mercoledì 28 novembre 2018

Il rapporto dell'arte con l'umano e l'arte contemporanea oggi

Scrivo qui alcune riflessioni sull'arte, sperando di essere utile al dibattito, dal mio piccolo grezzo basilare modo di pensare magari possono uscire fuori spunti utili.

La questione, anzi le questioni sono più di una e veramente spesse, una riguarda il rapporto dell'arte in generale con l'umanità nelle sue fasi storiche, capire quali sono queste fasi storiche, cos'è che le contraddistingue, quali sono i metri di valutazione che vogliamo utilizzare. L'altra questione riguarda invece la fase attuale, capire che cosa sta succedendo nel mondo dell'arte e che strade si possono prendere.

Soffermandoci ora quindi sulla prima questione, una cosa che dobbiamo capire è che per capire meglio l'arte nel corso della Storia bisogna capire bene anche e sopratutto l'uomo e il suo rapporto con la sua epoca, dove l'arte ne diventa una conseguenza, provando a spiegare meglio:
fino al medioevo l'umanità era prevalentemente in balia della Natura e quindi delle forze Divine che potevano influenzare la Natura, ecco quindi che la grande maggioranza dell'arte era di immagini sacre volte a rappresentare il Divino, con il migliorare delle tecniche dell'Uomo incomincia a farsi viva una filosofia più vicina all'umano come vediamo nel Rinascimento ispirato anche al Neoclassicismo, poi con il migliorare della tecnologia dell'uomo con la rivoluzione industriale, l'Uomo si sente sempre più forte davanti alla Natura, prende piede così l'ideologia del Dio-Uomo, non è più Dio a governare la Natura ma è l'Uomo con la sua Ragione, ed è così che l'arte comincia a cambiare, non guarda più il Sacro ma guarda la realtà fisica circostante, inizia a osservarla, studiarla, nasce così l'arte moderna con i vari movimenti come appunto il realismo, fino a quelli che fanno della percezione della realtà una "scienza artistica" come vediamo nell'Impressionismo, Puntinismo, ecc.. e ovviamente anche i soggetti sociali cambiano diventano quelli "reali" che si vedono intorno.

Devo dire e ritengo che l'arte è quasi sempre in ritardo rispetto alla sua epoca storica, essendo una conseguenza successiva rispetto alle novità del tempo. Con le Rivoluzioni Industriali-Borghesi si diffonde anche l'ideologia Borghese-Industriale e cioè quella che bisogna sempre creare nuovi prodotti innovativi e così ne risente anche l'arte di questo continuo bisogno "innovativistico", come nuovi prodotti da immettere sul mercato.

Ecco che ormai l'uomo è protagonista indiscusso della Natura, e comincia così ad esprimere direttamente se stesso, si indaga, si studia, la sfera dell'umano, da passivo diventa attivo, sotto tutti i punti di vista, psicologico, emozionale, sociale, politico, ecc.. un cambiamento il cui inizio possiamo farlo coincidere con Van Gogh quando dalle semplici pennellate e tocchi che ritraevano le impressioni della luce inizia a "lasciarsi andare e a sognare un pò con le sue pennellate che si spingono oltre" e così via verso le avanguardie a sperimentare tutte le psichicità dell'umano.


Con Wharol si definisce l'inizio dell'arte contemporanea, l'umano ha finito di sfogare e esprimere se stesso, e quindi si comincia a legare l'arte alla propria contemporaneità creata dall'uomo e dalla società, il mondo evolve continuamente e velocemente e l'arte cerca di stargli al passo, è questa la caratteristica principale che io vedo dell'arte contemporanea, quella di essere in grado di fornire una risposta artistica ad ogni novità del mondo, l'umano è stato completamente bruciato in ogni suo aspetto e l'unico campo che resta ancora da bruciare è il contemporaneo, che fornisce sempre novità da interpretare artisticamente.
In questo video di F. Mercury negli ultimi periodi della sua vita, possiamo vedere un'allegoria del mondo artistico, e dell'anima umana, l'umano ha bruciato tutto se stesso, con i suoi mega concerti e successi, le sue feste e i party, tutte le sue espressioni artistiche, ecc.. ed è rimasto un uomo esausto, consumato, ammalato, in fin di vita, così come l'anima artistica del XX° secolo.



Quindi con l'arte contemporanea sembra quasi di vedere quei telegiornali con in un angolo il riquadro con l'interprete in lingua dei segni per sordi, nella schermata principale il mondo con tutte le sue novità, nel riquadro piccolo il mondo artistico che "traduce" e interpreta le news del mondo contemporaneo. E' quindi ovvio che così l'arte diventa spesso subito obsoleta, perchè rimpiazzata subito dalle news in arrivo, contemporaneo allo stato puro insomma, un fenomeno che è il riflesso della società capitalistica e consumistica, produrre continuamente nuove merci e quelle vecchie vanno subito gettate nell'inceneritore di rifiuti, un'arte che è solo presente, un presente che non può essere rappresentato, come la famosa allegoria del simbolo di Giano Bifronte, con due volti uno che guarda al passato, l'altro al futuro, e nel presente nessun volto perchè non può essere rappresentato in quando diventa immediatamente passato.






L'umano sembra quasi non esserci più, o c'è il contemporaneo, la "news", oppure c'è il "transumano/postumano", tutto ciò fa capire la discesa Spirituale dell'Uomo negli ultimi secoli, dallo Spirito di contatto con il Divino e il Sacro, si è scesi nell'Uomo che si ribella a Dio e si sente lui stesso Dio grazie all'Industria, egli diventa protagonista, brucia tutto se stesso continua scendere nel suo Subconscio con ciò che concerne le più basse sfere dell'istinto umano, per poi approdare allo Spirito di Gruppo come gli animali, l'inconscio collettivo, per infine arrivare ad essere totalmente privo di anima e in balia della Tecnologia e del "pilota automatico" del mondo, dove lui può solo provare a interpretare ciò che sta accadendo o a scandalizzare per cercare di lanciare un grido di esistenza in un mondo di umani annoiati che hanno già visto di tutto. Qui uno schema grafico per raffigurare meglio questa "discesa" e il rapporto dell'arte con l'umanità.



Qui invece uno Spot pubblicitario dell'Amaro Montenegro che mostra proprio questo ultimo passaggio attuale.



Ora invece passiamo all'altra questione, sul soffermarci sull'arte contemporanea di oggi, come già fatto capire sopra, l'ideologia dominante pone come arte di primo livello questo "contemporaneismo", "innovativismo", "modernismo", "modaiolo", di interpretare costantemente le news del momento, e allora mi chiedo io se questa è ancora Arte, o è semplicemente "interpretazione del contemporaneo", se provano gusto ed estetica nel vedere una che pulisce una montagna di ossa insanguinate e cose del genere, se questi sono artisti consapevoli o sono semplicemente in balia della corrente della Storia. E' giusto che l'arte debba essere libera, ma quindi io pongo una questione, che almeno la si classifichi, che si ritorni al controllo e consapevolezza di ciò che si sta facendo, facendo rientrare ogni tipo di arte in una categoria con un minimo di descrizione teorica e un nome, cosicchè ad una Biennale ci sia il padiglione degli "Scandalizzatori", in un'altro padiglione mettiamo i "politici", così come "l'arte da camera" e così via. Così come oggi ogni artista che si rispetti che sia in grado almeno di spiegare a quale movimento fa parte, o almeno vi è affine, che sia consapevole di ciò che fa, ecco, e ora di tornare all'arte consapevole, con le sue macrocategorie e sottocategorie, un lavoro che spetta non solo agli artisti ma anche e sopratutto a critici e curatori.

Inoltre bisogna anche capire che "l'innovativismo" è una macro-corrente, una ideologia, come altre, e che quindi è giusto riconoscere anche artisti e movimenti che si inseriscono in movimenti già passati, in una forma di neotradizionalismo, perchè è ora di capire che non si può innovare all'infinito, visto che la realtà sia materiale che spirituale è una realtà finita, è lo stesso paradigma del capitalismo, che per far credere che possiamo crescere all'infinito ci propaganda continuamente l'idea che possiamo e dobbiamo andare a colonizzare altri pianeti.

PS. il 15 gennaio 2019 trovo questo video del Critico Paolo Levi il quale conferma più o meno quanto detto sopra, e cioè che occorre CHIAREZZA, bisogna sapere cosa si sta facendo nell'arte, essere in grado di spiegarla con poche parole semplici. Riporto qui il video:



venerdì 27 aprile 2018

L'esperienza di lotta alla Smac

Riporto qui brevemente un'esperienza di lotta che abbiamo costruito tra il 2009 e il 2010, alla Smac di Beinasco (TO) una piccola fabbrica di una 30ina di dipendenti che stava chiudendo.
Questa esperienza è stata importante, perchè un conto è parlare delle lotte operaie degli anni 60-70, che erano un ciclo di lotte economiciste, cioè per rivendicare migliori diritti sul lavoro, che poteva contare su rapporti di forza molto favorevoli, grazie alla concentrazione di grandi masse di operai e ad una fase del capitalismo industriale in crescita, quindi bisognoso di manodopera.
Mentre negli anni 2000 e sopratutto dal 2007 si è aperta una fase di forte crisi, e di smantellamento industriale, quindi i rapporti di forza non solo sono fortemente sfavorevoli, ma addirittura la lotta operaia non è più di tipo economicista-sindacale, ma è per cercare di salvare le fabbriche, evitarne lo smantellamento e chiusura, cosa che può avvenire soltanto con l'effettivo esproprio della fabbrica al padrone, con l'occupazione e controllo operaio, quindi entrando nel vivo della lotta per il Socialismo.

Questa esperienza è stata soltanto una piccola scintilla in questo difficile periodo di arretramento della lotta di classe.
Noi eravamo una specie di collettivo che si chiamava Rete Antagonista Torino Sud, e cercavamo di occuparci di tutte le lotte di quest'area, appena abbiamo saputo, anche se purtroppo un pò tardivamente (leggevamo i giornali locali per tenerci informati..) che c'era una fabbrica che stava chiudendo in zona, a Beinasco, e che gli operai avevano creato un presidio permanente davanti alla fabbrica, siamo subito andati a cercare di portargli un pò di solidarietà, inizialmente ci guardavano con diffidenza, poi hanno capito e il clima si è stemperato, ci siamo ritrovati davanti 3-4 operai da soli sotto una tenda, e abbiamo capito anche il loro isolamento.
La loro lotta era per evitare che portassero via i macchinari dalla fabbrica, che il padrone voleva smantellare, sapevano che una volta chiusa quella fabbrica li fuori ci sarebbe stato il vuoto, la disoccupazione, ad attenderli.
Andavamo ogni tanto a trovarli, stavamo un pò con loro, gli facevamo compagnia, gli portavamo un panettone, e gli proposi se volevano organizzare un dibattito pubblico, così preparai un volantino e organizzammo una serata in un locale a beinasco, dove parteciparono vari compagni e operai, discutemmo del problema generale della crisi che causava deindustrializzazione, chiusura fabbriche, ecc..

Poi venimmo a sapere che un'altra situazione analoga si stava sviluppando ad una fabbrica di Volvera, con un presidio davanti alle fabbrica, allora andammo anche li, però li essendo più grande la fabbrica c'era la presenza del sindacato.

Proponemmo agli operai della Smec di Beinasco se volevano fare una manifestazione davanti alla fabbrica, accettarono e così organizzammo con momenti musicali, dibattito, invitando la gente dei quartieri circostanti, ma facemmo anche una cosa importante che volevamo fare, invitammo anche gli operai della fabbrica di Volvera a venire a Beinasco, così da unire le lotte, ma poi venimmo a sapere che i vertici del sindacato (cgil a livello provinciale) appena saputo di questa iniziativa vietarono agli operai di volvera di venire alla manifestazione di Beinasco.

