sabato 31 marzo 2018

Citazioni di grandi comunisti sulla Nazione

Riporto qui alcune citazioni di grandi maestri del comunismo sul concetto di Nazione, citazioni di Karl Marx, Lenin, Stalin, Mao Tse Tung, Enver Hoxa, Che Guevara, Comandante Marcos, Kim il Sung, Antonio Gramsci.

Karl Marx:
Manifesto del Partito Comunista:
"Gli operai non hanno patria. Non si può togliere loro quello che non hanno. Poiché la
prima cosa che il proletario deve fare è di conquistarsi il dominio politico, di elevarsi a
classe nazionale, di costituire se stesso in nazione, è anch'esso ancora nazionale,
seppure non certo nel senso della borghesia."
Critica del programma di Gotha - Note in margine al programma del Partito operaio
tedesco:
"S'intende da sé, che per poter combattere, in generale, la classe operaia si deve
organizzare nel proprio paese, in casa propria, come classe, e che l'interno di ogni
paese è il campo immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è
nazionale, come dice il Manifesto comunista, non per il contenuto, ma "per la forma."
“Per riassumere: nello stato attuale della società, che cosa è dunque il libero scambio?
È la libertà del capitale.
Quando avrete lasciato cadere quei pochi ostacoli nazionali che raffrenano ancora la
marcia del capitale, non avrete fatto che dare via libera alla sua attività. [...]
Il risultato sarà che l’opposizione fra le due classi [capitalisti e lavoratori salariati,
n.d.a.] si delineerà più nettamente ancora. [...]
Signori, non vi lasciate suggestionare dalla parola astratta di libertà.
Libertà di chi?
Non è la libertà di un singolo individuo di fronte a un altro individuo.
È la libertà che ha il capitale di schiacciare il lavoratore.”
(Karl Marx, "Discorso sulla questione del libero scambio, pronunciato il 9 gennaio
1848 all’Associazione democratica di Bruxelles").
Lenin:
"Sotto il capitalismo l'unificazione europea sarà impossibile o reazionaria" (ed infatti
oggi l'Europa è sia non unita politicamente che reazionaria..)
Sulla parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa:
"Gli Stati Uniti del mondo (e non d'Europa) rappresentano la forma statale di unione e
di libertà delle nazioni, che per noi è legata al socialismo, fino a che la completa
vittoria del comunismo non porterà alla sparizione definitiva di qualsiasi Stato,
compresi quelli democratici. La parola d'ordine degli Stati Uniti del mondo, come
parola d'ordine indipendente, non sarebbe forse giusta, innanzitutto perché essa
coincide con il socialismo; in secondo luogo, perché potrebbe ingenerare l'opinione
errata dell'impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese e la concezione
errata dei rapporti di tale paese con gli altri.
L'ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del
capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all'inizio in alcuni paesi
o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. [...] Ecco in forza di quali
considerazioni, che sono il risultato di ripetuti esami della questione nella conferenza
delle sezioni all'estero del POSDR e dopo la conferenza, la redazione dell'Organo
centrale è giunta alla conclusione che la parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa è
sbagliata."
Mao Tse Tung:
"UN COMUNISTA DEVE ESSERE ANCHE PATRIOTA (MAO TSE-TUNG)
"Qualsiasi riflessione sul marxismo separata dalle caratteristiche nazionali è soltanto il
marxismo in astratto, il marxismo nel vuoto"
"Un comunista, che è internazionalista, può essere nello stesso tempo un patriota?
Noi pensiamo che non soltanto può, ma deve esserlo. Soltanto le condizioni storiche
determinano il contenuto concreto del patriottismo. Esiste il nostro patriottismo ed
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esiste il "patriottismo" degli aggressori giapponesi e quello di Hitler, al quale i
comunisti devono opporsi risolutamente. I comunisti giapponesi e tedeschi sono
favorevoli alla sconfitta bellica del proprio paese. Contribuire con tutti i mezzi alla
sconfitta degli aggressori giapponesi e di Hitler è nell'interesse dei loro popoli, e
quanto più questa sconfitta sarà completa, tanto meglio sarà. Poiché queste guerre
scatenate dagli aggressori giapponesi e da Hitler sono funeste per il popolo dei loro
paesi quanto per gli altri popoli del mondo. Altrimenti stanno le cose per la Cina, che è
vittima dell'aggressione. Ecco perché i comunisti cinesi devono unire il patriottismo
all'internazionalismo. Noi siamo contemporaneamente internazionalisti e patrioti e la
nostra parola d'ordine è di lottare per la difesa della patria contro l'invasore. Per
noi, il disfattismo è un delitto, e la lotta per la vittoria nella guerra di resistenza è un
dovere a cui non possiamo sottrarci. Poiché soltanto la lotta per la difesa della patria
consente di vincere gli aggressori e di liberare la nazione. Soltanto questa liberazione
rende possibile l'emancipazione del proletariato e di tutto il popolo lavoratore. La
vittoria della Cina sui suoi aggressori imperialisti sarà un aiuto per i popoli degli altri
paesi. Nella guerra di liberazione nazionale, il patriottismo è quindi un'applicazione
dell'internazionalismo".
Josif Vissarionovic Dzugashvili "Stalin":
"Prima Ia borghesia era considerata la guida della nazione: essa difendeva i diritti e
l'indipendenza della nazione e li poneva “al di sopra di tutto”. Ora non vi è più traccia
del "principio nazionale”, oggi la borghesia vende i diritti e l'indipendenza della
nazione per dei dollari.
La bandiera della indipendenza nazionale e della sovranità nazionale è stata gettata a
mare: non vi è dubbio che questa bandiera toccherà a voi di risollevarla e portarla in
avanti."
"La forza del patriottismo sovietico risiede nel fatto che esso non si basa su pregiudizi
razziali o nazionalisti, ma sul profondo amore del popolo per la patria sovietica e sulla
fedeltà ad essa, che è la comunità fraterna dei lavoratori di tutte le nazioni del nostro
paese. Nel patriottismo sovietico, le tradizioni nazionali di tutti i popoli si accoppiano
armonicamente con i comuni interessi di tutti i lavoratori sovietici. Il patriottismo
sovietico non disgrega, ma unifica tutte le nazioni e popolazioni del paese in un’unica
grande famiglia fraterna. In questa situazione si manifestano le basi della
indistruttibile e sempre più forte amicizia dei popoli sovietici. Nello stesso tempo, i
popoli dell’Unione Sovietica rispettano i diritti e l’indipendenza degli altri popoli ed
hanno sempre dimostrato di essere pronti a vivere in pace ed amicizia con gli altri
Stati vicini."
Enver Hoxa:
"Gli eurocomunisti non vogliono riconoscere l’esistenza di un grande problema
nazionale, la questione del dominio americano in Europa Occidentale e quindi la
necessità di liberarsene. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale fino ad oggi,
l’imperialismo americano ha legato questa parte dell’Europa con le più svariate catene
— politiche, economiche, militari, culturali ecc. Senza rompere queste catene non ci
possono essere né socialismo, e neppure quella democrazia borghese che gli
eurocomunisti portano alle stelle. Il capitale americano è penetrato così
profondamente in Europa, si è legato così bene con il capitale locale, che attualmente
è difficile stabilire dove comincia l’uno e dove finisce l’altro. Gli eserciti europei sono
talmente integrati nella NATO, dominata dagli americani, che praticamente non
esistono più come forze indipendenti nazionali. Un’integrazione sempre più
accentuata sta investendo il campo finanziario e monetario, la tecnologia, la cultura,
ecc.
[...]
Se è vero che fra i paesi europei aderenti alla NATO e gli Stati Uniti d’America
esistono varie contraddizioni, il che è naturale e inevitabile fra gruppi e grandi
raggruppamenti capitalistici, è altrettanto vero che i paesi della NATO si sono sempre
sottomessi a Washington per quello che riguarda le maggiori questioni politiche ed
economiche mondiali. La grande borghesia europea, come quella degli altri paesi,
quando si tratta di scegliere fra gli interessi della propria classe e quelli nazionali è
stata sempre propensa a sacrificare gli interessi della nazione. Questa è la ragione per
cui i comunisti si sono sempre battuti in difesa degli interessi nazionali,
considerandoli in stretta connessione con la questione della rivoluzione e del
socialismo. [...]
Il fatto che gli eurocomunisti negano l’esistenza di un problema nazionale nei loro
paesi, e concretamente la necessità di lottare contro il dominio e il diktat americano e
di consolidare l’indipendenza e la sovranità nazionali è un’altra prova della loro
degenerazione politica e ideologica, del loro tradimento nei confronti della causa della
rivoluzione."
Subcomandante Marcos
Coloro che difendono il concetto di Nazione sono assassinati o espulsi. Il progetto
neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare la
storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare le frontiere
culturali. Il costo maggiore per l'umanità è che per il capitalismo finanziario non c'è
niente... Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto
questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve
cominciare a recuperare i concetti di Nazione e Patria."
Ernesto Che Guevara:
"Hasta la victoria siempre. Patria o muerte."

