Riporto qui alcune citazioni di grandi maestri del comunismo sul concetto di Nazione, citazioni di Karl Marx, Lenin, Stalin, Mao Tse Tung, Enver Hoxa, Che Guevara, Comandante Marcos, Kim il Sung, Antonio Gramsci.
Karl Marx:
Manifesto del Partito Comunista:
"Gli operai non hanno patria. Non si può togliere loro quello che non hanno. Poiché la
prima cosa che il proletario deve fare è di conquistarsi il dominio politico, di elevarsi a
classe nazionale, di costituire se stesso in nazione, è anch'esso ancora nazionale,
seppure non certo nel senso della borghesia."
Critica del programma di Gotha - Note in margine al programma del Partito operaio
tedesco:
"S'intende da sé, che per poter combattere, in generale, la classe operaia si deve
organizzare nel proprio paese, in casa propria, come classe, e che l'interno di ogni
paese è il campo immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è
nazionale, come dice il Manifesto comunista, non per il contenuto, ma "per la forma."
“Per riassumere: nello stato attuale della società, che cosa è dunque il libero scambio?
È la libertà del capitale.
Quando avrete lasciato cadere quei pochi ostacoli nazionali che raffrenano ancora la
marcia del capitale, non avrete fatto che dare via libera alla sua attività. [...]
Il risultato sarà che l’opposizione fra le due classi [capitalisti e lavoratori salariati,
n.d.a.] si delineerà più nettamente ancora. [...]
Signori, non vi lasciate suggestionare dalla parola astratta di libertà.
Libertà di chi?
Non è la libertà di un singolo individuo di fronte a un altro individuo.
È la libertà che ha il capitale di schiacciare il lavoratore.”
(Karl Marx, "Discorso sulla questione del libero scambio, pronunciato il 9 gennaio
1848 all’Associazione democratica di Bruxelles").
Lenin:
"Sotto il capitalismo l'unificazione europea sarà impossibile o reazionaria" (ed infatti
oggi l'Europa è sia non unita politicamente che reazionaria..)
Sulla parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa:
"Gli Stati Uniti del mondo (e non d'Europa) rappresentano la forma statale di unione e
di libertà delle nazioni, che per noi è legata al socialismo, fino a che la completa
vittoria del comunismo non porterà alla sparizione definitiva di qualsiasi Stato,
compresi quelli democratici. La parola d'ordine degli Stati Uniti del mondo, come
parola d'ordine indipendente, non sarebbe forse giusta, innanzitutto perché essa
coincide con il socialismo; in secondo luogo, perché potrebbe ingenerare l'opinione
errata dell'impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese e la concezione
errata dei rapporti di tale paese con gli altri.
L'ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del
capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all'inizio in alcuni paesi
o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. [...] Ecco in forza di quali
considerazioni, che sono il risultato di ripetuti esami della questione nella conferenza
delle sezioni all'estero del POSDR e dopo la conferenza, la redazione dell'Organo
centrale è giunta alla conclusione che la parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa è
sbagliata."
Mao Tse Tung:
"UN COMUNISTA DEVE ESSERE ANCHE PATRIOTA (MAO TSE-TUNG)
"Qualsiasi riflessione sul marxismo separata dalle caratteristiche nazionali è soltanto il
marxismo in astratto, il marxismo nel vuoto"
"Un comunista, che è internazionalista, può essere nello stesso tempo un patriota?
Noi pensiamo che non soltanto può, ma deve esserlo. Soltanto le condizioni storiche
determinano il contenuto concreto del patriottismo. Esiste il nostro patriottismo ed
80
esiste il "patriottismo" degli aggressori giapponesi e quello di Hitler, al quale i
comunisti devono opporsi risolutamente. I comunisti giapponesi e tedeschi sono
favorevoli alla sconfitta bellica del proprio paese. Contribuire con tutti i mezzi alla
sconfitta degli aggressori giapponesi e di Hitler è nell'interesse dei loro popoli, e
quanto più questa sconfitta sarà completa, tanto meglio sarà. Poiché queste guerre
scatenate dagli aggressori giapponesi e da Hitler sono funeste per il popolo dei loro
paesi quanto per gli altri popoli del mondo. Altrimenti stanno le cose per la Cina, che è
vittima dell'aggressione. Ecco perché i comunisti cinesi devono unire il patriottismo
all'internazionalismo. Noi siamo contemporaneamente internazionalisti e patrioti e la
nostra parola d'ordine è di lottare per la difesa della patria contro l'invasore. Per
noi, il disfattismo è un delitto, e la lotta per la vittoria nella guerra di resistenza è un
dovere a cui non possiamo sottrarci. Poiché soltanto la lotta per la difesa della patria
consente di vincere gli aggressori e di liberare la nazione. Soltanto questa liberazione
rende possibile l'emancipazione del proletariato e di tutto il popolo lavoratore. La
vittoria della Cina sui suoi aggressori imperialisti sarà un aiuto per i popoli degli altri
paesi. Nella guerra di liberazione nazionale, il patriottismo è quindi un'applicazione
dell'internazionalismo".
