Riporto qui brevemente un'esperienza di lotta che abbiamo costruito tra il 2009 e il 2010, alla Smac di Beinasco (TO) una piccola fabbrica di una 30ina di dipendenti che stava chiudendo.
Questa esperienza è stata importante, perchè un conto è parlare delle lotte operaie degli anni 60-70, che erano un ciclo di lotte economiciste, cioè per rivendicare migliori diritti sul lavoro, che poteva contare su rapporti di forza molto favorevoli, grazie alla concentrazione di grandi masse di operai e ad una fase del capitalismo industriale in crescita, quindi bisognoso di manodopera.
Mentre negli anni 2000 e sopratutto dal 2007 si è aperta una fase di forte crisi, e di smantellamento industriale, quindi i rapporti di forza non solo sono fortemente sfavorevoli, ma addirittura la lotta operaia non è più di tipo economicista-sindacale, ma è per cercare di salvare le fabbriche, evitarne lo smantellamento e chiusura, cosa che può avvenire soltanto con l'effettivo esproprio della fabbrica al padrone, con l'occupazione e controllo operaio, quindi entrando nel vivo della lotta per il Socialismo.
Questa esperienza è stata soltanto una piccola scintilla in questo difficile periodo di arretramento della lotta di classe.
Noi eravamo una specie di collettivo che si chiamava Rete Antagonista Torino Sud, e cercavamo di occuparci di tutte le lotte di quest'area, appena abbiamo saputo, anche se purtroppo un pò tardivamente (leggevamo i giornali locali per tenerci informati..) che c'era una fabbrica che stava chiudendo in zona, a Beinasco, e che gli operai avevano creato un presidio permanente davanti alla fabbrica, siamo subito andati a cercare di portargli un pò di solidarietà, inizialmente ci guardavano con diffidenza, poi hanno capito e il clima si è stemperato, ci siamo ritrovati davanti 3-4 operai da soli sotto una tenda, e abbiamo capito anche il loro isolamento.
La loro lotta era per evitare che portassero via i macchinari dalla fabbrica, che il padrone voleva smantellare, sapevano che una volta chiusa quella fabbrica li fuori ci sarebbe stato il vuoto, la disoccupazione, ad attenderli.
Andavamo ogni tanto a trovarli, stavamo un pò con loro, gli facevamo compagnia, gli portavamo un panettone, e gli proposi se volevano organizzare un dibattito pubblico, così preparai un volantino e organizzammo una serata in un locale a beinasco, dove parteciparono vari compagni e operai, discutemmo del problema generale della crisi che causava deindustrializzazione, chiusura fabbriche, ecc..
Poi venimmo a sapere che un'altra situazione analoga si stava sviluppando ad una fabbrica di Volvera, con un presidio davanti alle fabbrica, allora andammo anche li, però li essendo più grande la fabbrica c'era la presenza del sindacato.
Proponemmo agli operai della Smec di Beinasco se volevano fare una manifestazione davanti alla fabbrica, accettarono e così organizzammo con momenti musicali, dibattito, invitando la gente dei quartieri circostanti, ma facemmo anche una cosa importante che volevamo fare, invitammo anche gli operai della fabbrica di Volvera a venire a Beinasco, così da unire le lotte, ma poi venimmo a sapere che i vertici del sindacato (cgil a livello provinciale) appena saputo di questa iniziativa vietarono agli operai di volvera di venire alla manifestazione di Beinasco.
Nonostante le nostre poche forze come collettivo, di quelli sempre presenti e attivi e eravamo 5-6, dipende, a volte ero anche da solo, riuscimmo a organizzare la manifestazione, vennero anche i parenti degli operai, gente del quartiere, amici dei gruppi musicali, un pò di compagni, venne anche l'ex parlamentare Turigliatto, fummo circa un'ottantina di persone, poi alcuni di noi, come il sottoscritto volevano proporre di fare anche un piccolo corteo verso una strada principale, ma alcuni ci bloccarono l'iniziativa.
Gli operai parlando al microfono nel dibattito ci ringraziarono, di averli fatti sentire meno soli, poi nei giorni seguenti trovarono un accordo con il padrone, che avrebbe dato parte dei proventi della vendita dei macchinari agli operai per ripagarli dei mesi arretrati e quindi quella lotta finì.
Avevamo costruito una lotta senza alcun sindacato.