Kim Jong Il:
L'inscindibile nesso tra Socialismo e Nazione.
L’adesione allo spirito del Juché e all’identità nazionale è la volontà e l’aspirazione
comune di tutti i popoli. Non c’è popolo che non ami e non apprezzi il suo paese e la
sua nazione, né tantomeno può esservi chi si rallegri a vedere la dignità e il genio della
sua nazione calpestati e disconosciuti. Perché il socialismo rimanga radicato nel cuore
del popolo e progredisca, forte della simpatia ardente e del sostegno senza riserve
delle masse, è opportuno aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale al livello
dell’opera socialista, salvaguardare così la dignità del paese e il genio della nazione.
Aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale ed assicurare lo sviluppo
indipendente del paese o della nazione è la conditio sine qua non per rafforzare l’unità
e la solidarietà internazionale e recare un vero contributo allo sviluppo del movimento
rivoluzionario mondiale. Nel mondo c’è un gran numero di paesi e di nazioni,
ciascuno con le sue particolarità, tutti con pari diritti e sovrani. L’unità e la solidarietà
internazionale formano rapporti di mutuo sostegno e di cooperazione tra i paesi o le
nazioni, i quali possono però recar l’impronta d’un libero consenso e d’una solidarietà
autentica solo se questi paesi o nazioni beneficiano di uno sviluppo indipendente e si
rispettano a vicenda. L’unità e la cooperazione basate sull’indipendenza, tali devono
essere i veri rapporti internazionali. Se lo spirito del Juché e l’identità nazionale
vengono soffocati e l’indipendenza nazionale violata, si assiste alla comparsa di
diseguaglianze e discordia tra i paesi o le nazioni, l’unità e la cooperazione restano
escluse. L’opera socialista è una causa al contempo nazionale ed internazionale e, sul
piano mondiale, essa progredisce e si compie grazie allo sviluppo e al trionfo della
rivoluzione in ciascun paese. Se ciascun popolo è responsabile della sua rivoluzione e
dello sviluppo del suo paese, allora l’opera socialista mondiale progredirà
vittoriosamente.
Malgrado l’importanza fondamentale del problema dell’adesione allo spirito del Juché
e all’identità nazionale nell’evoluzione del destino delle masse popolari, la vecchia
teoria della classe operaia non diede chiarimenti esatti in proposito.
Questa teoria, che mise in luce la legge dello sviluppo della storia a partire dalla
concezione materialistica della storia, legò la formazione delle nazioni alla comparsa e
allo sviluppo del capitalismo, prevedendo la loro scomparsa man mano che il regime
capitalista sarà eliminato e che l’edificazione del socialismo e poi del comunismo
progredirà. Date le condizioni storiche dell’epoca, le forze rivoluzionarie sovrane non
erano preparate in ciascun paese o nazione ed era essenziale rafforzare la solidarietà
internazionale della classe operaia nella lotta contro il capitalismo e l’imperialismo,
era fuori questione che la suddetta teoria affrontasse il problema dello spirito del Juché
e dell’identità nazionale nell’opera socialista. È plausibile vedere nell’idea che la
classe operaia non ha patria, espressa da questa teoria, il riflesso della necessità
avvertita di rinsaldare l’unità e la solidarietà internazionale di questa classe, problema
imperioso all’epoca nel quadro del movimento socialista, e di eliminare in seno a
questo movimento nonché dal movimento operaio l’opportunismo, portatore di
nazionalismo borghese.
Nella nostra epoca in cui le masse popolari operano in modo attivo per fare la
rivoluzione e sviluppare il paese, da padrone del loro destino, è divenuto imperioso
che i paesi o le nazioni si attengano allo spirito del Juché e valorizzino la loro identità.
Tuttavia i partiti di numerosi paesi che edificavano il socialismo non stabilirono nuove
teorie né una politica adatta al cambiamento della situazione, né tantomeno
sistemarono correttamente i problemi posti dallo sviluppo indipendente del paese o
della nazione. Ai loro occhi i reparti nazionali in seno al movimento socialista
mondiale, rispettando la volontà dei loro popoli, le particolarità nazionali e la
situazione dei loro paesi per fare la rivoluzione e sviluppare il paese, contraddicevano
all’internazionalismo. Di conseguenza essi non vegliarono come dovuto sul
mantenimento dell’indipendenza e sul rispetto delle particolarità nazionali. Questo
pregiudizio e questa politica erronea ebbero come conseguenza che il socialismo perse
terreno e sostegno nazionale, lungi dal trasformarsi in un’opera al servizio del paese o
della nazione. Il socialismo è una causa che interessa al contempo le classi, lo
sviluppo e la prosperità della nazione. Lo sviluppo e il compimento della società
socialista devono costituire al contempo un processo in cui la volontà e gli interessi di
classe delle masse lavoratrici vengano soddisfatti e un processo in cui il paese venga
sviluppato e in cui la nazione acceda alla prosperità. Con le masse lavoratrici, in
particolare la classe operaia, che formano la maggior parte d’ogni nazione, il rifiuto
dello spirito del Juché e lo spregio dell’identità nazionale impediscono per forza che la