Nonostante le nostre poche forze come collettivo, di quelli sempre presenti e attivi e eravamo 5-6, dipende, a volte ero anche da solo, riuscimmo a organizzare la manifestazione, vennero anche i parenti degli operai, gente del quartiere, amici dei gruppi musicali, un pò di compagni, venne anche l'ex parlamentare Turigliatto, fummo circa un'ottantina di persone, poi alcuni di noi, come il sottoscritto volevano proporre di fare anche un piccolo corteo verso una strada principale, ma alcuni ci bloccarono l'iniziativa.
Gli operai parlando al microfono nel dibattito ci ringraziarono, di averli fatti sentire meno soli, poi nei giorni seguenti trovarono un accordo con il padrone, che avrebbe dato parte dei proventi della vendita dei macchinari agli operai per ripagarli dei mesi arretrati e quindi quella lotta finì.
Avevamo costruito una lotta senza alcun sindacato.

Qui vi metto il link del n° 0 del giornale che avevamo iniziato a fare come collettivo, dove parliamo anche di questa lotta alla Smac, e anche di altre lotte.

CLICCA QUI PER SCARICARE IL PDF.







lunedì 23 aprile 2018

Su Toni Negri e la corrente soggettivista

Siccome c'è una grossa area nei movimenti "antagonisti" che si rifà all'ideologia della corrente "operaista-autonomista" che parte dagli anni 60 con i vari Tronti per poi trovare il suo massimo sviluppo con Toni Negri, riporto qui degli scritti di vari compagni su questa deviazione e questo personaggio, affinchè si possa fare più chiarezza.

Ma prima di riportarvi i contributi, mi limito soltanto a dire che questa corrente ideologica non fa che confermare per l'ennesima volta la giustezza del mio schema di sintesi e di quanto espresso più volte anche sul mio opuscolo, e cioè che tale ideologia fa parte della borghesia extra e sovra nazionale, cosmopolitista, globale, e quindi ha bisogno di un movimento antagonista, eversivo e sovversivo per poter cancellare le nazioni, i popoli, ecc.. e attuare così i loro piani globalisti. Qui riporto l'immagine del mio schema di sintesi, dove appunto questa corrente si inserisce nell'area verde:


Ecco qui invece un importante contributo di un comitato dei primi anni 80 Clicca qui per scaricarlo.
 
Qui invece un'altro importante contributo, che esamina la questione di questa ideologia sul perchè ha portato come conseguenza quella della campagna della dissociazione negli anni 70 capeggiata proprio da A.Negri, la parte saliente è quella della prima appendice da pag. 41 a pag.72 Clicca qui per scaricarlo

A questo link invece potete leggere un articolo tratto da Indymedia su chi sia questo personaggio e su come sia a tutti gli effetti un infiltrato nei movimenti Clicca qui

Quindi prima di cimentarci in ulteriori analisi su questo fenomeno, leggiamo i contributi che ci sono già, frutto del lavoro di molti compagni, ci tengo a precisare che tali contributi possono non rispecchiare pienamente la visione del sottoscritto. Buona lettura.
 
 


sabato 21 aprile 2018

Come sono nate e sviluppate le Mafie

Siccome non ho molto tempo per scrivere un articolo che faccia capire cosa sono e come sono nate le Mafie al Sud, mi limito per ora a pubblicare questa raccolta di estratti che vi aiuteranno meglio a comprendere.
Dico soltanto che la parola Mafia è l'acronimo che sta per Mazzini Autorizza Furti Incendi Attentati.
Scrivo questo in concomitanza di un fenomeno attuale che ha preso piede negli ultimi anni a partire da Torino, e che si appoggia proprio alla Francia e che dovrebbe far riflettere e preoccupare.

Nella prima edizione del dizionario siciliano-italiano del Mortillaro del 1838 la voce Mafia non esiste, appare invece nella terza edizione del 1876 a pag. 648 con "Voce piemontese introdotta nel resto d'Italia che equivale a camorra"

La partecipazione –ha scritto sul “Corriere della Sera” Paolo Mieli il 2 ottobre 2012-  all’impresa di Garibaldi di “uomini primitivi, selvaggi, violenti”, inviati dall’aristocrazia terriera siciliana a dare man forte al generale nizzardo, non era del resto una novità perché già nel 1848 imperversarono le squadre armate contadine, indocili strumenti dei proprietari terrieri, e i gruppi di “facinorosi sempre pronti a battersi contro le forze dell’ordine”. In quell’anno, i borbonici “soccombono a un miscuglio micidiale di iniziativa politica e pressione sociale, che si esprime attraverso la guerriglia contro le truppe reali, le incursioni nelle città fedeli a Napoli, gli attacchi ai posti di polizia e il massacro dei poliziotti, il saccheggio di uffici pubblici e abitazioni private, il rapimento degli avversari politici e dei ricchi”. “La Mafia – scrisse  ancora  Napoleone Colajanni – rese i più grandi servizi alla causa della rivoluzione contro i Borbone; e in questo addentellato politico sta una delle cause del rispetto e della devozione della medesima verso l’aristocrazia, che in massa era avversa ai Borbone. I più noti mafiosi furono di più valorosi combattenti nelle cosiddette squadre nel 1848; gli stessi Mafiosi si batterono prodemente nel 1860 tra i picciotti di Garibaldi alle porte di Palermo e dentro Palermo”. La discesa di Garibaldi praticamente fu il battesimo del fuoco per la Mafia che assurse agli allori del patriottismo più eclatante e populista nel momento in cui per la Sicilia e  l’ex Regno borbonico iniziava una nuova vita, potendo vantare essa Mafia di avere versato il sangue in difesa della libertà.

 Molto esplicito fu pure il duca Gabriele Colonna di Cesarò, che alla commissione d’inchiesta sulle condizioni agrarie della Sicilia dichiarò: “Credo che la mafia sia un’eredità del liberalismo. Naturale che quando si doveva fare una rivoluzione non si badasse tanto per il sottile alle fedi di perquisizione di coloro cui si ricorreva. Per me qui sta l’origine della mafia”. I mafiosi, dunque, vengono non dalla “tirannia” borbonica bensì dalla rivoluzione piemontese-garibaldina se è vero, come sostiene ancora il duca di Cesarò, che “…andando a guardare quali sono i mafiosi più reputati, non si trovano nome per nome che i Licata, i Cusumano, i Di Cristina (…) e insomma precisamente quelli che erano i più fedeli e devoti alla parte intelligente…”, ovvero all’aristocrazia liberale. Per finire, lo stesso avvocato Liborio Romano, già suddito borbone passato ai piemontesi (un trasformista politico ante litteram) e nominato prima prefetto di polizia e dopo appena tre settimane ministro dell’interno, divenendo una sorta di utile idiota nelle mani di Cavour per fare cadere più agevolmente Napoli, capitale del Regno, arruolò mafiosi e camorristi nella pubblica sicurezza in sostituzione di poliziotti e funzionari fedeli al passato governo; contemporaneamente ai poliziotti.

Questo popolo è oggi diventato tutt’altra cosa per l’azione corrosiva e inquinatrice dei costumi ad opera della criminalità organizzata e della massoneria che in effetti la controlla e protegge. La mafia è stata creata e incentivata dai Piemontesi e innalzata dal piemontese Giolitti a forza politica di peso elettorale determinante. E’stata reintrodotta e ulteriormente potenziata, dopo la parentesi del Ventennio, dagli Statunitensi che le hanno affidato il compito di coadiutrice della Nato nel controllo del settore centro meridionale del Mediterraneo.


Circa il ruolo determinante che la massoneria ebbe nella storia del Risorgimento, dopo la sconfitta subita nella Prima Guerra d’Indipendenza (l’unica, è da dire, in cui gli Italiani fecero tutto da soli), dobbiamo ricordare che i principali artefici dell’Unità erano tutti massoni e, in ultima istanza, dovevano adeguarsi alla volontà del Gran Maestro Venerabile della Gran Loggia di Londra Albert Pike e dell’alto iniziato, nonché ministro degli Esteri di SM britannica, Lord Palmerston.
Mazzini, durante il suo esilio londinese, diventò assai presto uno dei discepoli di Pike. Nel 1864 il Grande Oriente di Palermo gli assegnò il 33° grado e quattro anni dopo fu proclamato Venerabile Perpetuo ad honorem della Loggia “Lincon” di Lodi e proposto alla carica di Gran Maestro. Fu anche nominato membro onorario della Loggia “Stella d’Italia” di Genova. Nel 1870 fu membro della Loggia “La Ragione” del “Grande Oriente” (“Dictionnaire Universel de la Franc-Maconnerie”, T. II, 1974).
Cavour si formò in Inghilterra e prendeva ordini da Pike per tramite di Palmerston. Secondo l’“Acacia massonica” del febbraio-marzo 1849 (p.81), era il capo supremo della massoneria italiana. La partecipazione del Piemonte alla Guerra di Crimea fu decisa nella Gran Loggia di Londra. Quanto al suo grande amico Napoleone III, sappiamo che il II Impero era sostenuto dalle logge, che Luigi Napoleone si era affiliato alla Carboneria a Roma, che l’attentato di Orsini, ispirato da Mazzini, “gli ricordò un po’bruscamente il suo giuramento prima della campagna d’Italia (del 1859)” (“Histoire Politique de la Franc-Maconnerie”, 1958, p.15).
Garibaldi fu affiliato a Marsiglia alla “Giovine Italia” da Mazzini e fu membro della sezione di Rio de Janeiro della stessa. Si iscrisse alla Massoneria a Montevideo nel 1844. Ebbe il 33° grado nella Loggia di Torino nel 1862, e nel 1881 la nomina di Gran Hierofante del Rito Egiziano del “Menphis-Misraim”. Il Grande Oriente di Palermo lo insignì del 33° grado in un rito celebrato da Francesco Crispi coadiuvato da altri cinque dignitari della setta. Appena giunto a Palermo durante la Spedizione dei Mille, finanziata dalla massoneria inglese con una somma pari a diversi milioni di dollari in moneta attuale, sottrasse al Banco di Sicilia cinque milioni di ducati e ordinò il saccheggio di tutte le chiese e di quanto di prezioso fosse a portata di mano. In una lettera a Cavour Vittorio Emanuele II scrisse: “Questo personaggio non è affatto così docile né così onesto come lo si dipinge”. Ne è prova quanto è successo a Capua “e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l’infame furto di tutto il denaro dell’erario, è da attribuirsi interamente a lui, che si è circondato di canaglie, ne ha eseguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa”.
La massoneria siciliana stava preparando da anni, dietro istigazione della centrale londinese, l’invasione dell’isola e aveva arruolato il fior fiore della delinquenza locale, quei “picciotti” che daranno poi vita alla mafia. Non si dimentichi ancora che Garibaldi mandò Bixio a Bronte a sterminare i contadini che avevano occupato i feudi concessi a nobili inglesi da Ferdinando IV di Borbone. L’attività repressiva dei garibaldini, colpì altre località siciliane oltre Bronte.
Siccome le Guerre di Indipendenza avevano provocato un notevole indebitamento del Piemonte con le banche inglesi, la conquista del florido Regno delle Due Sicilie rappresentava, al di là dell’alta strategia politica delle logge, un affare di grande rilevanza economica.