Josif Vissarionovic Dzugashvili "Stalin":
"Prima Ia borghesia era considerata la guida della nazione: essa difendeva i diritti e
l'indipendenza della nazione e li poneva “al di sopra di tutto”. Ora non vi è più traccia
del "principio nazionale”, oggi la borghesia vende i diritti e l'indipendenza della
nazione per dei dollari.
La bandiera della indipendenza nazionale e della sovranità nazionale è stata gettata a
mare: non vi è dubbio che questa bandiera toccherà a voi di risollevarla e portarla in
avanti."
"La forza del patriottismo sovietico risiede nel fatto che esso non si basa su pregiudizi
razziali o nazionalisti, ma sul profondo amore del popolo per la patria sovietica e sulla
fedeltà ad essa, che è la comunità fraterna dei lavoratori di tutte le nazioni del nostro
paese. Nel patriottismo sovietico, le tradizioni nazionali di tutti i popoli si accoppiano
armonicamente con i comuni interessi di tutti i lavoratori sovietici. Il patriottismo
sovietico non disgrega, ma unifica tutte le nazioni e popolazioni del paese in un’unica
grande famiglia fraterna. In questa situazione si manifestano le basi della
indistruttibile e sempre più forte amicizia dei popoli sovietici. Nello stesso tempo, i
popoli dell’Unione Sovietica rispettano i diritti e l’indipendenza degli altri popoli ed
hanno sempre dimostrato di essere pronti a vivere in pace ed amicizia con gli altri
Stati vicini."
Enver Hoxa:
"Gli eurocomunisti non vogliono riconoscere l’esistenza di un grande problema
nazionale, la questione del dominio americano in Europa Occidentale e quindi la
necessità di liberarsene. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale fino ad oggi,
l’imperialismo americano ha legato questa parte dell’Europa con le più svariate catene
— politiche, economiche, militari, culturali ecc. Senza rompere queste catene non ci
possono essere né socialismo, e neppure quella democrazia borghese che gli
eurocomunisti portano alle stelle. Il capitale americano è penetrato così
profondamente in Europa, si è legato così bene con il capitale locale, che attualmente
è difficile stabilire dove comincia l’uno e dove finisce l’altro. Gli eserciti europei sono
talmente integrati nella NATO, dominata dagli americani, che praticamente non
esistono più come forze indipendenti nazionali. Un’integrazione sempre più
accentuata sta investendo il campo finanziario e monetario, la tecnologia, la cultura,
ecc.
[...]
Se è vero che fra i paesi europei aderenti alla NATO e gli Stati Uniti d’America
esistono varie contraddizioni, il che è naturale e inevitabile fra gruppi e grandi
raggruppamenti capitalistici, è altrettanto vero che i paesi della NATO si sono sempre
sottomessi a Washington per quello che riguarda le maggiori questioni politiche ed
economiche mondiali. La grande borghesia europea, come quella degli altri paesi,
quando si tratta di scegliere fra gli interessi della propria classe e quelli nazionali è
stata sempre propensa a sacrificare gli interessi della nazione. Questa è la ragione per
cui i comunisti si sono sempre battuti in difesa degli interessi nazionali,
considerandoli in stretta connessione con la questione della rivoluzione e del
socialismo. [...]
Il fatto che gli eurocomunisti negano l’esistenza di un problema nazionale nei loro
paesi, e concretamente la necessità di lottare contro il dominio e il diktat americano e
di consolidare l’indipendenza e la sovranità nazionali è un’altra prova della loro
degenerazione politica e ideologica, del loro tradimento nei confronti della causa della
rivoluzione."
Subcomandante Marcos
Coloro che difendono il concetto di Nazione sono assassinati o espulsi. Il progetto
neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare la
storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare le frontiere
culturali. Il costo maggiore per l'umanità è che per il capitalismo finanziario non c'è
niente... Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto
questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve
cominciare a recuperare i concetti di Nazione e Patria."
Ernesto Che Guevara:
"Hasta la victoria siempre. Patria o muerte."
Kim Jong Il:
L'inscindibile nesso tra Socialismo e Nazione.
L’adesione allo spirito del Juché e all’identità nazionale è la volontà e l’aspirazione
comune di tutti i popoli. Non c’è popolo che non ami e non apprezzi il suo paese e la
sua nazione, né tantomeno può esservi chi si rallegri a vedere la dignità e il genio della
sua nazione calpestati e disconosciuti. Perché il socialismo rimanga radicato nel cuore
del popolo e progredisca, forte della simpatia ardente e del sostegno senza riserve
delle masse, è opportuno aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale al livello
dell’opera socialista, salvaguardare così la dignità del paese e il genio della nazione.
Aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale ed assicurare lo sviluppo
indipendente del paese o della nazione è la conditio sine qua non per rafforzare l’unità
e la solidarietà internazionale e recare un vero contributo allo sviluppo del movimento
rivoluzionario mondiale. Nel mondo c’è un gran numero di paesi e di nazioni,
ciascuno con le sue particolarità, tutti con pari diritti e sovrani. L’unità e la solidarietà
internazionale formano rapporti di mutuo sostegno e di cooperazione tra i paesi o le
nazioni, i quali possono però recar l’impronta d’un libero consenso e d’una solidarietà
autentica solo se questi paesi o nazioni beneficiano di uno sviluppo indipendente e si
rispettano a vicenda. L’unità e la cooperazione basate sull’indipendenza, tali devono
essere i veri rapporti internazionali. Se lo spirito del Juché e l’identità nazionale
vengono soffocati e l’indipendenza nazionale violata, si assiste alla comparsa di
diseguaglianze e discordia tra i paesi o le nazioni, l’unità e la cooperazione restano
escluse. L’opera socialista è una causa al contempo nazionale ed internazionale e, sul
piano mondiale, essa progredisce e si compie grazie allo sviluppo e al trionfo della
rivoluzione in ciascun paese. Se ciascun popolo è responsabile della sua rivoluzione e
dello sviluppo del suo paese, allora l’opera socialista mondiale progredirà
vittoriosamente.
Malgrado l’importanza fondamentale del problema dell’adesione allo spirito del Juché
e all’identità nazionale nell’evoluzione del destino delle masse popolari, la vecchia
teoria della classe operaia non diede chiarimenti esatti in proposito.
Questa teoria, che mise in luce la legge dello sviluppo della storia a partire dalla
concezione materialistica della storia, legò la formazione delle nazioni alla comparsa e
allo sviluppo del capitalismo, prevedendo la loro scomparsa man mano che il regime
capitalista sarà eliminato e che l’edificazione del socialismo e poi del comunismo
progredirà. Date le condizioni storiche dell’epoca, le forze rivoluzionarie sovrane non
erano preparate in ciascun paese o nazione ed era essenziale rafforzare la solidarietà
internazionale della classe operaia nella lotta contro il capitalismo e l’imperialismo,
era fuori questione che la suddetta teoria affrontasse il problema dello spirito del Juché
e dell’identità nazionale nell’opera socialista. È plausibile vedere nell’idea che la
classe operaia non ha patria, espressa da questa teoria, il riflesso della necessità
avvertita di rinsaldare l’unità e la solidarietà internazionale di questa classe, problema
imperioso all’epoca nel quadro del movimento socialista, e di eliminare in seno a
questo movimento nonché dal movimento operaio l’opportunismo, portatore di
nazionalismo borghese.
Nella nostra epoca in cui le masse popolari operano in modo attivo per fare la
rivoluzione e sviluppare il paese, da padrone del loro destino, è divenuto imperioso
che i paesi o le nazioni si attengano allo spirito del Juché e valorizzino la loro identità.
Tuttavia i partiti di numerosi paesi che edificavano il socialismo non stabilirono nuove
teorie né una politica adatta al cambiamento della situazione, né tantomeno
sistemarono correttamente i problemi posti dallo sviluppo indipendente del paese o
della nazione. Ai loro occhi i reparti nazionali in seno al movimento socialista
mondiale, rispettando la volontà dei loro popoli, le particolarità nazionali e la
situazione dei loro paesi per fare la rivoluzione e sviluppare il paese, contraddicevano
all’internazionalismo. Di conseguenza essi non vegliarono come dovuto sul
mantenimento dell’indipendenza e sul rispetto delle particolarità nazionali. Questo
pregiudizio e questa politica erronea ebbero come conseguenza che il socialismo perse
terreno e sostegno nazionale, lungi dal trasformarsi in un’opera al servizio del paese o
della nazione. Il socialismo è una causa che interessa al contempo le classi, lo
sviluppo e la prosperità della nazione. Lo sviluppo e il compimento della società
socialista devono costituire al contempo un processo in cui la volontà e gli interessi di
classe delle masse lavoratrici vengano soddisfatti e un processo in cui il paese venga
sviluppato e in cui la nazione acceda alla prosperità. Con le masse lavoratrici, in
particolare la classe operaia, che formano la maggior parte d’ogni nazione, il rifiuto
dello spirito del Juché e lo spregio dell’identità nazionale impediscono per forza che la
volontà di classe delle masse lavoratrici sia realizzata. In diversi paesi, con l’opera
socialista non trasformatasi in una vera opera nazionale sovrana, il socialismo vide
indebolirsi sempre più le sue posizioni di classe, finendo così per esser condannato al
crollo e alla rovina sotto i colpi portati dagli imperialisti e dai rinnegati della
rivoluzione.
Nei paesi in cui il socialismo è crollato la dignità nazionale viene calpestata, il popolo
subisce delle calamità e si producono perfino dei sanguinosi conflitti nazionali. Gli
imperialisti ne approfittano: rigettano la responsabilità del disastro nazionale sul
socialismo e si ostinano a infangare la sua immagine.
Che il socialismo non valga quanto il capitalismo per lo sviluppo nazionale, come
sostengono gli imperialisti, è una cinica menzogna che scambia il vero col falso. È il
capitalismo, e non il socialismo, che ostacola lo sviluppo nazionale. Nella società
capitalistica, in cui i membri della nazione si trovano divisi in classi ostili e in cui gli
interessi dell’individuo vengono prima di quelli della società, l’unità nazionale è
esclusa, le persone non possono mostrarsi responsabili nei confronti dello sviluppo del
paese o della nazione e i beni sociali non possono servire efficacemente alla prosperità
comune della nazione. In questa società l’unica preoccupazione della classe degli
sfruttatori che detengono tutti i mezzi di produzione e tutte le ricchezze è di
guadagnare denaro. Questa classe reazionaria non esita, per far fortuna, a tradire gli
interessi del paese o della nazione e a recar danno agli altri paesi o nazioni. Dominare
e saccheggiare gli altri paesi o nazioni è nella natura invariabile dell’imperialismo.