volontà di classe delle masse lavoratrici sia realizzata. In diversi paesi, con l’opera
socialista non trasformatasi in una vera opera nazionale sovrana, il socialismo vide
indebolirsi sempre più le sue posizioni di classe, finendo così per esser condannato al
crollo e alla rovina sotto i colpi portati dagli imperialisti e dai rinnegati della
rivoluzione.
Nei paesi in cui il socialismo è crollato la dignità nazionale viene calpestata, il popolo
subisce delle calamità e si producono perfino dei sanguinosi conflitti nazionali. Gli
imperialisti ne approfittano: rigettano la responsabilità del disastro nazionale sul
socialismo e si ostinano a infangare la sua immagine.
Che il socialismo non valga quanto il capitalismo per lo sviluppo nazionale, come
sostengono gli imperialisti, è una cinica menzogna che scambia il vero col falso. È il
capitalismo, e non il socialismo, che ostacola lo sviluppo nazionale. Nella società
capitalistica, in cui i membri della nazione si trovano divisi in classi ostili e in cui gli
interessi dell’individuo vengono prima di quelli della società, l’unità nazionale è
esclusa, le persone non possono mostrarsi responsabili nei confronti dello sviluppo del
paese o della nazione e i beni sociali non possono servire efficacemente alla prosperità
comune della nazione. In questa società l’unica preoccupazione della classe degli
sfruttatori che detengono tutti i mezzi di produzione e tutte le ricchezze è di
guadagnare denaro. Questa classe reazionaria non esita, per far fortuna, a tradire gli
interessi del paese o della nazione e a recar danno agli altri paesi o nazioni. Dominare
e saccheggiare gli altri paesi o nazioni è nella natura invariabile dell’imperialismo.
Sotto il capitalismo né l’eguaglianza nazionale né lo sviluppo libero della nazione
sono concepibili. La potenza e la prosperità autentica del paese o della nazione sono
possibili solo nella società socialista in cui tutti i membri della nazione hanno interessi
comuni e in cui tutti i beni servono allo sviluppo comune della nazione. Il socialismo
assicura, fra l’altro, lo sviluppo libero della nazione e pone fine ad ogni ineguaglianza
tra le nazioni nonché allo sfruttamento di una classe da parte di un’altra.
Il nostro partito e il nostro popolo, sotto la direzione del compagno Kim Il Sung,
grande leader, han fatto progredire vittoriosamente la nostra causa rivoluzionaria,
aderendo costantemente allo spirito del Juché e valorizzando l’identità nazionale nella
rivoluzione e nello sviluppo del paese.
Il compagno Kim Il Sung, leader rispettato, è un grande pensatore e teorico, un grande
uomo politico, giacché ha espresso per la prima volta nella storia ed applicato
brillantemente l’idea di salvaguardare questo spirito e questa identità, dirigendo così
vittoriosamente la rivoluzione e lo sviluppo del paese.
Serbare lo spirito del Juché e rispettare l’identità nazionale e tenerne conto è un
principio delucidato dalle idee del Juché del compagno Kim Il Sung, grande leader,
per la rivoluzione e lo sviluppo del paese. Queste idee, che sono la concezione del
mondo incentrata sull’uomo, costituiscono un’ideologia autenticamente legata al
paese e alla nazione nonché al popolo, la grande ideologia rivoluzionaria della nostra
epoca, che chiarisce la via per far progredire energicamente l’opera di emancipazione
del mondo intero. Esse accertano che il paese o la nazione costituisce il quadro
essenziale in cui il destino delle masse popolari viene modellato e che, se queste
vogliono plasmare in piena indipendenza il loro destino, devono aderire fermamente
allo spirito del Juché e all’identità nazionale nella rivoluzione e nello sviluppo del
paese. Le idee del Juché hanno appurato che lo sviluppo delle nazioni nel quadro
dell’opera socialista non consiste nell’assimilazione e nell’annessione di una nazione
da parte di un’altra, che è invece un processo in cui ciascuna nazione estende e
sviluppa senza sosta la cooperazione e i legami con le altre nazioni secondo i princìpi
dell’eguaglianza completa e del libero consenso, con ciò trasformando se stessa in una
nazione colta e possente e creando in piena indipendenza la sua vita e la sua storia.
Avendo delucidato la natura sovrana dell’opera socialista e le condizioni storicosociali
indispensabili alla sua realizzazione, le idee del Juché hanno proposto la
salvaguardia dello spirito del Juché e il rispetto dell’identità nazionale come principio
fondamentale da applicare lungo tutto il corso dell’edificazione del socialismo. Grazie
alle idee del Juché, il destino del socialismo e quello della nazione si sono uniti ed è
divenuto possibile assicurare la prosperità e lo sviluppo nazionale continuo
parallelamente al progresso vittorioso dell’edificazione del socialismo. Che il
compagno Kim Il Sung, grande leader, abbia proposto, seguendo le sue idee del Juché,
la teoria sul mantenimento dello spirito del Juché e sul rispetto dell’identità nazionale,
fornendo così la guida più giusta per fare dell’opera socialista la causa autenticamente
sovrana delle masse popolari, un’opera al servizio del paese e della nazione, è un atto
indefettibile nella storia del pensiero.