Santi Giuffrè, commissario nazionale Antiracket. “Bisogna abbattere un tabù: non è vero che c’è omertà al Sud e non al Nord. Credo, invece, che questo rapporto vado quanto meno stabilizzato e messo alla pari, per un motivo: al Sud é la mafia che va dall’imprenditore, al Nord, invece, é lo stesso imprenditore che cerca il mafioso per ottenere dei servizi e quindi si crea un rapporto che é più difficile da rompere”
fonte:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/15/mafia-commissario-antiracket-piu-omerta-nel-nord-italia-che-al-sud/2641597/

"La camorra?Ma senza i camorristi, quando la tenevamo sotto controllo la città di Napoli, che da sola contava quasi 3 Torino?La terra ai contadini poi?Sì così facciamo passare tutti i latifondisti nel partito del Borbone!Qui nessuno ha capito niente. Qua bisogna "Farla la storia" non descrivere la realtà. Questi deputati meridionali stanno alzando la testa. Non bastavano i briganti ad impegnarci in una guerra, ora pure i nobili. Qui si rischia grosso. Dobbiamo far dimenticare ai meridionali, di essere se stessi! Noi li abbiamo salvati, loro non avevano nulla, sono sempre stati poveri ed arretrati. E' chiaro?" (Camillo Benso conte di Cavour)

TRATTATIVA STATO/MAFIA/CAMORRA ... ESISTE DA 154 ANNI, E' UN REGALO DI CAVOUR .. E DEI SAVOIA!
Prima dell'Unità d'Italia la Mafia non esisteva!
Lo diceva Rocco Chinnici, magistrato barbaramente trucidato dalla mafia a Palermo
nel 1983!
Ed anche la storia, quella negata, quella che “non” si insegna a scuola!
In Sicilia, prima di quell'epoca esistevano, come altrove, solo criminali comuni, che si costituivano poi in “gruppi armati” che venivano assoldati  da  ricchi  possidenti per la difesa dei possedimenti dai contadini e poveri affamati.
Questi “gruppi”, costituiti da “picciotti”, in seguito si organizzavano in "cosche" alla cui reggenza vi era un “capo cosca”, meglio noto con il nome di “zio”!
Le “cosche”, oppure "organizzazioni  degli  zii",  che  in  origine  operavano  per  lo  più  in  aree  rurali,  con  il  passare  del  tempo  divennero attive anche nelle aree metropolitane come Palermo, Trapani, Messina e Catania.
Gli “zii” capirono subito la bontà del “business” e, anzi che aspettare di “essere assoldati” , erano loro stessi che “offrivano la loro protezione” ai ricchi possidenti in cambio di un “prezzo”, o meglio, del “pizzo”!
E  se  dapprima  la  “protezione”  rientrava  in  una  logica  di  reciproco  interesse  tra chi  la  “offriva”  e chi  la  “accettava”  .. col  tempo assumeva poi, da parte degli "zii", il marchio dell' “imposizione”.
Gli “zii” in ragione del ruolo che ricoprivano inseno all'organizzazione, erano persone colte, e anche di genio seppur criminale, per cui cominciarono ad allargare il raggio d'azione per favorire i loro interessi mostrandosi anche molto influenti nel tessuto politico, economico e sociale in cui interagivano.
Vessati dalla polizia, e vedendola come il nemico da combattere, cominciavano ad avvicinarsi alle idee “liberali” che animavano gli “unitaristi piemontesi”, trovando consenso anche tra i ricchi possidenti che temevano la distribuzione delle loro terre ai contadini così come
intendevano i Borbone!!!
Sicché,  nel  mese  di  gennaio  del  1860,  interpretando  per  primi  lo  “spirito  espansionistico”  dei  piemontesi e  dunque  di  Cavour, decidevano  di  anticiparne  le  mosse  e  di  proporsi  come  loro  alleati  per  la  conquista  del  Regno  delle  Due  Sicilie!  Verso la  fine  di  quel mese difatti, una delegazione degli “zii” .. che assumeva il nome di “Delegazione dei Liberali Siciliani” si recava a Torino e, nella prima
settimana del febbraio successivo veniva ricevuta da Cavour! Di quella delegazione facevano parte i “capi cosca” delle principali cosche tra le quali quella di Trapani, Castelvetrano, Agrigento e Marsala! Non vi sono certezze, ma alcuni sostengono che a quella riunione vi prendeva parte anche Francesco Crispi all'epoca esiliato a Torino.
Agli “zii” non interessava chi avrebbe governato la Sicilia!
A loro interessava solo la tutela e lo sviluppo dei loro interessi!
Cavour non era uno sprovveduto, sapeva quello a cui andava incontro e che avrebbe dovuto pagare un prezzo accettandone le conseguenze e cioè ... la presenza incondizionata di “rappresentanti degli zii” nella struttura politica e organizzativa del “nuovo Stato” che si
sarebbe  costituito!
Dunque in quella riunione gli ”Zii”, dopo aver discusso sui tempi e sulle modalità di sbarco di Garibaldi nel contesto di una vera e propria “trattativa” di reciproca “collaborazione e convenienza”, di fatto consegnavano la Sicilia a Cavour!
E' questo quindi il momento in cui comincia la trattativa tra lo Stato e quella parte della criminalità siciliana che poi .. assumerà il nome di Mafia!
Gli “zii”, con i loro “picciotti”, mantenendo fede agli impegni assunti, spianavano la strada a Garibaldi che.. senza colpo ferire .. al di la di qualche  scaramuccia  in  barba  alle  “favole”  che  si  raccontano  sui testi  ufficiali  di  storia  risorgimentale,  nell?arco  di  pochi  giorni conquistava la Sicilia!
Il “come” è un?altra storia!
Lo diceva anche Joe Bonanno , mafioso italo-americano, a pag 35 del suo libro autobiografico “Uomo d'Onore” : “Mi raccontava mio nonno  che  quando Garibaldi venne in Sicilia, gli uomini della nostra tradizione si schierarono con le camicie rosse perché funzionali ai nostri obiettivi e ai nostri interessi”.
Da lì a poco gli “invasori piemontesi” trattavano anche con la “camorra” costituita sino ad allora solo da piccoli criminali impegnati  in “affari di quartiere”!
Ci  pensava  Liborio  Romano,  salentino  di  Patù,  che,  già  Ministro  di  polizia  sotto  il  Regno  dei  Borbone,  dopo l'abbandono di Napoli di Francesco II prendeva in mano le redini della città!
Liborio Romano, liberale e uomo di Cavour a Napoli, per garantire l'ordine pubblico ormai allo sbando, e per sostituire la vecchia polizia borbonica ancora fedele al re, convocava
nei suoi uffici i più noti “camorristi” cittadini, e tra essi il più famoso “Tore „e Crescienzo”, ai quali chiedeva di redimersi per far  parte  della “guardia cittadina” in cambio di amnistia incondizionata e stipendio governativo per tutti!
La proposta  veniva accettata, e la “camorra” di fatto, veniva “istituzionalizzata”!!!
E'  in  questo  momento  che  comincia  la  trattativa  Stato  Camorra!
E saranno proprio Liborio Romano e “Tore „e Crescienzo”, nel frattempo nominato “Questore di Napoli”, che con la loro “guardia cittadina” il 7 settembre 1860 andranno incontro  a  Garibaldi  che  vi giungeva in pompa magna per spalancargli le porte della città!
E la “ndrangheta”?
Non si hanno notizie storiche di “vere e proprie trattative istituzionali” come per la Mafia e la Camorra! Di origini più antiche  operava  esclusivamente  nelle campagne  calabresi  dove  era  radicata,  impenetrabile!  Tuttavia  raccogliendo  consensi
sull'equazione  banditismo  =  brigantaggio,  (cose diverse  in  realtà)  riusciva  a  raccogliere  consensi  e  proseliti  sino  a  diventare  la  più potente delle “organizzazioni mafiose” solcando, e laddove necessario anche “tracciandone di nuove ”, le vie già spalancate da una ormai più che consolidata connivenza tra politica e
criminalità! In specie al Nord!
Fonti:
“Nemmeno i morti parlano - Storia della Mafia” Edizioni Ferni, Ginevra 1974

Questa organizzazione degli "zii" fu resa possibile grazie proprio alla Massoneria, che aveva il suo centro principalmente in Francia, dove salirono al potere da non molto i Giacobini, infatti Giuseppe Mazzini, era un Massone di rilievo internazionale ed era un Francese figlio di  un Giacobino.

“L´ingresso nella grande capitale ha più del portentoso, che della realtà. Accompagnato da pochi aiutanti, io passai frammezzo alle truppe borboniche ancora padrone, le quali mi presentavano l´armi con più ossequio certamente, che non lo facevano in quei tempi ai loro generali. Il 7 settembre I860!”. La “grande capitale” è Napoli, “io” è Giuseppe Garibaldi e “il 7 settembre 1860” è la data in cui il generale fece il suo ingresso nella città partenopea mentre il re Francesco II di Borbone si recava a Gaeta per organizzare l’ultima resistenza. L’eroe dei due mondi arrivò a Napoli a bordo di un treno accompagnato da tutte le personalità che erano andate a Salerno per accoglierlo. In testa al corteo Liborio Romano, Ministro di Polizia e Salvatore De Crescenzo, capo della camorra dell’epoca, detto “Tore ‘e Criscienzo”, i cui uomini mantennero l’ordine pubblico. Dopo aver percorso  via Marina, essere passato dinanzi il Maschio Angioino ed essersi fermato al Duomo per ascoltare il “Te Deum “e a Largo di Palazzo, l’attuale piazza del Plebiscito, per fare un breve discorso, Garibaldi si diresse fino a Palazzo Doria D’Angri, dal cui balcone proclamò l’annessione delle province meridionali al Regno sabaudo.
http://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/108784-7-settembre-1860-garibaldi-entra-a-napoli-scortato-dalla-camorra/

sabato 31 marzo 2018

Citazioni di grandi comunisti sulla Nazione

Riporto qui alcune citazioni di grandi maestri del comunismo sul concetto di Nazione, citazioni di Karl Marx, Lenin, Stalin, Mao Tse Tung, Enver Hoxa, Che Guevara, Comandante Marcos, Kim il Sung, Antonio Gramsci.