Sotto il capitalismo né l’eguaglianza nazionale né lo sviluppo libero della nazione
sono concepibili. La potenza e la prosperità autentica del paese o della nazione sono
possibili solo nella società socialista in cui tutti i membri della nazione hanno interessi
comuni e in cui tutti i beni servono allo sviluppo comune della nazione. Il socialismo
assicura, fra l’altro, lo sviluppo libero della nazione e pone fine ad ogni ineguaglianza
tra le nazioni nonché allo sfruttamento di una classe da parte di un’altra.
Il nostro partito e il nostro popolo, sotto la direzione del compagno Kim Il Sung,
grande leader, han fatto progredire vittoriosamente la nostra causa rivoluzionaria,
aderendo costantemente allo spirito del Juché e valorizzando l’identità nazionale nella
rivoluzione e nello sviluppo del paese.
Il compagno Kim Il Sung, leader rispettato, è un grande pensatore e teorico, un grande
uomo politico, giacché ha espresso per la prima volta nella storia ed applicato
brillantemente l’idea di salvaguardare questo spirito e questa identità, dirigendo così
vittoriosamente la rivoluzione e lo sviluppo del paese.
Serbare lo spirito del Juché e rispettare l’identità nazionale e tenerne conto è un
principio delucidato dalle idee del Juché del compagno Kim Il Sung, grande leader,
per la rivoluzione e lo sviluppo del paese. Queste idee, che sono la concezione del
mondo incentrata sull’uomo, costituiscono un’ideologia autenticamente legata al
paese e alla nazione nonché al popolo, la grande ideologia rivoluzionaria della nostra
epoca, che chiarisce la via per far progredire energicamente l’opera di emancipazione
del mondo intero. Esse accertano che il paese o la nazione costituisce il quadro
essenziale in cui il destino delle masse popolari viene modellato e che, se queste
vogliono plasmare in piena indipendenza il loro destino, devono aderire fermamente
allo spirito del Juché e all’identità nazionale nella rivoluzione e nello sviluppo del
paese. Le idee del Juché hanno appurato che lo sviluppo delle nazioni nel quadro
dell’opera socialista non consiste nell’assimilazione e nell’annessione di una nazione
da parte di un’altra, che è invece un processo in cui ciascuna nazione estende e
sviluppa senza sosta la cooperazione e i legami con le altre nazioni secondo i princìpi
dell’eguaglianza completa e del libero consenso, con ciò trasformando se stessa in una
nazione colta e possente e creando in piena indipendenza la sua vita e la sua storia.
Avendo delucidato la natura sovrana dell’opera socialista e le condizioni storicosociali
indispensabili alla sua realizzazione, le idee del Juché hanno proposto la
salvaguardia dello spirito del Juché e il rispetto dell’identità nazionale come principio
fondamentale da applicare lungo tutto il corso dell’edificazione del socialismo. Grazie
alle idee del Juché, il destino del socialismo e quello della nazione si sono uniti ed è
divenuto possibile assicurare la prosperità e lo sviluppo nazionale continuo
parallelamente al progresso vittorioso dell’edificazione del socialismo. Che il
compagno Kim Il Sung, grande leader, abbia proposto, seguendo le sue idee del Juché,
la teoria sul mantenimento dello spirito del Juché e sul rispetto dell’identità nazionale,
fornendo così la guida più giusta per fare dell’opera socialista la causa autenticamente
sovrana delle masse popolari, un’opera al servizio del paese e della nazione, è un atto
indefettibile nella storia del pensiero.
Il nostro partito e il nostro popolo hanno risolutamente serbato lo spirito del Juché e
rispettato l’identità nazionale, portando alta la bandiera delle idee del Juché, nella lotta
per la sovranità e l’indipendenza nazionale, per il socialismo, a dispetto di tutte le
macchinazioni degli imperialisti e degli opportunisti; brillanti realizzazioni sono così
state compiute e preziose esperienze accumulate.
(Kim Jong Il, Aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale al livello della
rivoluzione e dello sviluppo del paese, Edizioni in lingue estere, Pyongyang, 1997, pp.
3-8)
Manifesto del Partito Comunista:
"Gli operai non hanno patria. Non si può togliere loro quello che non hanno. Poiché la
prima cosa che il proletario deve fare è di conquistarsi il dominio politico, di elevarsi a
classe nazionale, di costituire se stesso in nazione, è anch'esso ancora nazionale,
seppure non certo nel senso della borghesia."
Critica del programma di Gotha - Note in margine al programma del Partito operaio
tedesco:
"S'intende da sé, che per poter combattere, in generale, la classe operaia si deve
organizzare nel proprio paese, in casa propria, come classe, e che l'interno di ogni
paese è il campo immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è
nazionale, come dice il Manifesto comunista, non per il contenuto, ma "per la forma."
“Per riassumere: nello stato attuale della società, che cosa è dunque il libero scambio?
È la libertà del capitale.
