile stimare quali possano essere queste percentuali, io per esempio provo ad immaginare qualcosa come un 20% di schiavizzate in vari modi da sfruttatori, un 40% che lo fanno liberamente ma per motivi di sopravvivenza e/o per difficoltà psicologiche e il restante 40% per semplice arricchimento.

Come detto prima in questa strana crociata del terzo millennio appare infatti una forma di repressione delle elite verso i ceti popolari, infatti il disegno di legge varato nella massonica rothschildiana Francia come in altri paesi del nord europa si puniscono i clienti, ma non le prostitute, un vero paradosso folle, infatti persino le stesse associazioni e sindacato delle prostitute hanno protestato contro questa legge, come fanno infatti le prostitute a fare soldi se gli vengono tolti i clienti, ma non solo, vengono attuate una serie di misure anche economiche per incentivare le prostitute a lasciare questa attività, cosa significa tutto ciò, infatti andando ancor oltre non facciamo che scorgere la vera mentalità primitiva, tribale e barbarica che si cela dietro queste elite, infatti ciò a cui vorrebbero arrivare queste elite sarebbe un vero e proprio dominio esclusivo di tutte le donne, sia per fini sessuali che procreativi escludendo da ciò tutti i maschi del proletariato e ceti medi visti come rivali, queste misure infatti si accompagnano ad altre con propaganda di vari aspetti come l'utero in affitto, il femminismo per isolare i maschi proletari e medi, le famiglie omosessuali, l'attacco alla famiglia naturale, i proletari devono essere esclusi sia dal piacere sessuale che dalla procreazione, tutte le donne devono diventare delle ristrette elite dominanti, e con la tecnologia dell'inseminazione artificiale le donne dovranno procreare solo i semi delle elite dominanti, fenomeno che ho avuto già modo di riscontrare.
I maschi proletari e medi devono essere repressi, esclusi, persino femminilizzati, sfruttati, ecc.. ecco la vera mentalità tribale che si cela dietro queste strane crociate.

domenica 10 febbraio 2019

Ipotesi trasmissione e arte?

Scrivo due parole veloci su una possibile ipotesi che mi pare si stia cercando di comunicarmi e cioè sulla questione della "trasmissione" che mi hanno applicato e su eventuali rapporti con possibili scene trasmesse sintetizzate con il concetto di "merda d'artista".

Ebbene nel caso ci fosse questa ipotesi due parole per chiarire a tutti la questione, come ho già scritto più volte, questa "trasmissione" è solo e solamente un'ANGHERIA, UN SOPRUSO, UN'UMILIAZIONE, ECC.. DI UNA VIOLENZA INAUDITA CHE SI E' POTUTA PERMETTERE UNA FAMIGLIA RICCHISSIMA COME QUESTA DELLA MULTINAZIONALE FERRERO (quella della Nutella per intenderci..) NEI CONFRONTI DI UN POVERO PROLETARIO INNOCENTE E DELLA SUA POVERA FAMIGLIA !!!! STOP ! NIENT'ALTRO !!!

QUESTO E' QUELLO CHE E', QUELLO CHE VEDETE OGNI GIORNO !!!
NON HA NULLA A CHE FARE CON L'ARTE !!! NON SI PUO' CHIAMARE ARTE UN CRIMINE DEL GENERE, E' COME DIRE "IO BOMBARDO LA LIBIA, QUESTA E' UN'OPERA D'ARTE, VI PIACE? SIAMO LA CAPITALE DELLA CULTURA VERO?" STOP! FINIAMOLA CON LE SCEMENZE !!! GENTE CHE IN UNA SOCIETA' CIVILE DOVREBBE ESSERE GIA' IN CARCERE, MA SICCOME SIAMO NEL CAPITALISMO "LU DEBOLI E' COLPEVOLI, LU RICCU E' INNOCENTE".

Inoltre questo mi viene pure follemente e paradossalmente NEGATO, cosicchè io non ho mai avuto modo di sapere SE, QUANDO, COME, DOVE, COSA, SONO TRASMESSO !!!! Posso solo ipotizzare in base alla raccolta di indizi che mi circondano.