Karl Marx:
Manifesto del Partito Comunista:
"Gli operai non hanno patria. Non si può togliere loro quello che non hanno. Poiché la
prima cosa che il proletario deve fare è di conquistarsi il dominio politico, di elevarsi a
classe nazionale, di costituire se stesso in nazione, è anch'esso ancora nazionale,
seppure non certo nel senso della borghesia."
Critica del programma di Gotha - Note in margine al programma del Partito operaio
tedesco:
"S'intende da sé, che per poter combattere, in generale, la classe operaia si deve
organizzare nel proprio paese, in casa propria, come classe, e che l'interno di ogni
paese è il campo immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è
nazionale, come dice il Manifesto comunista, non per il contenuto, ma "per la forma."
“Per riassumere: nello stato attuale della società, che cosa è dunque il libero scambio?
È la libertà del capitale.
Quando avrete lasciato cadere quei pochi ostacoli nazionali che raffrenano ancora la
marcia del capitale, non avrete fatto che dare via libera alla sua attività. [...]
Il risultato sarà che l’opposizione fra le due classi [capitalisti e lavoratori salariati,
n.d.a.] si delineerà più nettamente ancora. [...]
Signori, non vi lasciate suggestionare dalla parola astratta di libertà.
Libertà di chi?
Non è la libertà di un singolo individuo di fronte a un altro individuo.
È la libertà che ha il capitale di schiacciare il lavoratore.”
(Karl Marx, "Discorso sulla questione del libero scambio, pronunciato il 9 gennaio
1848 all’Associazione democratica di Bruxelles").
Lenin:
"Sotto il capitalismo l'unificazione europea sarà impossibile o reazionaria" (ed infatti
oggi l'Europa è sia non unita politicamente che reazionaria..)
Sulla parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa:
"Gli Stati Uniti del mondo (e non d'Europa) rappresentano la forma statale di unione e
di libertà delle nazioni, che per noi è legata al socialismo, fino a che la completa
vittoria del comunismo non porterà alla sparizione definitiva di qualsiasi Stato,
compresi quelli democratici. La parola d'ordine degli Stati Uniti del mondo, come
parola d'ordine indipendente, non sarebbe forse giusta, innanzitutto perché essa
coincide con il socialismo; in secondo luogo, perché potrebbe ingenerare l'opinione
errata dell'impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese e la concezione
errata dei rapporti di tale paese con gli altri.
L'ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del
capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all'inizio in alcuni paesi
o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. [...] Ecco in forza di quali
considerazioni, che sono il risultato di ripetuti esami della questione nella conferenza
delle sezioni all'estero del POSDR e dopo la conferenza, la redazione dell'Organo
centrale è giunta alla conclusione che la parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa è
sbagliata."
Mao Tse Tung:
"UN COMUNISTA DEVE ESSERE ANCHE PATRIOTA (MAO TSE-TUNG)
"Qualsiasi riflessione sul marxismo separata dalle caratteristiche nazionali è soltanto il
marxismo in astratto, il marxismo nel vuoto"
"Un comunista, che è internazionalista, può essere nello stesso tempo un patriota?
Noi pensiamo che non soltanto può, ma deve esserlo. Soltanto le condizioni storiche
determinano il contenuto concreto del patriottismo. Esiste il nostro patriottismo ed
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esiste il "patriottismo" degli aggressori giapponesi e quello di Hitler, al quale i
comunisti devono opporsi risolutamente. I comunisti giapponesi e tedeschi sono
favorevoli alla sconfitta bellica del proprio paese. Contribuire con tutti i mezzi alla
sconfitta degli aggressori giapponesi e di Hitler è nell'interesse dei loro popoli, e
quanto più questa sconfitta sarà completa, tanto meglio sarà. Poiché queste guerre
scatenate dagli aggressori giapponesi e da Hitler sono funeste per il popolo dei loro
paesi quanto per gli altri popoli del mondo. Altrimenti stanno le cose per la Cina, che è
vittima dell'aggressione. Ecco perché i comunisti cinesi devono unire il patriottismo
all'internazionalismo. Noi siamo contemporaneamente internazionalisti e patrioti e la
nostra parola d'ordine è di lottare per la difesa della patria contro l'invasore. Per
noi, il disfattismo è un delitto, e la lotta per la vittoria nella guerra di resistenza è un
dovere a cui non possiamo sottrarci. Poiché soltanto la lotta per la difesa della patria
consente di vincere gli aggressori e di liberare la nazione. Soltanto questa liberazione
rende possibile l'emancipazione del proletariato e di tutto il popolo lavoratore. La
vittoria della Cina sui suoi aggressori imperialisti sarà un aiuto per i popoli degli altri
paesi. Nella guerra di liberazione nazionale, il patriottismo è quindi un'applicazione
dell'internazionalismo".
Josif Vissarionovic Dzugashvili "Stalin":
"Prima Ia borghesia era considerata la guida della nazione: essa difendeva i diritti e
l'indipendenza della nazione e li poneva “al di sopra di tutto”. Ora non vi è più traccia
del "principio nazionale”, oggi la borghesia vende i diritti e l'indipendenza della
nazione per dei dollari.
La bandiera della indipendenza nazionale e della sovranità nazionale è stata gettata a
mare: non vi è dubbio che questa bandiera toccherà a voi di risollevarla e portarla in
avanti."
"La forza del patriottismo sovietico risiede nel fatto che esso non si basa su pregiudizi
razziali o nazionalisti, ma sul profondo amore del popolo per la patria sovietica e sulla
fedeltà ad essa, che è la comunità fraterna dei lavoratori di tutte le nazioni del nostro
paese. Nel patriottismo sovietico, le tradizioni nazionali di tutti i popoli si accoppiano
armonicamente con i comuni interessi di tutti i lavoratori sovietici. Il patriottismo
sovietico non disgrega, ma unifica tutte le nazioni e popolazioni del paese in un’unica
grande famiglia fraterna. In questa situazione si manifestano le basi della
indistruttibile e sempre più forte amicizia dei popoli sovietici. Nello stesso tempo, i
popoli dell’Unione Sovietica rispettano i diritti e l’indipendenza degli altri popoli ed
hanno sempre dimostrato di essere pronti a vivere in pace ed amicizia con gli altri
Stati vicini."
Enver Hoxa:
"Gli eurocomunisti non vogliono riconoscere l’esistenza di un grande problema
nazionale, la questione del dominio americano in Europa Occidentale e quindi la
necessità di liberarsene. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale fino ad oggi,
l’imperialismo americano ha legato questa parte dell’Europa con le più svariate catene
— politiche, economiche, militari, culturali ecc. Senza rompere queste catene non ci
possono essere né socialismo, e neppure quella democrazia borghese che gli
eurocomunisti portano alle stelle. Il capitale americano è penetrato così
profondamente in Europa, si è legato così bene con il capitale locale, che attualmente
è difficile stabilire dove comincia l’uno e dove finisce l’altro. Gli eserciti europei sono
talmente integrati nella NATO, dominata dagli americani, che praticamente non
esistono più come forze indipendenti nazionali. Un’integrazione sempre più
accentuata sta investendo il campo finanziario e monetario, la tecnologia, la cultura,
ecc.
[...]
Se è vero che fra i paesi europei aderenti alla NATO e gli Stati Uniti d’America
esistono varie contraddizioni, il che è naturale e inevitabile fra gruppi e grandi
raggruppamenti capitalistici, è altrettanto vero che i paesi della NATO si sono sempre
sottomessi a Washington per quello che riguarda le maggiori questioni politiche ed
economiche mondiali. La grande borghesia europea, come quella degli altri paesi,
quando si tratta di scegliere fra gli interessi della propria classe e quelli nazionali è
stata sempre propensa a sacrificare gli interessi della nazione. Questa è la ragione per
cui i comunisti si sono sempre battuti in difesa degli interessi nazionali,
considerandoli in stretta connessione con la questione della rivoluzione e del
socialismo. [...]
Il fatto che gli eurocomunisti negano l’esistenza di un problema nazionale nei loro
paesi, e concretamente la necessità di lottare contro il dominio e il diktat americano e
di consolidare l’indipendenza e la sovranità nazionali è un’altra prova della loro
degenerazione politica e ideologica, del loro tradimento nei confronti della causa della
rivoluzione."
Subcomandante Marcos
Coloro che difendono il concetto di Nazione sono assassinati o espulsi. Il progetto
neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare la
storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare le frontiere
culturali. Il costo maggiore per l'umanità è che per il capitalismo finanziario non c'è
niente... Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto
questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve
cominciare a recuperare i concetti di Nazione e Patria."
Ernesto Che Guevara:
"Hasta la victoria siempre. Patria o muerte."

Kim Jong Il:
L'inscindibile nesso tra Socialismo e Nazione.
L’adesione allo spirito del Juché e all’identità nazionale è la volontà e l’aspirazione
comune di tutti i popoli. Non c’è popolo che non ami e non apprezzi il suo paese e la
sua nazione, né tantomeno può esservi chi si rallegri a vedere la dignità e il genio della
sua nazione calpestati e disconosciuti. Perché il socialismo rimanga radicato nel cuore
del popolo e progredisca, forte della simpatia ardente e del sostegno senza riserve
delle masse, è opportuno aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale al livello
dell’opera socialista, salvaguardare così la dignità del paese e il genio della nazione.
Aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale ed assicurare lo sviluppo
indipendente del paese o della nazione è la conditio sine qua non per rafforzare l’unità
e la solidarietà internazionale e recare un vero contributo allo sviluppo del movimento
rivoluzionario mondiale. Nel mondo c’è un gran numero di paesi e di nazioni,
ciascuno con le sue particolarità, tutti con pari diritti e sovrani. L’unità e la solidarietà
internazionale formano rapporti di mutuo sostegno e di cooperazione tra i paesi o le
nazioni, i quali possono però recar l’impronta d’un libero consenso e d’una solidarietà
autentica solo se questi paesi o nazioni beneficiano di uno sviluppo indipendente e si
rispettano a vicenda. L’unità e la cooperazione basate sull’indipendenza, tali devono
essere i veri rapporti internazionali. Se lo spirito del Juché e l’identità nazionale
vengono soffocati e l’indipendenza nazionale violata, si assiste alla comparsa di
diseguaglianze e discordia tra i paesi o le nazioni, l’unità e la cooperazione restano
escluse. L’opera socialista è una causa al contempo nazionale ed internazionale e, sul
piano mondiale, essa progredisce e si compie grazie allo sviluppo e al trionfo della
rivoluzione in ciascun paese. Se ciascun popolo è responsabile della sua rivoluzione e
dello sviluppo del suo paese, allora l’opera socialista mondiale progredirà
vittoriosamente.
Malgrado l’importanza fondamentale del problema dell’adesione allo spirito del Juché
e all’identità nazionale nell’evoluzione del destino delle masse popolari, la vecchia
teoria della classe operaia non diede chiarimenti esatti in proposito.
Questa teoria, che mise in luce la legge dello sviluppo della storia a partire dalla
concezione materialistica della storia, legò la formazione delle nazioni alla comparsa e
allo sviluppo del capitalismo, prevedendo la loro scomparsa man mano che il regime
capitalista sarà eliminato e che l’edificazione del socialismo e poi del comunismo
progredirà. Date le condizioni storiche dell’epoca, le forze rivoluzionarie sovrane non
erano preparate in ciascun paese o nazione ed era essenziale rafforzare la solidarietà
internazionale della classe operaia nella lotta contro il capitalismo e l’imperialismo,
era fuori questione che la suddetta teoria affrontasse il problema dello spirito del Juché
e dell’identità nazionale nell’opera socialista. È plausibile vedere nell’idea che la
classe operaia non ha patria, espressa da questa teoria, il riflesso della necessità
avvertita di rinsaldare l’unità e la solidarietà internazionale di questa classe, problema
imperioso all’epoca nel quadro del movimento socialista, e di eliminare in seno a
questo movimento nonché dal movimento operaio l’opportunismo, portatore di
nazionalismo borghese.
Nella nostra epoca in cui le masse popolari operano in modo attivo per fare la
rivoluzione e sviluppare il paese, da padrone del loro destino, è divenuto imperioso
che i paesi o le nazioni si attengano allo spirito del Juché e valorizzino la loro identità.
Tuttavia i partiti di numerosi paesi che edificavano il socialismo non stabilirono nuove
teorie né una politica adatta al cambiamento della situazione, né tantomeno
sistemarono correttamente i problemi posti dallo sviluppo indipendente del paese o
della nazione. Ai loro occhi i reparti nazionali in seno al movimento socialista
mondiale, rispettando la volontà dei loro popoli, le particolarità nazionali e la
situazione dei loro paesi per fare la rivoluzione e sviluppare il paese, contraddicevano
all’internazionalismo. Di conseguenza essi non vegliarono come dovuto sul
mantenimento dell’indipendenza e sul rispetto delle particolarità nazionali. Questo
pregiudizio e questa politica erronea ebbero come conseguenza che il socialismo perse
terreno e sostegno nazionale, lungi dal trasformarsi in un’opera al servizio del paese o
della nazione. Il socialismo è una causa che interessa al contempo le classi, lo
sviluppo e la prosperità della nazione. Lo sviluppo e il compimento della società
socialista devono costituire al contempo un processo in cui la volontà e gli interessi di
classe delle masse lavoratrici vengano soddisfatti e un processo in cui il paese venga
sviluppato e in cui la nazione acceda alla prosperità. Con le masse lavoratrici, in
particolare la classe operaia, che formano la maggior parte d’ogni nazione, il rifiuto
dello spirito del Juché e lo spregio dell’identità nazionale impediscono per forza che la
volontà di classe delle masse lavoratrici sia realizzata. In diversi paesi, con l’opera
socialista non trasformatasi in una vera opera nazionale sovrana, il socialismo vide
indebolirsi sempre più le sue posizioni di classe, finendo così per esser condannato al
crollo e alla rovina sotto i colpi portati dagli imperialisti e dai rinnegati della
rivoluzione.
Nei paesi in cui il socialismo è crollato la dignità nazionale viene calpestata, il popolo
subisce delle calamità e si producono perfino dei sanguinosi conflitti nazionali. Gli
imperialisti ne approfittano: rigettano la responsabilità del disastro nazionale sul
socialismo e si ostinano a infangare la sua immagine.
Che il socialismo non valga quanto il capitalismo per lo sviluppo nazionale, come
sostengono gli imperialisti, è una cinica menzogna che scambia il vero col falso. È il
capitalismo, e non il socialismo, che ostacola lo sviluppo nazionale. Nella società
capitalistica, in cui i membri della nazione si trovano divisi in classi ostili e in cui gli
interessi dell’individuo vengono prima di quelli della società, l’unità nazionale è
esclusa, le persone non possono mostrarsi responsabili nei confronti dello sviluppo del
paese o della nazione e i beni sociali non possono servire efficacemente alla prosperità
comune della nazione. In questa società l’unica preoccupazione della classe degli
sfruttatori che detengono tutti i mezzi di produzione e tutte le ricchezze è di
guadagnare denaro. Questa classe reazionaria non esita, per far fortuna, a tradire gli
interessi del paese o della nazione e a recar danno agli altri paesi o nazioni. Dominare
e saccheggiare gli altri paesi o nazioni è nella natura invariabile dell’imperialismo.
Sotto il capitalismo né l’eguaglianza nazionale né lo sviluppo libero della nazione
sono concepibili. La potenza e la prosperità autentica del paese o della nazione sono
possibili solo nella società socialista in cui tutti i membri della nazione hanno interessi
comuni e in cui tutti i beni servono allo sviluppo comune della nazione. Il socialismo
assicura, fra l’altro, lo sviluppo libero della nazione e pone fine ad ogni ineguaglianza
tra le nazioni nonché allo sfruttamento di una classe da parte di un’altra.
Il nostro partito e il nostro popolo, sotto la direzione del compagno Kim Il Sung,
grande leader, han fatto progredire vittoriosamente la nostra causa rivoluzionaria,
aderendo costantemente allo spirito del Juché e valorizzando l’identità nazionale nella
rivoluzione e nello sviluppo del paese.
Il compagno Kim Il Sung, leader rispettato, è un grande pensatore e teorico, un grande
uomo politico, giacché ha espresso per la prima volta nella storia ed applicato
brillantemente l’idea di salvaguardare questo spirito e questa identità, dirigendo così
vittoriosamente la rivoluzione e lo sviluppo del paese.
Serbare lo spirito del Juché e rispettare l’identità nazionale e tenerne conto è un
principio delucidato dalle idee del Juché del compagno Kim Il Sung, grande leader,
per la rivoluzione e lo sviluppo del paese. Queste idee, che sono la concezione del
mondo incentrata sull’uomo, costituiscono un’ideologia autenticamente legata al
paese e alla nazione nonché al popolo, la grande ideologia rivoluzionaria della nostra
epoca, che chiarisce la via per far progredire energicamente l’opera di emancipazione
del mondo intero. Esse accertano che il paese o la nazione costituisce il quadro
essenziale in cui il destino delle masse popolari viene modellato e che, se queste
vogliono plasmare in piena indipendenza il loro destino, devono aderire fermamente
allo spirito del Juché e all’identità nazionale nella rivoluzione e nello sviluppo del
paese. Le idee del Juché hanno appurato che lo sviluppo delle nazioni nel quadro
dell’opera socialista non consiste nell’assimilazione e nell’annessione di una nazione
da parte di un’altra, che è invece un processo in cui ciascuna nazione estende e
sviluppa senza sosta la cooperazione e i legami con le altre nazioni secondo i princìpi
dell’eguaglianza completa e del libero consenso, con ciò trasformando se stessa in una
nazione colta e possente e creando in piena indipendenza la sua vita e la sua storia.
Avendo delucidato la natura sovrana dell’opera socialista e le condizioni storicosociali
indispensabili alla sua realizzazione, le idee del Juché hanno proposto la
salvaguardia dello spirito del Juché e il rispetto dell’identità nazionale come principio
fondamentale da applicare lungo tutto il corso dell’edificazione del socialismo. Grazie
alle idee del Juché, il destino del socialismo e quello della nazione si sono uniti ed è
divenuto possibile assicurare la prosperità e lo sviluppo nazionale continuo
parallelamente al progresso vittorioso dell’edificazione del socialismo. Che il
compagno Kim Il Sung, grande leader, abbia proposto, seguendo le sue idee del Juché,
la teoria sul mantenimento dello spirito del Juché e sul rispetto dell’identità nazionale,
fornendo così la guida più giusta per fare dell’opera socialista la causa autenticamente
sovrana delle masse popolari, un’opera al servizio del paese e della nazione, è un atto
indefettibile nella storia del pensiero.