Quando avrete lasciato cadere quei pochi ostacoli nazionali che raffrenano ancora la
marcia del capitale, non avrete fatto che dare via libera alla sua attività. [...]
Il risultato sarà che l’opposizione fra le due classi [capitalisti e lavoratori salariati,
n.d.a.] si delineerà più nettamente ancora. [...]
Signori, non vi lasciate suggestionare dalla parola astratta di libertà.
Libertà di chi?
Non è la libertà di un singolo individuo di fronte a un altro individuo.
È la libertà che ha il capitale di schiacciare il lavoratore.”
(Karl Marx, "Discorso sulla questione del libero scambio, pronunciato il 9 gennaio
1848 all’Associazione democratica di Bruxelles").
Lenin:
"Sotto il capitalismo l'unificazione europea sarà impossibile o reazionaria" (ed infatti
oggi l'Europa è sia non unita politicamente che reazionaria..)
Sulla parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa:
"Gli Stati Uniti del mondo (e non d'Europa) rappresentano la forma statale di unione e
di libertà delle nazioni, che per noi è legata al socialismo, fino a che la completa
vittoria del comunismo non porterà alla sparizione definitiva di qualsiasi Stato,
compresi quelli democratici. La parola d'ordine degli Stati Uniti del mondo, come
parola d'ordine indipendente, non sarebbe forse giusta, innanzitutto perché essa
coincide con il socialismo; in secondo luogo, perché potrebbe ingenerare l'opinione
errata dell'impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese e la concezione
errata dei rapporti di tale paese con gli altri.
L'ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del
capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all'inizio in alcuni paesi
o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. [...] Ecco in forza di quali
considerazioni, che sono il risultato di ripetuti esami della questione nella conferenza
delle sezioni all'estero del POSDR e dopo la conferenza, la redazione dell'Organo
centrale è giunta alla conclusione che la parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa è
sbagliata."
Mao Tse Tung:
"UN COMUNISTA DEVE ESSERE ANCHE PATRIOTA (MAO TSE-TUNG)
"Qualsiasi riflessione sul marxismo separata dalle caratteristiche nazionali è soltanto il
marxismo in astratto, il marxismo nel vuoto"
"Un comunista, che è internazionalista, può essere nello stesso tempo un patriota?
Noi pensiamo che non soltanto può, ma deve esserlo. Soltanto le condizioni storiche
determinano il contenuto concreto del patriottismo. Esiste il nostro patriottismo ed
80
esiste il "patriottismo" degli aggressori giapponesi e quello di Hitler, al quale i
comunisti devono opporsi risolutamente. I comunisti giapponesi e tedeschi sono
favorevoli alla sconfitta bellica del proprio paese. Contribuire con tutti i mezzi alla
sconfitta degli aggressori giapponesi e di Hitler è nell'interesse dei loro popoli, e
quanto più questa sconfitta sarà completa, tanto meglio sarà. Poiché queste guerre
scatenate dagli aggressori giapponesi e da Hitler sono funeste per il popolo dei loro
paesi quanto per gli altri popoli del mondo. Altrimenti stanno le cose per la Cina, che è
vittima dell'aggressione. Ecco perché i comunisti cinesi devono unire il patriottismo
all'internazionalismo. Noi siamo contemporaneamente internazionalisti e patrioti e la
nostra parola d'ordine è di lottare per la difesa della patria contro l'invasore. Per
noi, il disfattismo è un delitto, e la lotta per la vittoria nella guerra di resistenza è un
dovere a cui non possiamo sottrarci. Poiché soltanto la lotta per la difesa della patria
consente di vincere gli aggressori e di liberare la nazione. Soltanto questa liberazione
rende possibile l'emancipazione del proletariato e di tutto il popolo lavoratore. La
vittoria della Cina sui suoi aggressori imperialisti sarà un aiuto per i popoli degli altri
paesi. Nella guerra di liberazione nazionale, il patriottismo è quindi un'applicazione
dell'internazionalismo".
Josif Vissarionovic Dzugashvili "Stalin":
"Prima Ia borghesia era considerata la guida della nazione: essa difendeva i diritti e
l'indipendenza della nazione e li poneva “al di sopra di tutto”. Ora non vi è più traccia
del "principio nazionale”, oggi la borghesia vende i diritti e l'indipendenza della
nazione per dei dollari.
La bandiera della indipendenza nazionale e della sovranità nazionale è stata gettata a
mare: non vi è dubbio che questa bandiera toccherà a voi di risollevarla e portarla in
avanti."
"La forza del patriottismo sovietico risiede nel fatto che esso non si basa su pregiudizi
razziali o nazionalisti, ma sul profondo amore del popolo per la patria sovietica e sulla
fedeltà ad essa, che è la comunità fraterna dei lavoratori di tutte le nazioni del nostro
paese. Nel patriottismo sovietico, le tradizioni nazionali di tutti i popoli si accoppiano
armonicamente con i comuni interessi di tutti i lavoratori sovietici. Il patriottismo
sovietico non disgrega, ma unifica tutte le nazioni e popolazioni del paese in un’unica
grande famiglia fraterna. In questa situazione si manifestano le basi della
indistruttibile e sempre più forte amicizia dei popoli sovietici. Nello stesso tempo, i
popoli dell’Unione Sovietica rispettano i diritti e l’indipendenza degli altri popoli ed
hanno sempre dimostrato di essere pronti a vivere in pace ed amicizia con gli altri
Stati vicini."