Non devo dare spiegazioni a nessuno di cosa viene trasmesso, è la mia vita privata che mi viene rubata, violentata, umiliata, mia e della mia povera famiglia ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, una vera e propria tortura che cerco di superare e sopportare per non uccidermi definitivamente, che cerco di ignorare, e di continuare a vivere normalmente come se questa trasmissione non ci fosse, cercando quindi così di non soccombere a questo CRIMINE IMPERIALISTA.

Se poi c'è stato un episodio in cui ho interagito tramite la trasmissione recitando quel gesto la mattina davanti allo specchio con lo spazzolino.......... quel fatto è accaduto perchè ero terrorizzato perchè avevo già fatto uno sgarro con un'altro gesto simile su una foto in cui volli scimmiottare un "rito", ma allora non avevo proprio idea dell'esistenza di questa trasmissione, ebbene siccome avevo fatto quel gesto iniziai a percepire una certa pressione per quello che avevo fatto, poi pian piano iniziai a capire, ipotizzare, finchè cominciai a sentirmi terrorizzato, io e i miei familiari li sentivo in pericolo, e allora inscenai quel gesto davanti allo specchio per auto-punirmi per quello che avevo fatto.

L'ARTE NON C'ENTRA PROPRIO NIENTE.

Il percorso artistico che sto facendo con i quadri non c'entra niente con la trasmissione.

Ecco come stanno le cose.

martedì 29 gennaio 2019

Il Piano e la Partita Mondiale delle Elite Occidentali.

Siccome è ormai evidente che esistono delle Elite che cercano di pianificare l'andamento della geopolitica globale, in questo scenario apparentemente caotico, c'era un elemento che avevo già intravisto in passato nelle mie ricerche ma che mi sfuggiva e non mi appariva alla memoria, finchè un giorno mi riaffiorò alla memoria e così tutti i pezzi del puzzle iniziarono a mettersi a posto.

Ebbene questo elemento è una mappa che mostra il piano delle Elite per scongiurare una guerra mondiale dalle proporzioni apocalittiche, come vedete nell'immagine seguente si tratta di suddividere il globo in quattro macro aree di influenza, quattro Pan-Continenti, ognuno riservato alla principale potenza economica. Ritengo che questo piano abbia sicuramente anche un aspetto positivo e cioè quello di scongiurare una guerra catastrofica mondiale. Se osservate tutta la geopolitica che si è mossa in questi ultimi anni in occidente, vedete come tutto conferma l'attuazione di questo piano.


Ma, ci sono dei però, dunque, il primo fattore è il Petrolio, siamo ormai in pieno Peak Oil, cioè la maggioranza delle riserve petrolifere del mondo sono state già scoperte, e quindi la disponibilità mondiale di petrolio è destinata man mano a diminuire, inoltre tutt'ora non esistono ancora tecnologie in grado di fornire alternative al petrolio, il carburante del XX° secolo. Come potete vedere dal seguente grafico, ecco dove si trovano le principali riserve del mondo, e come potete notare, secondo la mappa del piano delle Elite occidentali che abbiamo appena visto, ai due blocchi occidentali andrebbero a finire ben 1204,6 Miliardi di Barili di Petrolio, lasciando invece ai due blocchi orientali 282,6 Miliardi di Barili di Petrolio. Ecco perchè la Cina non può accettare questo piano, infatti anche George Soros ha appena definito al Forum Globale di Davos la Cina come principale ostacolo alla "pace mondiale".



Infatti l'occidente cerca di spostare il più avanti possibile la sua area verso oriente, come vediamo in Ucraina, nei paesi dell'est europa, in Iraq, ecc.. lasciando il meno possibile ai due blocchi orientali, insomma si sta giocando anche una partita di "confine" tra Oriente e Occidente.

L'altra questione invece è una questione di classe, infatti questa suddivisione verticale, comporta l'assoggettamento e colonizzazione di tutti i "Sud" del mondo a tutti i "Nord" del mondo, sullo stesso esempio di quello che i meridionali d'Italia conoscono molto bene.

Mi fermo subito qui, lasciando a voi le vostre riflessioni e considerazioni.

SUL MATRIMONIO

 Scrivo due parole veloci su un fenomeno che sembra uscito fuori alla ribalta recentemente qui in occidente anche nella zona dove vivo nel t...