Il nostro partito e il nostro popolo hanno risolutamente serbato lo spirito del Juché e
rispettato l’identità nazionale, portando alta la bandiera delle idee del Juché, nella lotta
per la sovranità e l’indipendenza nazionale, per il socialismo, a dispetto di tutte le
macchinazioni degli imperialisti e degli opportunisti; brillanti realizzazioni sono così
state compiute e preziose esperienze accumulate.
(Kim Jong Il, Aderire allo spirito del Juché e all’identità nazionale al livello della
rivoluzione e dello sviluppo del paese, Edizioni in lingue estere, Pyongyang, 1997, pp.
3-8)

Antonio Gramsci:
‘’In questo scorcio della vita del mondo lancia l’ideologia della Lega delle Nazioni.
Essa rappresenta per la borghesia liberista anglosassone la garanzia politica
dell’attività economica di domani e dell’ulteriore sviluppo capitalistico. E’ il tentativo
di adeguare la politica internazionale alle necessità degli scambi internazionali.
Rappresenta per i singoli Stati, quella garanzia di sicurezza e di libertà che
corrisponde nel seno di ogni Stato all’habeas corpus per la libertà e la sicurezza
individuale dei singoli cittadini. E’ il grande Stato borghese supernazionale che ha
dissolto le barriere doganali, che ha ampliato i mercati, che ha ampliato il respiro della
libera concorrenza e permette le grandi imprese, le grandi concentrazioni
capitalistiche internazionali’’ (Antonio Gramsci, La Lega delle Nazioni, Pubblicato su
‘’Il Grido del Popolo’’ n. 704 19 gennaio 1918).

domenica 25 marzo 2018

Sull'indipendentismo Catalano

Due parole in breve sull'indipendentismo catalano, ebbene innanzitutto bisogna capire una cosa, che da una situazione si può uscire da destra o da sinistra, per esempio da un partito si può formare una scissione che può essere una scissione di destra o una scissione di sinistra, e lo stesso avviene con i vari indipendentismi separatisti, che possono essere di destra o di sinistra, di destra quando si allontanano dalla parte progressista e rivoluzionaria, di sinistra quando invece appunto spostano verso sinistra l'equilibrio politico generale.

Un'altra cosa fondamentale da capire e ricordare, è secondo la prassi Marxista, quella di guardare i fatti, cioè la situazione oggettiva, e non lasciarsi incantare dalle copertine ideologico-soggettiviste.

Bene, alla luce di questo aspetto quindi guardiamo il fenomeno dell'indipendentismo Catalano, la Catalogna (e i paesi Baschi) sono le regioni più ricche della Spagna, con un Pil procapite molto più elevato rispetto al resto dalla Spagna, sono le zone più industrializzate e a capitalismo avanzato. Tali zone esportano le proprie merci principalmente verso il resto della Spagna.

Quand'è che un paese può dirsi Indipendente e Sovrano? Quando innanzitutto ha una sovranità monetaria, senza il potere di battere moneta uno stato è dipendente da un'ente esterno.

In assenza di sovranità monetaria, il capitalismo di un paese per far crescere i propri profitti può agire solo su tre principali aspetti: la gestione fiscale, pagando meno tasse, (e quindi tagli alla spesa pubblica..), l'aumento dello sfruttamento dei lavoratori e aumentando il debito pubblico.

La Spagna e quindi anche la Catalogna, non hanno una sovranità monetaria in mano all'ente privato chiamato UE, quindi il Capitalismo catalano che già gode di un'ampia autonomia fin'ora eludeva le tasse verso lo Stato Spagnolo principalmente portando i capitali ad Andorra, un paradiso fiscale sia per i paesi baschi che la Catalogna, proprio verso la fine del 2017 è scaduto per legge il segreto bancario di andorra, quindi fine dell'evasione fiscale. Ecco che quindi come conseguenza la borghesia catalana ha subito cercato di accellerare il processo di indipendentismo, proprio per non pagare le tasse allo stato spagnolo e per crearsi un regime fiscale favorevole di accumulazione capitalistica.

Secondo la prassi comunista, è ovvio che in un paese più o meno grande, il capitalismo crea diseguaglianze nello sviluppo industriale, quindi forma zone ad alta concentrazione industriale e altre meno sviluppate sotto questo punto di vista, solitamente più rurali e agricole, ma anche a livello di logistica è ovvio che si tenderà a costruire zone dedicate all'industrializzazione e altre dedicate all'agricoltura, quindi è anche giusto che alla fine tutte le aree contribuiscano secondo le proprie capacità al bene comune di tutto il paese, d'altronde il cibo che mangiano i catalani viene prodotto nelle campagne del sud della Spagna.

A livello poi di contraddizione tra Stato e Sovranità Monetaria, cioè tra Stato e Imperialismo (in questo caso UE), una regione come la Catalogna non avrebbe mai la forza di imporre una moneta propria sovrana, e anzi tale indipendentismo è sempre fortemente filo-UE,
Mentre in teoria un paese come quello Spagnolo avrebbe più forza nel caso volesse trattare oriconquistare la sovranità monetaria.
Quindi la conclusione è che non solo tale separatismo è soltanto per non condividere le tasse con il resto della Spagna, ma anzi, tale separatismo rafforza l'UE indebolendo sia la Spagna che la Catalogna, è un classico processo di "balcanizzazione", di frammentazione in entità più piccole e deboli senza alcuna forza sul panorama internazionale, facilmente controllabili, ecco perchè tale separatismo è stato appoggiato dall'Imperialismo Bancario Mondialista.

Inoltre a livello ideologico esso fomenta nelle masse lo spirito sciovinista, nazionalista-tribale, quasi come un ritorno al feudalesimo, un'ideologia totalmente interclassista, che mette contro spagnoli contro catalani, che mette contro proletariato urbano contro proletariato contadino, mentre per noi comunisti l'ideologia giusta è quella di classe e non quella sciovinista.
Noi comunisti propugnamo l'indipendenza della classe proletaria, dell'unione della classe operaia con i contadini.

Ecco che quindi alla luce di tali considerazioni si può affermare che l'indipendentismo Catalano è un indipendentismo di Destra e come tale va rigettato.

martedì 20 marzo 2018

Sulla "situazione"

Cerco di fare il punto della situazione su questa situazione creata dai Ferrero.

Come ho già fatto capire, sto cercando-sperando di trovare una sorta di accordo-intesa tra me e i Ferrero, che da quanto mi sembra di capire, per quel poco che riesco a capire, io mi immagino più o meno così: che i Ferrero-la "violeta" si impegnano a rispettare la Costituzione italiana nata dalla Resistenza, ovviamente io cerco di spingere un pò più a sinistra, per esempio allineandosi a organizzazioni come l'Anpi, i circoli Arci, ecc.., e quindi a "licenziare" il personaggio venuto fuori nel 2013, il Crico, perchè rappresenta e ha rappresentato tutti i peggiori aspetti più reazionari e criminali che ci possano essere, un personaggio voltafaccia che cambia continuamente maschera pur di rimanere attaccato al potere, al servizio delle potenze imperialiste nemiche del nostro paese, e mi fermo subito perchè è già stato detto e visto abbastanza per capire di che tipo di personaggio si tratta.