Enver Hoxa:
"Gli eurocomunisti non vogliono riconoscere l’esistenza di un grande problema
nazionale, la questione del dominio americano in Europa Occidentale e quindi la
necessità di liberarsene. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale fino ad oggi,
l’imperialismo americano ha legato questa parte dell’Europa con le più svariate catene
— politiche, economiche, militari, culturali ecc. Senza rompere queste catene non ci
possono essere né socialismo, e neppure quella democrazia borghese che gli
eurocomunisti portano alle stelle. Il capitale americano è penetrato così
profondamente in Europa, si è legato così bene con il capitale locale, che attualmente
è difficile stabilire dove comincia l’uno e dove finisce l’altro. Gli eserciti europei sono
talmente integrati nella NATO, dominata dagli americani, che praticamente non
esistono più come forze indipendenti nazionali. Un’integrazione sempre più
accentuata sta investendo il campo finanziario e monetario, la tecnologia, la cultura,
ecc.
[...]
Se è vero che fra i paesi europei aderenti alla NATO e gli Stati Uniti d’America
esistono varie contraddizioni, il che è naturale e inevitabile fra gruppi e grandi
raggruppamenti capitalistici, è altrettanto vero che i paesi della NATO si sono sempre
sottomessi a Washington per quello che riguarda le maggiori questioni politiche ed
economiche mondiali. La grande borghesia europea, come quella degli altri paesi,
quando si tratta di scegliere fra gli interessi della propria classe e quelli nazionali è
stata sempre propensa a sacrificare gli interessi della nazione. Questa è la ragione per
cui i comunisti si sono sempre battuti in difesa degli interessi nazionali,
considerandoli in stretta connessione con la questione della rivoluzione e del
socialismo. [...]
Il fatto che gli eurocomunisti negano l’esistenza di un problema nazionale nei loro
paesi, e concretamente la necessità di lottare contro il dominio e il diktat americano e
di consolidare l’indipendenza e la sovranità nazionali è un’altra prova della loro
degenerazione politica e ideologica, del loro tradimento nei confronti della causa della
rivoluzione."
Subcomandante Marcos
Coloro che difendono il concetto di Nazione sono assassinati o espulsi. Il progetto
neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare la
storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare le frontiere
culturali. Il costo maggiore per l'umanità è che per il capitalismo finanziario non c'è
niente... Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto
questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve
cominciare a recuperare i concetti di Nazione e Patria."
Ernesto Che Guevara:
"Hasta la victoria siempre. Patria o muerte."
Kim Jong Il:
L'inscindibile nesso tra Socialismo e Nazione.
L’adesione allo spirito del Juché e all’identità nazionale è la volontà e l’aspirazione
comune di tutti i popoli. Non c’è popolo che non ami e non apprezzi il suo paese e la
sua nazione, né tantomeno può esservi chi si rallegri a vedere la dignità e il genio della
sua nazione calpestati e disconosciuti. Perché il socialismo rimanga radicato nel cuore
del popolo e progredisca, forte della simpatia ardente e del sostegno senza riserve
delle masse, è opportuno aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale al livello
dell’opera socialista, salvaguardare così la dignità del paese e il genio della nazione.
Aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale ed assicurare lo sviluppo
indipendente del paese o della nazione è la conditio sine qua non per rafforzare l’unità
e la solidarietà internazionale e recare un vero contributo allo sviluppo del movimento
rivoluzionario mondiale. Nel mondo c’è un gran numero di paesi e di nazioni,
ciascuno con le sue particolarità, tutti con pari diritti e sovrani. L’unità e la solidarietà
internazionale formano rapporti di mutuo sostegno e di cooperazione tra i paesi o le
nazioni, i quali possono però recar l’impronta d’un libero consenso e d’una solidarietà
autentica solo se questi paesi o nazioni beneficiano di uno sviluppo indipendente e si
rispettano a vicenda. L’unità e la cooperazione basate sull’indipendenza, tali devono
essere i veri rapporti internazionali. Se lo spirito del Juché e l’identità nazionale
vengono soffocati e l’indipendenza nazionale violata, si assiste alla comparsa di
diseguaglianze e discordia tra i paesi o le nazioni, l’unità e la cooperazione restano
escluse. L’opera socialista è una causa al contempo nazionale ed internazionale e, sul
piano mondiale, essa progredisce e si compie grazie allo sviluppo e al trionfo della
rivoluzione in ciascun paese. Se ciascun popolo è responsabile della sua rivoluzione e
dello sviluppo del suo paese, allora l’opera socialista mondiale progredirà
vittoriosamente.
Malgrado l’importanza fondamentale del problema dell’adesione allo spirito del Juché
e all’identità nazionale nell’evoluzione del destino delle masse popolari, la vecchia
teoria della classe operaia non diede chiarimenti esatti in proposito.