Il nostro partito e il nostro popolo hanno risolutamente serbato lo spirito del Juché e
rispettato l’identità nazionale, portando alta la bandiera delle idee del Juché, nella lotta
per la sovranità e l’indipendenza nazionale, per il socialismo, a dispetto di tutte le
macchinazioni degli imperialisti e degli opportunisti; brillanti realizzazioni sono così
state compiute e preziose esperienze accumulate.
(Kim Jong Il, Aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale al livello della
rivoluzione e dello sviluppo del paese, Edizioni in lingue estere, Pyongyang, 1997, pp.
3-8)

Antonio Gramsci:
‘’In questo scorcio della vita del mondo lancia l’ideologia della Lega delle Nazioni.
Essa rappresenta per la borghesia liberista anglosassone la garanzia politica
dell’attività economica di domani e dell’ulteriore sviluppo capitalistico. E’ il tentativo
di adeguare la politica internazionale alle necessità degli scambi internazionali.
Rappresenta per i singoli Stati, quella garanzia di sicurezza e di libertà che
corrisponde nel seno di ogni Stato all’habeas corpus per la libertà e la sicurezza
individuale dei singoli cittadini. E’ il grande Stato borghese supernazionale che ha
dissolto le barriere doganali, che ha ampliato i mercati, che ha ampliato il respiro della
libera concorrenza e permette le grandi imprese, le grandi concentrazioni
capitalistiche internazionali’’ (Antonio Gramsci, La Lega delle Nazioni, Pubblicato su
‘’Il Grido del Popolo’’ n. 704 19 gennaio 1918).

domenica 25 marzo 2018

Sull'indipendentismo Catalano

Due parole in breve sull'indipendentismo catalano, ebbene innanzitutto bisogna capire una cosa, che da una situazione si può uscire da destra o da sinistra, per esempio da un partito si può formare una scissione che può essere una scissione di destra o una scissione di sinistra, e lo stesso avviene con i vari indipendentismi separatisti, che possono essere di destra o di sinistra, di destra quando si allontanano dalla parte progressista e rivoluzionaria, di sinistra quando invece appunto spostano verso sinistra l'equilibrio politico generale.

Un'altra cosa fondamentale da capire e ricordare, è secondo la prassi Marxista, quella di guardare i fatti, cioè la situazione oggettiva, e non lasciarsi incantare dalle copertine ideologico-soggettiviste.

Bene, alla luce di questo aspetto quindi guardiamo il fenomeno dell'indipendentismo Catalano, la Catalogna (e i paesi Baschi) sono le regioni più ricche della Spagna, con un Pil procapite molto più elevato rispetto al resto dalla Spagna, sono le zone più industrializzate e a capitalismo avanzato. Tali zone esportano le proprie merci principalmente verso il resto della Spagna.

Quand'è che un paese può dirsi Indipendente e Sovrano? Quando innanzitutto ha una sovranità monetaria, senza il potere di battere moneta uno stato è dipendente da un'ente esterno.

In assenza di sovranità monetaria, il capitalismo di un paese per far crescere i propri profitti può agire solo su tre principali aspetti: la gestione fiscale, pagando meno tasse, (e quindi tagli alla spesa pubblica..), l'aumento dello sfruttamento dei lavoratori e aumentando il debito pubblico.