Non so quanto Violeta ci tenga effettivamente a questo personaggio, se è il suo lato oscuro che la tiene legata, nonostante quello che ho cercato di far capire sulla situazione di schiacciamento psicologico in cui può ritrovarsi senza che possa nemmeno rendersene conto, e quindi ho cercato di fargli capire che esiste tutto un mondo qui fuori ricco di umanità, luce, amore, di persone umili, dimenticate, che hanno molto più bisogno, ecc..
Purtroppo non posso sapere bene quali possano essere i suoi amici una volta staccatosi da tale personaggio e dalla sua "rete" di affiliati, non posso certo pensare a tutto io, penso che sia anche abbastanza adulta da sapersi muovere un pò autonomamente.
Pare che purtroppo la Tribù dei "kurdaioli" si sia comportata molto male nei suoi confronti in passato, e quindi è giusto cercare altrove le amicizie.
Io personalmente come ho già detto, non posso "candidarmi" come suo frequentatore, per vari motivi,
uno perchè essendo attualmente totalmente alienato ed isolato dal resto del mondo, persino dalla mia famiglia, non posso costruire legami sociali di nessun tipo con chiunque.
Due perchè essendo trasmesso non so neanche come, se in maniera perenne, aumenterei e concentrerei a dismisura le attenzioni sulla situazione che è anche economica, quindi aumentando i rischi e le contromisure che occorrerebbero, rendendo molto più difficile la vita di tutti i giorni.
Tre nonostante come vedete cerco di mantenere la calma e la ragione, nell'intimo personale i rapporti sono fortemente deteriorati e io sono fortemente ferito per tutto quello che ho dovuto subire e a cui ho dovuto assistere per questi lunghi 8 anni.
Quattro ho perso qualsiasi fiducia, e faccio veramente fatica a credere che possano essere interessati a costruire un futuro insieme a me, visto tutto quello che ho dovuto subire ogni giorno per 8 anni, e anzi ritengo più probabile che mi si voglia fottere per l'ennesima volta, come se non gli bastasse tutto quello che hanno già fatto e stanno continuando a fare.

Quindi per quanto riguarda me, quello che vorrei ottenere, è un minimo risarcimento per poter vivere più dignitosamente, sia io che i miei familiari, e per dignitosamente non intendo lussi di chissà quale tipo, ma semplicemente poter mantenermi, fare la spesa, eventualmente una semplice automobile, e costruire una vita relazionale con qualcuna, che non debbano essere per forza i miei genitori. Poi se riesco ad ottenere qualcosa in più ovvio inizierei a pensare subito al sostegno a qualche realtà di lotta per un mondo migliore.

Sul perchè non abbia ancora trovato una realtà, le persone, con cui possa essere risarcito e iniziare una nuova pagina, è semplicemente perchè, essendo totalmente isolato, non posso nemmeno parlare e sapere chi è interessato-a, quali sono le condizioni, ecc.. per esempio mi è apparso ultimamente un'ipotesi che dice Emi-gratis che mi fa venire in mente una certa Emy che avevo conosciuto, se così fosse andrebbe benissimo, vuol dire che mi avanzano più soldi per sostenere le lotte, ma non capisco perchè allora non risponde ai miei messaggi su whatsapp. Quest'ipotesi se vera mi fa quindi anche capire che le altre vogliano tutte essere "pagate" anche se non so quanto e in percentuale, non so nemmeno quanto sono disposti a risarcirmi se per esempio con 10 Mln. come chiedo io, ma io sarei disposto anche a rinunciare a scene porno "live" per esempio, e ovviamente non è che sarei certo un "taccagno", ma sono cose di cui non mi è possibile nemmeno parlarne.

Ora veniamo ad un'altra questione importante, io sono otto anni che vengo narcotizzato ogni notte, che distrugge la mia vita ogni giorno e mi sta uccidendo lentamente, una vera tortura quotidiana, un vero inferno, e tutt'ora non mi è stato possibile capire chi e perchè continuano a drogarmi continuamente, non so nemmeno cosa posso fare per evitarlo, se è dovuto alla mia trasmissione, non sono io che ho voluto essere trasmesso, io scrivo solo su fb e sul blog apposta per evitare questa trasmissione, per comunicare solo in modo più umano e diretto con le persone interessate e non come mezzo pubblico, non posso nemmeno andare incontro ai voleri delle "autorità" su cosa viene trasmesso perchè non so nemmeno chi è che mi droga se è dovuto alla trasmissione, non so nemmeno come funziona, se è continua, se c'è una regia, un montaggio, una censura, dove viene trasmesso, come, cosa, ecc.. e non appare nessuna volontà di chiarirmi questa questione, è una situazione totalmente assurda che deve finire il più presto possibile. Ho detto e ripeto che non voglio assolutamente usare questa trasmissione come mezzo di propaganda.
Una vera e propria tortura quotidiana infernale, è come morire ogni giorno, ma mantenermi in vita per continuare a uccidermi di nuovo il giorno dopo.

domenica 18 marzo 2018

Contro il Tribalismo, fenomeno reazionario

Ora, qui si tratta di affrontare un argomento che fino ad adesso non è stato affrontato in ambito di scienza rivoluzionaria, a causa anche del forte arretramento non solo a livello pratico ma anche ideologico del movimento comunista, l'argomento riguarda il Tribalismo, un fenomeno controrivoluzionario e da combattere.
Per introdurre l'argomento riporto qui un breve articolo pubblicato su un sito che seppur reazionario (cattolico conservatore..) porta alla luce questo fenomeno:

"Dallo sviluppo al tribalismo

Quando, nel 1962, Claude Lévi-Strauss pubblicò «La pensée sauvage», proponendo come modello per l’Occidente le tribù primitive, molti lo considerarono appena una stravaganza del filosofo post-marxista. Eppure, ne «L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato» (1884), lo stesso Engels aveva già indicato il tribalismo come tappa ultima del processo evolutivo rivoluzionario, oltre il comunismo.

Nella tribù, scrisse Engels sviluppando uno schema di Marx, non esiste famiglia come noi la concepiamo, non esiste l’idea di proprietà privata, e nemmeno quella di Stato oppressore. Non esiste, cioè, nessuna fonte di “alienazione”. La società ugualitaria e libertaria post-comunista, concludeva, “sarà una risurrezione di quella tribale”. All’epoca, l’Occidente era in piena rivoluzione industriale, la tecnica trionfava ovunque, la Belle Époque stava sbocciando magnificamente e l’ottimismo regnava incontestato. Nessuno voleva sentir parlare di ritorno al tribalismo.

Nemmeno due guerre mondiali riuscirono ad ammorzare tale ottimismo. Nel 1962, data di pubblicazione di «La pensée sauvage», mentre si moltiplicavano dappertutto i “miracoli” economici, il mondo era nel pieno di un’era di grande prosperità economica e di relativa tranquillità politica, sotto l’egida della strapotenza statunitense. Il progresso sembrava inarrestabile, la modernità dava i suoi migliori frutti. L’Italia, per parlare di casa nostra, cresceva al ritmo del 5-6% annui.

Verso la fine del decennio, però, diverse voci cominciarono ad avvertire che tale ritmo di sviluppo era “insostenibile”: l’Occidente doveva frenare, anzi tornare indietro. L’uomo occidentale, si diceva, avrebbe dovuto riscoprire i valori dell’austerità, anzi della ristrettezza, abbandonando gli attuali modelli di sviluppo. I più avventati si azzardavano a presentare la tribù come il modello del futuro.

Questa volta, le voci provenivano non solo dai soliti settori dell’avanguardia rivoluzionaria, ma anche da importanti organismi internazionali come il Club di Roma, le Nazioni Unite e l’Internazionale Socialista. Anche gli argomenti erano diversi: non più elucubrazioni sull’evolversi del processo rivoluzionario, bensì constatazioni de facto riguardanti l’ambiente e il clima. Le conclusioni, comunque, erano le stesse: la modernità basata sullo sviluppo deve finire.

Non mancarono versioni “cattoliche” di tale ambientalismo, come la creation theology di P. Matthew Fox, che lavorò sulla scia di Teilhard de Chardin; oppure la “teologia indigena”, sviluppata sulla scia della Teologia della liberazione. Tutte e due furono a suo tempo condannate dalla Chiesa.

La situazione, però, sembra essere cambiata. Mentre le tesi del movimento ambientalista ormai guidano la politica di molti governi e di organismi internazionali, molte delle sue idee base hanno trovato il modo di insinuarsi in alcuni documenti ecclesiastici, anche recenti, acquisendo quindi una grande autorevolezza.

Qual’è la storia di questo ambientalismo? Come si è potuto passare dall’ideale di progresso a quello tribale?"

Oltre a questo potete leggere anche in questo articolo, come un'analista Israeliano propugna la divisione della società in stati tribali come soluzione al medio oriente (che apre la prospettiva anche nel resto del mondo..)
http://www.lastampa.it/2017/09/18/cultura/ritorno-agli-stati-tribali-cos-il-medio-oriente-potr-ritrovare-la-pace-yPVJrhdP1YAyxHYvGj6CCN/pagina.html
Se poi ci rendiamo conto dell'effettiva propaganda "ambientalista" accompagnata dal continuo mantra terroristico del "riscaldamento globale" ci rendiamo conto che in effetti c'è una certa propensione delle Elite Imperialiste a spingere verso la creazione di una società neo-tribale.

Questo fenomeno di Neo-Tribalismo lo vediamo anche ampiamente in atto nei paesi a capitalismo avanzato come quelli occidentali, come i fenomeni delle sub-culture metropolitane (hip-hop, raggae, punk, metal, ecc..), oppure il fenomeno dei "centri sociali" che hanno uno sviluppo di tipo tribale, oppure a quello delle tifoserie calcistiche di gruppi di fanatici anche estremisti in un ideale che arriva a superare qualsiasi livello razionale sociale, a tal proposito cito un aneddoto, anni fa ad una riunione comunista ad un compagno molto preparato e accanito tifoso della squadra calcistica del Torino, chiesi: "ma per te è più importante il tifo granata o la rivoluzione comunista?" e lui subito rispose: "il tifo granata! è un qualcosa di grandioso, che non si può spiegare!", e così via fino alle nuove neo-tribù tecnologiche legate anche al mondo del Web, come le "community".
Anche il fenomeno delle piccole nazioni, spesso in lotta per l'indipendenza, piccole nazioni basate sull'Etnicismo, come i Kurdi, la Catalogna, le aree libiche, balcaniche, la Lega "nord", ecc. fenomeni che sono sulla stessa onda del Tribalismo e che fanno leva su ideologie identitarie.
Molti movimenti di protesta, anche ecologisti di oggi, che sono spesso collusi e affini in maniera "discreta" con le ideologie delle Elite, seguono lo sviluppo di forme tribali e.. si badi bene: non vanno oltre, si fermano li.

Perchè bisogna combattere questo fenomeno? Perchè esso si riflette sulle singole persone, e viceversa, il tribalismo è il riflesso della coscienza dei singoli e la coscienza dei singoli è il riflesso del tribalismo, una coscienza di basso livello, primitiva, istintiva, soggettiva, identitaria, sentimentale, emotiva, e spesso irrazionale, quindi questo tipo di coscienza è di tipo reazionario, più bassa rispetto ad una coscienza più strutturata come quella di classe, o di tipo civico, e che formano nazioni, anche grandi, in grado di far coesistere diverse etnie, culture, ecc.. quindi di unire i diversi popoli, di mescolarli, di abbattere le differenze identitarie, e di conseguenza far emergere così la coscienza di classe, l'unica che effettivamente rimane evidente, a differenza del Tribalismo che invece ha lo scopo di fomentare una coscienza interclassista, ecco perchè bisogna combattere il Tribalismo e costruire una coscienza civica e di classe. Il Tribalismo quindi divide il proletariato, per linee di faglia identitarie, emotive, istintive.