Qui vi metto il link del n° 0 del giornale che avevamo iniziato a fare come collettivo, dove parliamo anche di questa lotta alla Smac, e anche di altre lotte.
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Questa esperienza è stata importante, perchè un conto è parlare delle lotte operaie degli anni 60-70, che erano un ciclo di lotte economiciste, cioè per rivendicare migliori diritti sul lavoro, che poteva contare su rapporti di forza molto favorevoli, grazie alla concentrazione di grandi masse di operai e ad una fase del capitalismo industriale in crescita, quindi bisognoso di manodopera.
Mentre negli anni 2000 e sopratutto dal 2007 si è aperta una fase di forte crisi, e di smantellamento industriale, quindi i rapporti di forza non solo sono fortemente sfavorevoli, ma addirittura la lotta operaia non è più di tipo economicista-sindacale, ma è per cercare di salvare le fabbriche, evitarne lo smantellamento e chiusura, cosa che può avvenire soltanto con l'effettivo esproprio della fabbrica al padrone, con l'occupazione e controllo operaio, quindi entrando nel vivo della lotta per il Socialismo.
Questa esperienza è stata soltanto una piccola scintilla in questo difficile periodo di arretramento della lotta di classe.
Noi eravamo una specie di collettivo che si chiamava Rete Antagonista Torino Sud, e cercavamo di occuparci di tutte le lotte di quest'area, appena abbiamo saputo, anche se purtroppo un pò tardivamente (leggevamo i giornali locali per tenerci informati..) che c'era una fabbrica che stava chiudendo in zona, a Beinasco, e che gli operai avevano creato un presidio permanente davanti alla fabbrica, siamo subito andati a cercare di portargli un pò di solidarietà, inizialmente ci guardavano con diffidenza, poi hanno capito e il clima si è stemperato, ci siamo ritrovati davanti 3-4 operai da soli sotto una tenda, e abbiamo capito anche il loro isolamento.
La loro lotta era per evitare che portassero via i macchinari dalla fabbrica, che il padrone voleva smantellare, sapevano che una volta chiusa quella fabbrica li fuori ci sarebbe stato il vuoto, la disoccupazione, ad attenderli.
Andavamo ogni tanto a trovarli, stavamo un pò con loro, gli facevamo compagnia, gli portavamo un panettone, e gli proposi se volevano organizzare un dibattito pubblico, così preparai un volantino e organizzammo una serata in un locale a beinasco, dove parteciparono vari compagni e operai, discutemmo del problema generale della crisi che causava deindustrializzazione, chiusura fabbriche, ecc..
Poi venimmo a sapere che un'altra situazione analoga si stava sviluppando ad una fabbrica di Volvera, con un presidio davanti alle fabbrica, allora andammo anche li, però li essendo più grande la fabbrica c'era la presenza del sindacato.
Proponemmo agli operai della Smec di Beinasco se volevano fare una manifestazione davanti alla fabbrica, accettarono e così organizzammo con momenti musicali, dibattito, invitando la gente dei quartieri circostanti, ma facemmo anche una cosa importante che volevamo fare, invitammo anche gli operai della fabbrica di Volvera a venire a Beinasco, così da unire le lotte, ma poi venimmo a sapere che i vertici del sindacato (cgil a livello provinciale) appena saputo di questa iniziativa vietarono agli operai di volvera di venire alla manifestazione di Beinasco.
Nonostante le nostre poche forze come collettivo, di quelli sempre presenti e attivi e eravamo 5-6, dipende, a volte ero anche da solo, riuscimmo a organizzare la manifestazione, vennero anche i parenti degli operai, gente del quartiere, amici dei gruppi musicali, un pò di compagni, venne anche l'ex parlamentare Turigliatto, fummo circa un'ottantina di persone, poi alcuni di noi, come il sottoscritto volevano proporre di fare anche un piccolo corteo verso una strada principale, ma alcuni ci bloccarono l'iniziativa.
Gli operai parlando al microfono nel dibattito ci ringraziarono, di averli fatti sentire meno soli, poi nei giorni seguenti trovarono un accordo con il padrone, che avrebbe dato parte dei proventi della vendita dei macchinari agli operai per ripagarli dei mesi arretrati e quindi quella lotta finì.
Avevamo costruito una lotta senza alcun sindacato.
Qui vi metto il link del n° 0 del giornale che avevamo iniziato a fare come collettivo, dove parliamo anche di questa lotta alla Smac, e anche di altre lotte.
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