La Spagna e quindi anche la Catalogna, non hanno una sovranità monetaria in mano all'ente privato chiamato UE, quindi il Capitalismo catalano che già gode di un'ampia autonomia fin'ora eludeva le tasse verso lo Stato Spagnolo principalmente portando i capitali ad Andorra, un paradiso fiscale sia per i paesi baschi che la Catalogna, proprio verso la fine del 2017 è scaduto per legge il segreto bancario di andorra, quindi fine dell'evasione fiscale. Ecco che quindi come conseguenza la borghesia catalana ha subito cercato di accellerare il processo di indipendentismo, proprio per non pagare le tasse allo stato spagnolo e per crearsi un regime fiscale favorevole di accumulazione capitalistica.

Secondo la prassi comunista, è ovvio che in un paese più o meno grande, il capitalismo crea diseguaglianze nello sviluppo industriale, quindi forma zone ad alta concentrazione industriale e altre meno sviluppate sotto questo punto di vista, solitamente più rurali e agricole, ma anche a livello di logistica è ovvio che si tenderà a costruire zone dedicate all'industrializzazione e altre dedicate all'agricoltura, quindi è anche giusto che alla fine tutte le aree contribuiscano secondo le proprie capacità al bene comune di tutto il paese, d'altronde il cibo che mangiano i catalani viene prodotto nelle campagne del sud della Spagna.

A livello poi di contraddizione tra Stato e Sovranità Monetaria, cioè tra Stato e Imperialismo (in questo caso UE), una regione come la Catalogna non avrebbe mai la forza di imporre una moneta propria sovrana, e anzi tale indipendentismo è sempre fortemente filo-UE,
Mentre in teoria un paese come quello Spagnolo avrebbe più forza nel caso volesse trattare oriconquistare la sovranità monetaria.
Quindi la conclusione è che non solo tale separatismo è soltanto per non condividere le tasse con il resto della Spagna, ma anzi, tale separatismo rafforza l'UE indebolendo sia la Spagna che la Catalogna, è un classico processo di "balcanizzazione", di frammentazione in entità più piccole e deboli senza alcuna forza sul panorama internazionale, facilmente controllabili, ecco perchè tale separatismo è stato appoggiato dall'Imperialismo Bancario Mondialista.

Inoltre a livello ideologico esso fomenta nelle masse lo spirito sciovinista, nazionalista-tribale, quasi come un ritorno al feudalesimo, un'ideologia totalmente interclassista, che mette contro spagnoli contro catalani, che mette contro proletariato urbano contro proletariato contadino, mentre per noi comunisti l'ideologia giusta è quella di classe e non quella sciovinista.
Noi comunisti propugnamo l'indipendenza della classe proletaria, dell'unione della classe operaia con i contadini.

Ecco che quindi alla luce di tali considerazioni si può affermare che l'indipendentismo Catalano è un indipendentismo di Destra e come tale va rigettato.

martedì 20 marzo 2018

Sulla "situazione"

Cerco di fare il punto della situazione su questa situazione creata dai Ferrero.

Come ho già fatto capire, sto cercando-sperando di trovare una sorta di accordo-intesa tra me e i Ferrero, che da quanto mi sembra di capire, per quel poco che riesco a capire, io mi immagino più o meno così: che i Ferrero-la "violeta" si impegnano a rispettare la Costituzione italiana nata dalla Resistenza, ovviamente io cerco di spingere un pò più a sinistra, per esempio allineandosi a organizzazioni come l'Anpi, i circoli Arci, ecc.., e quindi a "licenziare" il personaggio venuto fuori nel 2013, il Crico, perchè rappresenta e ha rappresentato tutti i peggiori aspetti più reazionari e criminali che ci possano essere, un personaggio voltafaccia che cambia continuamente maschera pur di rimanere attaccato al potere, al servizio delle potenze imperialiste nemiche del nostro paese, e mi fermo subito perchè è già stato detto e visto abbastanza per capire di che tipo di personaggio si tratta.

Non so quanto Violeta ci tenga effettivamente a questo personaggio, se è il suo lato oscuro che la tiene legata, nonostante quello che ho cercato di far capire sulla situazione di schiacciamento psicologico in cui può ritrovarsi senza che possa nemmeno rendersene conto, e quindi ho cercato di fargli capire che esiste tutto un mondo qui fuori ricco di umanità, luce, amore, di persone umili, dimenticate, che hanno molto più bisogno, ecc..
Purtroppo non posso sapere bene quali possano essere i suoi amici una volta staccatosi da tale personaggio e dalla sua "rete" di affiliati, non posso certo pensare a tutto io, penso che sia anche abbastanza adulta da sapersi muovere un pò autonomamente.
Pare che purtroppo la Tribù dei "kurdaioli" si sia comportata molto male nei suoi confronti in passato, e quindi è giusto cercare altrove le amicizie.
Io personalmente come ho già detto, non posso "candidarmi" come suo frequentatore, per vari motivi,
uno perchè essendo attualmente totalmente alienato ed isolato dal resto del mondo, persino dalla mia famiglia, non posso costruire legami sociali di nessun tipo con chiunque.
Due perchè essendo trasmesso non so neanche come, se in maniera perenne, aumenterei e concentrerei a dismisura le attenzioni sulla situazione che è anche economica, quindi aumentando i rischi e le contromisure che occorrerebbero, rendendo molto più difficile la vita di tutti i giorni.
Tre nonostante come vedete cerco di mantenere la calma e la ragione, nell'intimo personale i rapporti sono fortemente deteriorati e io sono fortemente ferito per tutto quello che ho dovuto subire e a cui ho dovuto assistere per questi lunghi 8 anni.
Quattro ho perso qualsiasi fiducia, e faccio veramente fatica a credere che possano essere interessati a costruire un futuro insieme a me, visto tutto quello che ho dovuto subire ogni giorno per 8 anni, e anzi ritengo più probabile che mi si voglia fottere per l'ennesima volta, come se non gli bastasse tutto quello che hanno già fatto e stanno continuando a fare.