Un'altro aspetto del Tribalismo è anche appunto l'incapacità di costruire organizzazioni più complesse, basate su ruoli razionali, responsabili, disciplinati, organizzazioni che essendo qualitativamente superiori, creano anche coscienze superiori in grado di spingersi oltre, di trasformare e trasformarsi, di promuovere consapevolezza, coscienze che si riflettono e si propagano su tutta l'organizzazione, organizzazioni che sono anche più forti sia praticamente che ideologicamente, organizzazioni più strutturate e non "liquide" che invece di costruire montagne riempiono le fosse.

Rivoluzione non è soltanto una questione di cambiamento del Potere, Rivoluzione è anche un cambiamento delle Coscienze, sia delle masse che del partito, che non sono solo promotori della Rivoluzione ma anche Oggetto stesso della Rivoluzione.

Il Tribalismo è anche un risultato del pensiero Soggettivista, cioè che fa leva sull'individualismo, sugli Ego, è un modo di pensare fomentato dalla Borghesia, per contrastare invece l'Oggettivismo, il Materialismo Dialettico e la coscienza di classe.

Un'altra causa del Tribalismo è lo Spontaneismo, fenomeno criticato già dai tempi di Lenin e della seconda internazionale con la critica al Tradunionismo.

Se è vero che nella fase iniziale di attivazione di un gruppo di persone per una causa, esse essendo allo stato primordiale, tendono a svilupparsi con le prime forme spontanee come quelle tribali, ma poi se il fenomeno cresce si potrà sviluppare in seno una tendenza a superare il vecchio per approdare al nuovo verso un tipo di organizzazione superiore, ma questo potrà diventare molto difficile perchè si svilupperanno molte resistenze interne a mantenere il vecchio tribalismo resistenze supportate dal fatto che molti sono nati e forgiati con una mentalità tribale.

Ecco perchè le Elite cercano di fomentare il Tribalismo, per distruggere le organizzazioni complesse che potrebbero costituire un ostacolo ai loro piani, e per far sprofondare i popoli in uno stato primitivo, quasi bestiale, incapaci di costruire resistenze e sviluppi articolati e strutturati, che sono il vero Socialismo, di una società di persone consapevoli, e partecipi di una struttura sociale complessa come quella industrializzata di oggi.

mercoledì 14 marzo 2018

Cosa penso degli ebrei

Siccome mi apparsa una ipotesi che mi si chieda un parere su cosa penso degli ebrei, provo qui a scrivere in breve, anche se è un tema che meriterebbe maggior approfondimento, ma non ho attualmente la forza di cimentarmi in ogni tema, quindi sarò un pò breve.

Innanzitutto bisogna capire una cosa, che ebreo è un termine che ha una duplice natura, infatti uno si riferisce alla religione ebraica, l'altro al concetto di popolo e se non si fa attenzione a questo duplice aspetto si crea confusione.

Partendo dall'aspetto religioso, sostanzialmente l'ebraismo è la religione abramitica sviluppatasi poi con vari profeti tra cui Mosè e altri, che si rifà all'Antico Testamento (Torah) che è riconosciuto proprio anche dalla religione cristiana, poi però un tratto fondamentale è che l'ebraismo si rifiuta di riconoscere in Gesù il Messia, quindi in un certo senso è anche anti-cristica, nonostante Gesù stesso era un ebreo discendente della stirpe di Davide. Poi ci sarebbe da aggiungere anche tale religione non si è fermata a "prima di cristo" ma si è evoluta con nuovi apporti come il Talmud che è considerato un testo di primaria importanza se non il principale dall'ebraismo moderno. Poi ovviamente all'interno stesso dell'ebraismo ci sono vari filoni che si differenziano tra loro.
Ebbene io, da credente in Gesù, quindi non riconosco la religione Ebraica come la giusta Religione, ma come spiega anche la stessa Religione Cristiana-cattolica, non ritengo certo che tale diverbio debba essere affrontato con la forza, ma al massimo invitare alla conversione con l'evangelizzazione, tutto qui, cioè con mezzi pacifici, e se non si vogliono convertire è giusto rispettare la loro credenza.

Mentre invece a livello di popolo la questione si fa un pò più complessa, perchè bisogna anche capire cosa si intende con il termine "popolo", se è riferito all'etnia o meno, a livello etnico, quindi diciamo "genetico", io credo che non esista un "genoma" ebraico, una etnia ebraica, che la stessa maggioranza degli ebrei di oggi pare sia di origine Kazara-Askenazita, che si convertirono intorno all'anno mille, così come ci sono i Sefarditi discendenti dei berberi, ecc.. figuriamoci poi per esempio in religioni come il cristianesimo, dove vi troviamo mille etnie e popolazioni diverse sparse per il mondo, e dove molti cristiani di oggi possono essere discendenti di qualche antico ebreo, anch'io potrei avere qualche antenato ebreo, e lo stesso antico israele era nel bel mezzo di un crocevia di popoli ed etnie mediterranee, africane, indoeuropee, ecc.. e caratterizzato da diverse tribù.
Anche se sicuramente qualche gruppo etnico si può essere rafforzato e caratterizzato a causa della religione che invoca solo matrimoni nella stessa religione ritengo che il "popolo" ebraico a livello etnico-genetico non abbia motivo di sussistere.

L'unica cosa che funge da collante a questa identità di popolo, è principalmente la religione, più altri aspetti culturali come l'alfabeto e la lingua.

Ebbene, in seno a questo "popolo cultural-religioso", si è poi sviluppato nel tempo un forte potere economico-finanziario, tra i più potenti del mondo, da portare così a costituire quello che potremmo chiamare "Imperialismo ebraico", e quindi da comunista, credo che tale imperialismo vada contrastato come tutti gli imperialismi e che quindi anche tra gli stessi ebrei possiamo trovare i ceti popolari tra cui anche quelli che si oppongono a tale imperialismo e i ceti di alto rango che fanno parte di tale imperialismo, un imperialismo che tra le varie cose è sfociato anche nella creazione dello stato di Israele.

Quindi per quanto riguarda la situazione che si è creata in Israele, io ritengo che la linea più giusta ed avanzata che ho individuato sia quella che propone la creazione di uno stato unico in cui arabi ed ebrei abbiano uguali diritti, che la faccia finita con qualsiasi forma di apartheid ed ovviamente la smetta di creare guerre agli stati circostanti.

martedì 27 febbraio 2018

Sul Partito "Comunista" di Rizzo

Qui faccio un'analisi sul "Partito Comunista" di Marco Rizzo, e spiego perchè li ho definiti e li definisco "Fascisti Rossi", poi due parole su Potere al Popolo.
Si potrebbe partire dalla storia di questo personaggio e di questo partito, il PCI essendo un partito revisionista-riformista, quindi borghese, aveva anche un'area che si occupava di reprimere i movimenti extraparlamentari e rivoluzionari, con tanto di servizio d'ordine capace anche di massacrare di botte gli operai e i proletari che lottavano durante le manifestazioni, questo spirito da "picchiatori rossi" che si prefiggeva da una parte di apparire come i "duri e puri" del comunismo (nonostante fossero nei fatti riformisti) quindi con una retorica principalmente di tipo identitaria e dall'altra di reprimere tutte le aree extraparlamentari che si muovessero al di fuoori di tale contesto, quindi fungendo da vero "argine di controllo" della sinistra borghese riformista, ebbene questo spirito da "duro e puro" sarà quello che sfocerà nel 1998 in una scissione da Rifondazione Comunista dando orgine al PdCI i cui tre principali promotori furono Cossutta, Diliberto e Rizzo, una scissione di destra.
Infatti, "quando Bertinotti era stato costretto, a malincuore, a rompere col centrosinistra sfiduciando Prodi, i cossuttiani avevano rotto con lui per continuare a sostenere il governo; governo che in realtà era stato sostituito da quello di D’Alema, in cui i cossuttiani erano entrati a pieno titolo, ottenendo il ministero della Giustizia, affidato a Diliberto, e quello degli affari regionali, a Katia Bellillo.
Fu questo il governo che nel 1999 partecipò alla guerra della NATO contro la Jugoslavia, bombardando Belgrado con aerei italiani, mentre tutti gli aerei NATO partivano dalla base italiana di Aviano. Il buon Rizzo non mosse un dito contro l’appoggio del suo partito al governo di guerra, anche quando una minoranza dei delegati del PdCI ad un congresso del partito sollevò obiezioni (salvo poi capitolare con il profondo argomento che tanto la guerra... stava per finire con la vittoria della NATO).
Nel 1999 su un muro a Torino apparve la scritta: "Rizzo pelato, servo della NATO".
Nella storia del Partito Comunista - che è poi in realtà sostanzialmente la storia del grande capo Rizzo - pubblicata sul sito del partito rizziano si afferma che il rapporto tra lui e gli altri dirigenti del PdCI cominciò ad incrinarsi all’epoca della guerra del Kosovo cui egli «cercò inutilmente di opporsi» (sic!). Nemmeno Sherlock Holmes riuscirebbe a trovare il minimo indizio di tale opposizione, e la sua conclusione rivolta al suo fido assistente non potrebbe essere che una: “Elementare Watson: Rizzo mente”.
Dopo la fine di questa guerra e, successivamente, del governo D’Alema, Rizzo cercò di accreditarsi come il capo della “destra” del PdCI. Nel 2001 si pronunciò contro la partecipazione del PdCI alle manifestazioni contro il G8 a Genova sulla base del motivo per cui non erano presenti i lavoratori (ovviamente la FIOM e il sindacalismo di base non contavano niente).
Nel 2003, mentre si stava discutendo dell’ipotesi della costituzione di un "Partito del Lavoro”, in pieno Comitato Centrale del PdCI Rizzo affermò testualmente: «il Partito del lavoro c’è già, e Cofferati è il suo capo». Questo mentre Cofferati si pronunciava, insieme a governo e Confindustria, per il boicottaggio del referendum per l’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Nel 2005, al Parlamento europeo, insieme all’astronauta Guidoni si distinse dal resto del gruppo della Sinistra Europea (GUE). Il futuro sovranista, infatti, feroce nemico della UE e dell’euro, votò a favore dei trattati europei, mentre tutto il GUE, con un minimo di dignità, votava contro.
Fu così che Rizzo iniziò a far propaganda per Gianni Vattimo e l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e quindi venne espulso dal PdCI e insieme ai suoi iniziò a formare quello che oggi si chiama "Partito Comunista".

Non solo Rizzo in un dibattito al parlamento europeo elogia e ringrazia Prodi per averci fatto entrare nell'Euro e per aver costruito l'Europa. Altro che proclami ad effetto contro l'UE per prendere in giro i poveri compagni che ci cascano e si fanno incantare!
Qui potete leggere il testo completo dell'intervento di Rizzo:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+CRE+20041013+ITEM-003+DOC+XML+V0//IT&query=INTERV&detail=3-041

Ma l’isolamento internazionale della esperienza rizziana, lungi dal sottolineare il ruolo del “capo”, lo sminuiva. Per questo il nostro cominciò a guardarsi intorno per trovare la giusta casa. E incontrò così il Partito Comunista Greco (KKE). Questo partito "stalinista" combina da tempo un sostanziale riformismo, sia pure di sinistra, con una fraseologia rivoluzionaria, ma anche con un assurdo settarismo, in particolare nei confronti delle altre organizzazioni della sinistra (negli anni ’90, pur di combattere il PASOK socialdemocratico, giunse a costituire un governo con la destra)."