Questa teoria, che mise in luce la legge dello sviluppo della storia a partire dalla
concezione materialistica della storia, legò la formazione delle nazioni alla comparsa e
allo sviluppo del capitalismo, prevedendo la loro scomparsa man mano che il regime
capitalista sarà eliminato e che l’edificazione del socialismo e poi del comunismo
progredirà. Date le condizioni storiche dell’epoca, le forze rivoluzionarie sovrane non
erano preparate in ciascun paese o nazione ed era essenziale rafforzare la solidarietà
internazionale della classe operaia nella lotta contro il capitalismo e l’imperialismo,
era fuori questione che la suddetta teoria affrontasse il problema dello spirito del Juché
e dell’identità nazionale nell’opera socialista. È plausibile vedere nell’idea che la
classe operaia non ha patria, espressa da questa teoria, il riflesso della necessità
avvertita di rinsaldare l’unità e la solidarietà internazionale di questa classe, problema
imperioso all’epoca nel quadro del movimento socialista, e di eliminare in seno a
questo movimento nonché dal movimento operaio l’opportunismo, portatore di
nazionalismo borghese.
Nella nostra epoca in cui le masse popolari operano in modo attivo per fare la
rivoluzione e sviluppare il paese, da padrone del loro destino, è divenuto imperioso
che i paesi o le nazioni si attengano allo spirito del Juché e valorizzino la loro identità.
Tuttavia i partiti di numerosi paesi che edificavano il socialismo non stabilirono nuove
teorie né una politica adatta al cambiamento della situazione, né tantomeno
sistemarono correttamente i problemi posti dallo sviluppo indipendente del paese o
della nazione. Ai loro occhi i reparti nazionali in seno al movimento socialista
mondiale, rispettando la volontà dei loro popoli, le particolarità nazionali e la
situazione dei loro paesi per fare la rivoluzione e sviluppare il paese, contraddicevano
all’internazionalismo. Di conseguenza essi non vegliarono come dovuto sul
mantenimento dell’indipendenza e sul rispetto delle particolarità nazionali. Questo
pregiudizio e questa politica erronea ebbero come conseguenza che il socialismo perse
terreno e sostegno nazionale, lungi dal trasformarsi in un’opera al servizio del paese o
della nazione. Il socialismo è una causa che interessa al contempo le classi, lo
sviluppo e la prosperità della nazione. Lo sviluppo e il compimento della società
socialista devono costituire al contempo un processo in cui la volontà e gli interessi di
classe delle masse lavoratrici vengano soddisfatti e un processo in cui il paese venga
sviluppato e in cui la nazione acceda alla prosperità. Con le masse lavoratrici, in
particolare la classe operaia, che formano la maggior parte d’ogni nazione, il rifiuto
dello spirito del Juché e lo spregio dell’identità nazionale impediscono per forza che la
volontà di classe delle masse lavoratrici sia realizzata. In diversi paesi, con l’opera
socialista non trasformatasi in una vera opera nazionale sovrana, il socialismo vide
indebolirsi sempre più le sue posizioni di classe, finendo così per esser condannato al
crollo e alla rovina sotto i colpi portati dagli imperialisti e dai rinnegati della
rivoluzione.
Nei paesi in cui il socialismo è crollato la dignità nazionale viene calpestata, il popolo
subisce delle calamità e si producono perfino dei sanguinosi conflitti nazionali. Gli
imperialisti ne approfittano: rigettano la responsabilità del disastro nazionale sul
socialismo e si ostinano a infangare la sua immagine.
Che il socialismo non valga quanto il capitalismo per lo sviluppo nazionale, come
sostengono gli imperialisti, è una cinica menzogna che scambia il vero col falso. È il
capitalismo, e non il socialismo, che ostacola lo sviluppo nazionale. Nella società
capitalistica, in cui i membri della nazione si trovano divisi in classi ostili e in cui gli
interessi dell’individuo vengono prima di quelli della società, l’unità nazionale è
esclusa, le persone non possono mostrarsi responsabili nei confronti dello sviluppo del
paese o della nazione e i beni sociali non possono servire efficacemente alla prosperità
comune della nazione. In questa società l’unica preoccupazione della classe degli
sfruttatori che detengono tutti i mezzi di produzione e tutte le ricchezze è di
guadagnare denaro. Questa classe reazionaria non esita, per far fortuna, a tradire gli
interessi del paese o della nazione e a recar danno agli altri paesi o nazioni. Dominare
e saccheggiare gli altri paesi o nazioni è nella natura invariabile dell’imperialismo.
Sotto il capitalismo né l’eguaglianza nazionale né lo sviluppo libero della nazione
sono concepibili. La potenza e la prosperità autentica del paese o della nazione sono
possibili solo nella società socialista in cui tutti i membri della nazione hanno interessi
comuni e in cui tutti i beni servono allo sviluppo comune della nazione. Il socialismo
assicura, fra l’altro, lo sviluppo libero della nazione e pone fine ad ogni ineguaglianza
tra le nazioni nonché allo sfruttamento di una classe da parte di un’altra.
Il nostro partito e il nostro popolo, sotto la direzione del compagno Kim Il Sung,
grande leader, han fatto progredire vittoriosamente la nostra causa rivoluzionaria,
aderendo costantemente allo spirito del Juché e valorizzando l’identità nazionale nella
rivoluzione e nello sviluppo del paese.