Quindi per quanto riguarda me, quello che vorrei ottenere, è un minimo risarcimento per poter vivere più dignitosamente, sia io che i miei familiari, e per dignitosamente non intendo lussi di chissà quale tipo, ma semplicemente poter mantenermi, fare la spesa, eventualmente una semplice automobile, e costruire una vita relazionale con qualcuna, che non debbano essere per forza i miei genitori. Poi se riesco ad ottenere qualcosa in più ovvio inizierei a pensare subito al sostegno a qualche realtà di lotta per un mondo migliore.

Sul perchè non abbia ancora trovato una realtà, le persone, con cui possa essere risarcito e iniziare una nuova pagina, è semplicemente perchè, essendo totalmente isolato, non posso nemmeno parlare e sapere chi è interessato-a, quali sono le condizioni, ecc.. per esempio mi è apparso ultimamente un'ipotesi che dice Emi-gratis che mi fa venire in mente una certa Emy che avevo conosciuto, se così fosse andrebbe benissimo, vuol dire che mi avanzano più soldi per sostenere le lotte, ma non capisco perchè allora non risponde ai miei messaggi su whatsapp. Quest'ipotesi se vera mi fa quindi anche capire che le altre vogliano tutte essere "pagate" anche se non so quanto e in percentuale, non so nemmeno quanto sono disposti a risarcirmi se per esempio con 10 Mln. come chiedo io, ma io sarei disposto anche a rinunciare a scene porno "live" per esempio, e ovviamente non è che sarei certo un "taccagno", ma sono cose di cui non mi è possibile nemmeno parlarne.

Ora veniamo ad un'altra questione importante, io sono otto anni che vengo narcotizzato ogni notte, che distrugge la mia vita ogni giorno e mi sta uccidendo lentamente, una vera tortura quotidiana, un vero inferno, e tutt'ora non mi è stato possibile capire chi e perchè continuano a drogarmi continuamente, non so nemmeno cosa posso fare per evitarlo, se è dovuto alla mia trasmissione, non sono io che ho voluto essere trasmesso, io scrivo solo su fb e sul blog apposta per evitare questa trasmissione, per comunicare solo in modo più umano e diretto con le persone interessate e non come mezzo pubblico, non posso nemmeno andare incontro ai voleri delle "autorità" su cosa viene trasmesso perchè non so nemmeno chi è che mi droga se è dovuto alla trasmissione, non so nemmeno come funziona, se è continua, se c'è una regia, un montaggio, una censura, dove viene trasmesso, come, cosa, ecc.. e non appare nessuna volontà di chiarirmi questa questione, è una situazione totalmente assurda che deve finire il più presto possibile. Ho detto e ripeto che non voglio assolutamente usare questa trasmissione come mezzo di propaganda.
Una vera e propria tortura quotidiana infernale, è come morire ogni giorno, ma mantenermi in vita per continuare a uccidermi di nuovo il giorno dopo.

domenica 18 marzo 2018

Contro il Tribalismo, fenomeno reazionario

Ora, qui si tratta di affrontare un argomento che fino ad adesso non è stato affrontato in ambito di scienza rivoluzionaria, a causa anche del forte arretramento non solo a livello pratico ma anche ideologico del movimento comunista, l'argomento riguarda il Tribalismo, un fenomeno controrivoluzionario e da combattere.
Per introdurre l'argomento riporto qui un breve articolo pubblicato su un sito che seppur reazionario (cattolico conservatore..) porta alla luce questo fenomeno:

"Dallo sviluppo al tribalismo

Quando, nel 1962, Claude Lévi-Strauss pubblicò «La pensée sauvage», proponendo come modello per l’Occidente le tribù primitive, molti lo considerarono appena una stravaganza del filosofo post-marxista. Eppure, ne «L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato» (1884), lo stesso Engels aveva già indicato il tribalismo come tappa ultima del processo evolutivo rivoluzionario, oltre il comunismo.

Nella tribù, scrisse Engels sviluppando uno schema di Marx, non esiste famiglia come noi la concepiamo, non esiste l’idea di proprietà privata, e nemmeno quella di Stato oppressore. Non esiste, cioè, nessuna fonte di “alienazione”. La società ugualitaria e libertaria post-comunista, concludeva, “sarà una risurrezione di quella tribale”. All’epoca, l’Occidente era in piena rivoluzione industriale, la tecnica trionfava ovunque, la Belle Époque stava sbocciando magnificamente e l’ottimismo regnava incontestato. Nessuno voleva sentir parlare di ritorno al tribalismo.

Nemmeno due guerre mondiali riuscirono ad ammorzare tale ottimismo. Nel 1962, data di pubblicazione di «La pensée sauvage», mentre si moltiplicavano dappertutto i “miracoli” economici, il mondo era nel pieno di un’era di grande prosperità economica e di relativa tranquillità politica, sotto l’egida della strapotenza statunitense. Il progresso sembrava inarrestabile, la modernità dava i suoi migliori frutti. L’Italia, per parlare di casa nostra, cresceva al ritmo del 5-6% annui.