Il KKE è quel partito che in più occasioni ha represso e massacrato di botte le rivolte dei proletari, gruppi extraparlamentari e anarchici, anche quando tentavano l'assalto al parlamento, questo per confermare la piena sintonia con lo spirito da "picchiatori rossi", da vera quinta colonna della borghesia. In questa foto che segue potete vedere l'imponente manifestazione del PAME-KKE nel 19-20 ottobre 2011 davanti al parlamento greco, mentre dentro il Parlamento si stavano varando misure lacrime e sangue al popolo. Gli anarchici, rivoluzionari e varie componenti antagoniste del popolo volevano tentare l'assalto al parlamento ma sono stati respinti dal servizio d'ordine del KKE-PAME, altro che rivoluzione! Con tutta quella massa di persone cosa ci voleva ad entrare nel parlamento? E invece no! eccoli li schierati a difesa di esso contro i gruppi rivoluzionari. Questo per far capire la vera natura Controrivoluzionaria e Reazionaria di organizzazioni come il KKE e del partito gemello di Rizzo che aspira a diventare come tale.



"Da alcuni anni il KKE ha organizzato una lassa unione di partiti stalinisti di sinistra, che ha assunto il nome di Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa. Sufficientemente lassa per non costituire un pericolo per la leadership di Rizzo e, grazie al ruolo del KKE (gli altri partiti sono tutti molto piccoli), sufficientemente prestigiosa per dare una verniciatura internazionalista al suo partito.
Certo, c’erano alcuni problemi di tipo teorico-politico per realizzare l’accordo col KKE. Ma i problemi teorici non sono evidentemente problemi per Rizzo, e del resto, Atene val bene una messa.
Al momento della sua costituzione, il partito rizziano, conformemente alla tradizione stalinista italiana, si era richiamato a Togliatti (correttamente, dal suo punto di vista) e a Gramsci (abusivamente). Ma per il KKE il primo era un revisionista, che aveva anticipato quella tale partito che considera la svolta storica kruscioviana; il secondo un semitrotskista (tesi abbastanza corretta). In obbedienza al nuovo credo, Rizzo non ha esitato un secondo a sbarazzarsi del riferimento ai due.
In particolare, Gramsci era indicato come riferimento nello statuto stesso di Comunisti-Sinistra Popolare. Nondimeno Rizzo, senza aspettare un congresso né convocare almeno un comitato centrale, espulse Gramsci dallo statuto. Un gruppo di militanti di Roma protestò per questa scelta nel merito e nel metodo, e si ritrovò rapidamente fuori del partito, ciò che sottolinea la grande democrazia del partito rizziano." cit. post di PCL

Questo breve ripasso storico è doveroso per capire con chi abbiamo a che fare, ma ora invece esaminiamo meglio gli aspetti teorico-pratici, come fatto capire sopra tale partito è il risultato di quell'area che fungeva da argine-sponda alla sinistra borghese, e che quindi da una parte cerca di apparire come "comunisti duri e puri", come "rivoluzionari", appoggiandosi ad immagini forti e "machiste", "roboanti", come gli unici depositari della Falce e Martello, e dall'altra mantenere uno spirito repressivo nei confronti delle aree che si muovono al di fuori di tale argine, creando così un blocco monolitico dogmatico che fa politica identitaria, ma in cui la spinta è prevalentemente di "schiacciamento" verso il basso, di controllo totalitario, addirittura diede una direttiva a tutti i membri del Partito di non postare nessun post o frase su Facebook se non fosse approvata dal Partito! Tappare la bocca a tutti! Ma vi rendete conto? Un movimento così che non troviamo in nessuna lotta in tutto il paese, ma che troviamo invece presente a fare propaganda elettorale per raccogliere voti al parlamento borghese, "leninisti-stalinisti, rivoluzionari, con l'elettoralismo riformista borghese". Recente l'articolo di Rizzo "no al ritorno degli anni '70", dove li bolla come una guerra tra poveri tra destra e sinistra che si combattono tra di loro, ebbene si egli equipara il grande ciclo di lotta rivoluzionaria di quegli anni come una guerra tra "poveri estremisti" tra destre e sinistre allo stesso livello. Qui potete leggere il suo articolo:

http://www.opinione-pubblica.com/marco-rizzo-partito-comunista-no-al-ritorno-degli-anni-70/

Come diceva Mao Tse Tung: "ci sono guerre giuste e guerre ingiuste", la lotta rivoluzionaria dei comunisti era una guerra giusta, mentre la lotta dei fascisti contro il proletariato era una guerra ingiusta, Rizzo invece li considera opposti estremismi che si fanno la guerra tra di loro.

Ma come se non bastasse egli si scaglia anche contro il '68, dove egli dice che fu "Non un movimento di emancipazione dal capitalismo, ma del capitalismo." e le tutte le lotte operaie gettate a mare!
http://formiche.net/2018/02/68-rivoluzione-borghese/

In un'altro recente post, egli definisce le multinazionali una Sovrastruttura rispetto agli Stati, dimostrando volente o non volente, di non conoscere nemmeno le semplici basi del Marxismo, infatti è l'esatto contrario visto che le Multinazionali sono la Struttura e gli eventuali stati le Sovrastrutture, semplice errore o revisionismo?

Ma ora veniamo ad un'altro punto fondamentale per concludere, il principale slogan di questo partito di Rizzo è diventato "Potere a chi lavora!", ebbene anche qui si nasconde un'altro inghippo, infatti mi sembra più uno slogan fascista che comunista, perchè? Perchè se in Italia abbiamo il 20-30% di disoccupazione generale, più tutti i pensionati, i disabili che non possono lavorare, gli studenti, ecc.. ci rendiamo conto che quindi ciò comincia a suonare come uno slogan che privilegia chi ha la fortuna di avere un lavoro, e discrimina tutto il resto della popolazione, cioè i Lavoratori e non i Proletari mirando così a dividere il proletariato tra chi ha un lavoro e chi no e quindi a portare i lavoratori nel campo del padronato lasciando i proletari fuori, ciò infatti mi appare molto vicino alle leggi corporativiste del Fascismo della RSI, in cui "le aziende sono socializzate e alla gestione delle aziende prende parte attiva il Lavoro".
Qui potete leggere il testo di legge della RSI del 1944:
http://www.storiaxxisecolo.it/rsi/rsicartaverona1.htm
inoltre questo slogan è uno slogan tipicamente padronale, che appare come "potere ai crumiri", perchè se è vero che nel socialismo tutti devono contribuire come possono, è anche vero che adesso non siamo nel socialismo ma nel capitalismo! Quindi significa dire "potere a chi lavora per il capitalismo!". Inoltre ancora questo "potere a chi lavora" suona anche a favore di personaggi come Marchionne, manager che appunto "lavorano", ed infatti bisognerebbe sapere il commiato affettuoso che ha lasciato Rizzo nei confronti della morte di Marchionne dicendo che bisogna rispettarne la vita privata! Eh si, siamo nel pieno dell'ideologia fascista e padronale anche se mascherata da una falce e martello!

Qui invece potete leggere cosa ne pensa Rizzo della Legge contro l'apologia di Fascismo:
https://www.intelligonews.it/le-interviste-della-civetta/articoli/11-luglio-2017/63820/legge-apologia-di-fascismo-m5s-legge-liberticida-spiaggia-fascista-chioggia-parla-marco-rizzo/

Poi un'altro esempio ancora fu organizzato un presidio contro la guerra imperialista alla Siria a Roma
a tale manifestazione fecero una locandina sia il "Movimento europeo per la Siria" che in pratica si tratta di Casapound, e fece una locandina anche il Partito di Rizzo spostata di un giorno!! Ecco qui le due locandine:



Inoltre un'altra cosa che faccio notare è che i caratteri tipografici che usano per gli striscioni quelli di Rizzo sono gli stessi identici di quelli usati da Casapound! Ecco un esempio:






Inoltre vi ricordo che Rizzo è di Torino come Diego Fusaro il quale ha affermato "Sogno un fronte da Rizzo a Casapound", e se come scritto bene in un'altro articolo Casapound è chiaramente un'organizzazione colonialista francese infiltrata in Italia, anche Rizzo va a fare il suo congresso a Terni nell'Hotel "PARIS" semplice coincidenza? Assolutamente no. Bisogna ricordare che Rizzo è torinese e tifoso granata, quindi già naturalmente affine all'imperialismo coloniale franco-piemontese. Anche la sigla del partito risulta PC anagramma di quella di Casapound CP.

Altri esempi Rizzo e i suoi hanno accettato di confrontarsi in Tribuna Elettorale con Casapound e Forza Nuova, quando avrebbe fatto più bella figura andandosene dallo studio, anche una pagina di Casapound condivide post su Rizzo come potete vedere qui:



Inoltre ancora per chi non lo sapesse Rizzo oltre ad essere ospitato nei salotti televisivi e sopratutto sul canale LA7 il canale del presidente del Torino Calcio, ha anche un blog stabile sul sito imperialista Huffington Post, sito diretto da Lucia Annunziata.


Anche in occasione delle elezioni politiche italiane è venuto fuori che Rizzo si è fatto aiutare nella raccolta firme in Umbria nientedimeno che da Guido Crosetto il politico di Fratelli d'Italia, ma ricordandovi che Crosetto è anche lui di Torino.

Qui potete vedere una foto di Rizzo allegramente insieme a Rinaldi della Lega Nord


Qui in un'altro post di un suo seguace in stile puramente fascista



Inoltre come già accennato sopra oltre al G8 di Genova del 2001 sono tante, forse troppe, le occasioni in cui il PC sotto la sua dittatoriale guida si astiene dal partecipare alle mobilitazioni popolari più significative, come per esempio quella del 20 Ottobre a Roma per le Nazionalizzazioni a cui parteciparono quasi tutte le forze di sinistra e comuniste, una delle punte più alte delle lotte degli ultimi anni, nel suo programma parla tanto di Socialismo e poi si astiene dal partecipare a questa importantissima manifestazione, parla di Antifascismo ma si vedono mai nelle piazze? Alcuni suoi militanti hanno spiegato tale scelta dicendo "noi non partecipiamo se non siamo noi ad avere il comando". Ecco spiegata in sintesi la strana strategia di questo neo-imperialismo Torinese. Altra dimostrazione, sono due anni ormai che il 1° Maggio lo organizzano a casa del capo Rizzo, cioè a Torino, ma senza partecipare al corteo generale dove partecipano (e lottano prendendosi randellate) anche le componenti più antagoniste del movimento, eh no, loro devono distinguersi e lo fanno nella loro piazzetta a parte dove ci sono soltanto loro ad autocelebrarsi. Tale partito non gestisce nessuna lotta in tutto il paese, fa esclusivamente propaganda dai toni roboanti a cui ci cascano solo i più stupidi, in quella che è diventata una vera Setta come i Testimoni di Geova.

Altro esempio di questa struttura funzionale all'imperialismo coloniale Sabaudo è per esempio uno dei loro principali slogan che dice "Le nostre primarie si chiamano Rivoluzione" praticamente gettando a mare in un colpo solo i principi Leninisti del Centralismo Democratico che nel primo punto prevede proprio il carattere elettivo e revocabile di qualsiasi carica del partito fino ai vertici stessi. Parlare poi di Rivoluzione a colpi di schede elettorali e ospitate in Tv nei salotti borghesi! Che grande presa in giro!

Mi fermo qui perchè credo che quanto detto sia più che sufficiente per farvi un'idea di chi sia Marco Rizzo, che predica bene ma razzola male, e il suo partito, purtroppo molti compagni poco attenti e perspicaci ma in buona fede non se ne rendono conto.

SUL MATRIMONIO

 Scrivo due parole veloci su un fenomeno che sembra uscito fuori alla ribalta recentemente qui in occidente anche nella zona dove vivo nel t...