Il compagno Kim Il Sung, leader rispettato, è un grande pensatore e teorico, un grande
uomo politico, giacché ha espresso per la prima volta nella storia ed applicato
brillantemente l’idea di salvaguardare questo spirito e questa identità, dirigendo così
vittoriosamente la rivoluzione e lo sviluppo del paese.
Serbare lo spirito del Juché e rispettare l’identità nazionale e tenerne conto è un
principio delucidato dalle idee del Juché del compagno Kim Il Sung, grande leader,
per la rivoluzione e lo sviluppo del paese. Queste idee, che sono la concezione del
mondo incentrata sull’uomo, costituiscono un’ideologia autenticamente legata al
paese e alla nazione nonché al popolo, la grande ideologia rivoluzionaria della nostra
epoca, che chiarisce la via per far progredire energicamente l’opera di emancipazione
del mondo intero. Esse accertano che il paese o la nazione costituisce il quadro
essenziale in cui il destino delle masse popolari viene modellato e che, se queste
vogliono plasmare in piena indipendenza il loro destino, devono aderire fermamente
allo spirito del Juché e all’identità nazionale nella rivoluzione e nello sviluppo del
paese. Le idee del Juché hanno appurato che lo sviluppo delle nazioni nel quadro
dell’opera socialista non consiste nell’assimilazione e nell’annessione di una nazione
da parte di un’altra, che è invece un processo in cui ciascuna nazione estende e
sviluppa senza sosta la cooperazione e i legami con le altre nazioni secondo i princìpi
dell’eguaglianza completa e del libero consenso, con ciò trasformando se stessa in una
nazione colta e possente e creando in piena indipendenza la sua vita e la sua storia.
Avendo delucidato la natura sovrana dell’opera socialista e le condizioni storicosociali
indispensabili alla sua realizzazione, le idee del Juché hanno proposto la
salvaguardia dello spirito del Juché e il rispetto dell’identità nazionale come principio
fondamentale da applicare lungo tutto il corso dell’edificazione del socialismo. Grazie
alle idee del Juché, il destino del socialismo e quello della nazione si sono uniti ed è
divenuto possibile assicurare la prosperità e lo sviluppo nazionale continuo
parallelamente al progresso vittorioso dell’edificazione del socialismo. Che il
compagno Kim Il Sung, grande leader, abbia proposto, seguendo le sue idee del Juché,
la teoria sul mantenimento dello spirito del Juché e sul rispetto dell’identità nazionale,
fornendo così la guida più giusta per fare dell’opera socialista la causa autenticamente
sovrana delle masse popolari, un’opera al servizio del paese e della nazione, è un atto
indefettibile nella storia del pensiero.
Il nostro partito e il nostro popolo hanno risolutamente serbato lo spirito del Juché e
rispettato l’identità nazionale, portando alta la bandiera delle idee del Juché, nella lotta
per la sovranità e l’indipendenza nazionale, per il socialismo, a dispetto di tutte le
macchinazioni degli imperialisti e degli opportunisti; brillanti realizzazioni sono così
state compiute e preziose esperienze accumulate.
(Kim Jong Il, Aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale al livello della
rivoluzione e dello sviluppo del paese, Edizioni in lingue estere, Pyongyang, 1997, pp.
3-8)
Antonio Gramsci:
‘’In questo scorcio della vita del mondo lancia l’ideologia della Lega delle Nazioni.
Essa rappresenta per la borghesia liberista anglosassone la garanzia politica
dell’attività economica di domani e dell’ulteriore sviluppo capitalistico. E’ il tentativo
di adeguare la politica internazionale alle necessità degli scambi internazionali.
Rappresenta per i singoli Stati, quella garanzia di sicurezza e di libertà che
corrisponde nel seno di ogni Stato all’habeas corpus per la libertà e la sicurezza
individuale dei singoli cittadini. E’ il grande Stato borghese supernazionale che ha
dissolto le barriere doganali, che ha ampliato i mercati, che ha ampliato il respiro della
libera concorrenza e permette le grandi imprese, le grandi concentrazioni
capitalistiche internazionali’’ (Antonio Gramsci, La Lega delle Nazioni, Pubblicato su
‘’Il Grido del Popolo’’ n. 704 19 gennaio 1918).
‘’In questo scorcio della vita del mondo lancia l’ideologia della Lega delle Nazioni.
Essa rappresenta per la borghesia liberista anglosassone la garanzia politica
dell’attività economica di domani e dell’ulteriore sviluppo capitalistico. E’ il tentativo
di adeguare la politica internazionale alle necessità degli scambi internazionali.
Rappresenta per i singoli Stati, quella garanzia di sicurezza e di libertà che
corrisponde nel seno di ogni Stato all’habeas corpus per la libertà e la sicurezza
individuale dei singoli cittadini. E’ il grande Stato borghese supernazionale che ha
dissolto le barriere doganali, che ha ampliato i mercati, che ha ampliato il respiro della
libera concorrenza e permette le grandi imprese, le grandi concentrazioni
capitalistiche internazionali’’ (Antonio Gramsci, La Lega delle Nazioni, Pubblicato su
‘’Il Grido del Popolo’’ n. 704 19 gennaio 1918).