Verso la fine del decennio, però, diverse voci cominciarono ad avvertire che tale ritmo di sviluppo era “insostenibile”: l’Occidente doveva frenare, anzi tornare indietro. L’uomo occidentale, si diceva, avrebbe dovuto riscoprire i valori dell’austerità, anzi della ristrettezza, abbandonando gli attuali modelli di sviluppo. I più avventati si azzardavano a presentare la tribù come il modello del futuro.

Questa volta, le voci provenivano non solo dai soliti settori dell’avanguardia rivoluzionaria, ma anche da importanti organismi internazionali come il Club di Roma, le Nazioni Unite e l’Internazionale Socialista. Anche gli argomenti erano diversi: non più elucubrazioni sull’evolversi del processo rivoluzionario, bensì constatazioni de facto riguardanti l’ambiente e il clima. Le conclusioni, comunque, erano le stesse: la modernità basata sullo sviluppo deve finire.

Non mancarono versioni “cattoliche” di tale ambientalismo, come la creation theology di P. Matthew Fox, che lavorò sulla scia di Teilhard de Chardin; oppure la “teologia indigena”, sviluppata sulla scia della Teologia della liberazione. Tutte e due furono a suo tempo condannate dalla Chiesa.

La situazione, però, sembra essere cambiata. Mentre le tesi del movimento ambientalista ormai guidano la politica di molti governi e di organismi internazionali, molte delle sue idee base hanno trovato il modo di insinuarsi in alcuni documenti ecclesiastici, anche recenti, acquisendo quindi una grande autorevolezza.

Qual’è la storia di questo ambientalismo? Come si è potuto passare dall’ideale di progresso a quello tribale?"

Oltre a questo potete leggere anche in questo articolo, come un'analista Israeliano propugna la divisione della società in stati tribali come soluzione al medio oriente (che apre la prospettiva anche nel resto del mondo..)
http://www.lastampa.it/2017/09/18/cultura/ritorno-agli-stati-tribali-cos-il-medio-oriente-potr-ritrovare-la-pace-yPVJrhdP1YAyxHYvGj6CCN/pagina.html
Se poi ci rendiamo conto dell'effettiva propaganda "ambientalista" accompagnata dal continuo mantra terroristico del "riscaldamento globale" ci rendiamo conto che in effetti c'è una certa propensione delle Elite Imperialiste a spingere verso la creazione di una società neo-tribale.

Questo fenomeno di Neo-Tribalismo lo vediamo anche ampiamente in atto nei paesi a capitalismo avanzato come quelli occidentali, come i fenomeni delle sub-culture metropolitane (hip-hop, raggae, punk, metal, ecc..), oppure il fenomeno dei "centri sociali" che hanno uno sviluppo di tipo tribale, oppure a quello delle tifoserie calcistiche di gruppi di fanatici anche estremisti in un ideale che arriva a superare qualsiasi livello razionale sociale, a tal proposito cito un aneddoto, anni fa ad una riunione comunista ad un compagno molto preparato e accanito tifoso della squadra calcistica del Torino, chiesi: "ma per te è più importante il tifo granata o la rivoluzione comunista?" e lui subito rispose: "il tifo granata! è un qualcosa di grandioso, che non si può spiegare!", e così via fino alle nuove neo-tribù tecnologiche legate anche al mondo del Web, come le "community".
Anche il fenomeno delle piccole nazioni, spesso in lotta per l'indipendenza, piccole nazioni basate sull'Etnicismo, come i Kurdi, la Catalogna, le aree libiche, balcaniche, la Lega "nord", ecc. fenomeni che sono sulla stessa onda del Tribalismo e che fanno leva su ideologie identitarie.
Molti movimenti di protesta, anche ecologisti di oggi, che sono spesso collusi e affini in maniera "discreta" con le ideologie delle Elite, seguono lo sviluppo di forme tribali e.. si badi bene: non vanno oltre, si fermano li.

Perchè bisogna combattere questo fenomeno? Perchè esso si riflette sulle singole persone, e viceversa, il tribalismo è il riflesso della coscienza dei singoli e la coscienza dei singoli è il riflesso del tribalismo, una coscienza di basso livello, primitiva, istintiva, soggettiva, identitaria, sentimentale, emotiva, e spesso irrazionale, quindi questo tipo di coscienza è di tipo reazionario, più bassa rispetto ad una coscienza più strutturata come quella di classe, o di tipo civico, e che formano nazioni, anche grandi, in grado di far coesistere diverse etnie, culture, ecc.. quindi di unire i diversi popoli, di mescolarli, di abbattere le differenze identitarie, e di conseguenza far emergere così la coscienza di classe, l'unica che effettivamente rimane evidente, a differenza del Tribalismo che invece ha lo scopo di fomentare una coscienza interclassista, ecco perchè bisogna combattere il Tribalismo e costruire una coscienza civica e di classe. Il Tribalismo quindi divide il proletariato, per linee di faglia identitarie, emotive, istintive.

Un'altro aspetto del Tribalismo è anche appunto l'incapacità di costruire organizzazioni più complesse, basate su ruoli razionali, responsabili, disciplinati, organizzazioni che essendo qualitativamente superiori, creano anche coscienze superiori in grado di spingersi oltre, di trasformare e trasformarsi, di promuovere consapevolezza, coscienze che si riflettono e si propagano su tutta l'organizzazione, organizzazioni che sono anche più forti sia praticamente che ideologicamente, organizzazioni più strutturate e non "liquide" che invece di costruire montagne riempiono le fosse.

Rivoluzione non è soltanto una questione di cambiamento del Potere, Rivoluzione è anche un cambiamento delle Coscienze, sia delle masse che del partito, che non sono solo promotori della Rivoluzione ma anche Oggetto stesso della Rivoluzione.

Il Tribalismo è anche un risultato del pensiero Soggettivista, cioè che fa leva sull'individualismo, sugli Ego, è un modo di pensare fomentato dalla Borghesia, per contrastare invece l'Oggettivismo, il Materialismo Dialettico e la coscienza di classe.

Un'altra causa del Tribalismo è lo Spontaneismo, fenomeno criticato già dai tempi di Lenin e della seconda internazionale con la critica al Tradunionismo.

Se è vero che nella fase iniziale di attivazione di un gruppo di persone per una causa, esse essendo allo stato primordiale, tendono a svilupparsi con le prime forme spontanee come quelle tribali, ma poi se il fenomeno cresce si potrà sviluppare in seno una tendenza a superare il vecchio per approdare al nuovo verso un tipo di organizzazione superiore, ma questo potrà diventare molto difficile perchè si svilupperanno molte resistenze interne a mantenere il vecchio tribalismo resistenze supportate dal fatto che molti sono nati e forgiati con una mentalità tribale.

Ecco perchè le Elite cercano di fomentare il Tribalismo, per distruggere le organizzazioni complesse che potrebbero costituire un ostacolo ai loro piani, e per far sprofondare i popoli in uno stato primitivo, quasi bestiale, incapaci di costruire resistenze e sviluppi articolati e strutturati, che sono il vero Socialismo, di una società di persone consapevoli, e partecipi di una struttura sociale complessa come quella industrializzata di oggi.

mercoledì 14 marzo 2018

Cosa penso degli ebrei

Siccome mi apparsa una ipotesi che mi si chieda un parere su cosa penso degli ebrei, provo qui a scrivere in breve, anche se è un tema che meriterebbe maggior approfondimento, ma non ho attualmente la forza di cimentarmi in ogni tema, quindi sarò un pò breve.

Innanzitutto bisogna capire una cosa, che ebreo è un termine che ha una duplice natura, infatti uno si riferisce alla religione ebraica, l'altro al concetto di popolo e se non si fa attenzione a questo duplice aspetto si crea confusione.

Partendo dall'aspetto religioso, sostanzialmente l'ebraismo è la religione abramitica sviluppatasi poi con vari profeti tra cui Mosè e altri, che si rifà all'Antico Testamento (Torah) che è riconosciuto proprio anche dalla religione cristiana, poi però un tratto fondamentale è che l'ebraismo si rifiuta di riconoscere in Gesù il Messia, quindi in un certo senso è anche anti-cristica, nonostante Gesù stesso era un ebreo discendente della stirpe di Davide. Poi ci sarebbe da aggiungere anche tale religione non si è fermata a "prima di cristo" ma si è evoluta con nuovi apporti come il Talmud che è considerato un testo di primaria importanza se non il principale dall'ebraismo moderno. Poi ovviamente all'interno stesso dell'ebraismo ci sono vari filoni che si differenziano tra loro.
Ebbene io, da credente in Gesù, quindi non riconosco la religione Ebraica come la giusta Religione, ma come spiega anche la stessa Religione Cristiana-cattolica, non ritengo certo che tale diverbio debba essere affrontato con la forza, ma al massimo invitare alla conversione con l'evangelizzazione, tutto qui, cioè con mezzi pacifici, e se non si vogliono convertire è giusto rispettare la loro credenza.

Mentre invece a livello di popolo la questione si fa un pò più complessa, perchè bisogna anche capire cosa si intende con il termine "popolo", se è riferito all'etnia o meno, a livello etnico, quindi diciamo "genetico", io credo che non esista un "genoma" ebraico, una etnia ebraica, che la stessa maggioranza degli ebrei di oggi pare sia di origine Kazara-Askenazita, che si convertirono intorno all'anno mille, così come ci sono i Sefarditi discendenti dei berberi, ecc.. figuriamoci poi per esempio in religioni come il cristianesimo, dove vi troviamo mille etnie e popolazioni diverse sparse per il mondo, e dove molti cristiani di oggi possono essere discendenti di qualche antico ebreo, anch'io potrei avere qualche antenato ebreo, e lo stesso antico israele era nel bel mezzo di un crocevia di popoli ed etnie mediterranee, africane, indoeuropee, ecc.. e caratterizzato da diverse tribù.
Anche se sicuramente qualche gruppo etnico si può essere rafforzato e caratterizzato a causa della religione che invoca solo matrimoni nella stessa religione ritengo che il "popolo" ebraico a livello etnico-genetico non abbia motivo di sussistere.

L'unica cosa che funge da collante a questa identità di popolo, è principalmente la religione, più altri aspetti culturali come l'alfabeto e la lingua.

Ebbene, in seno a questo "popolo cultural-religioso", si è poi sviluppato nel tempo un forte potere economico-finanziario, tra i più potenti del mondo, da portare così a costituire quello che potremmo chiamare "Imperialismo ebraico", e quindi da comunista, credo che tale imperialismo vada contrastato come tutti gli imperialismi e che quindi anche tra gli stessi ebrei possiamo trovare i ceti popolari tra cui anche quelli che si oppongono a tale imperialismo e i ceti di alto rango che fanno parte di tale imperialismo, un imperialismo che tra le varie cose è sfociato anche nella creazione dello stato di Israele.

Quindi per quanto riguarda la situazione che si è creata in Israele, io ritengo che la linea più giusta ed avanzata che ho individuato sia quella che propone la creazione di uno stato unico in cui arabi ed ebrei abbiano uguali diritti, che la faccia finita con qualsiasi forma di apartheid ed ovviamente la smetta di creare guerre agli stati circostanti.

SUL MATRIMONIO

 Scrivo due parole veloci su un fenomeno che sembra uscito fuori alla ribalta recentemente qui in occidente anche nella zona dove vivo nel t...